Interviste Cinema

Matteo Garrone e Il racconto dei racconti: "Il mio fantasy masochista e incosciente per il pubblico"

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Presentato il nuovo, spettacolare film del regista romano.

Matteo Garrone e Il racconto dei racconti: "Il mio fantasy masochista e incosciente per il pubblico"

Evidentemente emozionato, ma anche felice e determinato. Nei corridoi, tra il suo entourage, si parla di un Matteo Garrone autodefinitosi "in trance agonistica" per la presentazione alla stampa del suo atteso Il racconto dei racconti, vero e proprio kolossal fantasy dalle radici profondamente e orgogliosamente italiane che sarà dal 14 maggio nelle sale in più di 400 copie e che nello stesso giorno verrà presentato in Concorso al Festival di Cannes.
Il regista si presenta alla platea in maniera inconsueta e felicemente informale, casual non solo nell’abbigliamento: da solo, anche se i suoi collaboratori più stretti gli fan da spalla nelle prime file, e in piedi.
"Ma non ti siedi?," gli chiede qualcuno.
"No, preferisco così, mia piace questa soluzione più fluida, più colloquiale," risponde, che aspetta le domande dei giornalisti come aspetterebbe il servizio di un amico con cui gioca una partita del suo amato tennis.

E il primo servizio riguarda Giambattista Basile, l'autore napoletano del libro che dà il titolo al film ce che raccoglie 50 fiabe in lingua napoletana, tre delle quali sono state tradotte nelle altrettante linee narrative che s'intrecciano nel film.
"Basile è un autore che ho subito sentito come familiare, lo trovo un genio assoluto," risponde con sicurezza Garrone. "I suoi racconti mi hanno colpito per i personaggi, per la ricchezza visiva, per la complessità delle storie. La scelta di fare un fantasy oggi in Italia è stata masochista e incosciente, forse volevo mettermi nei guai," continua il regista sulla genesi del progetto, "ma mi pareva naturale nel mio percorso artistico provare a fare il contrario di quello che avevo fatto fin a quel momento: se prima partivo dal reale per arrivare al fantastico, qui parto da fiabe che volevo far diventare reali."
Nelle opere di Basile, Garrone ha anche trovato diversi punti di contatto con la sua estetica e la sua poetica: "La mia formazione pittorica," spiega, "mi faceva sentire molto mio il mondo visivo delle fiabe di Basile. E anche l'incrocio tra comico e drammatico, tra alto e basso che pervade l'opera mi sembrava vicino alla mio cinema e al mio gusto personale."

Tra le ambizioni di Garrone, anche quello di dare nuova popolarità alle opere assai poco conosciute di Basile, il cui lavoro venne ripreso da nomi forse più noti come i Grimm o Perrault. Un po' di orgoglio nostrano, quindi, che il regista non esita a rivendicare: Dentro queste storie non c'è solo la cultura napoletana, ma tutta la cultura italiana. Anche per questo, non volevo imitare i fantasy americani e inglesi e mantenere invece una visione di racconto autentica, nostrana: tanto per intenderci, nonostante il respiro internazionale del film, sono stati gli attori stranieri a venire da noi in Italia, e non io ad andare a girare all’estero."

E proprio le location, magnifiche e stupefacenti, individuate dal location manager Gennaro Aquino nel corso di 8 mesi di viaggio per la penisola, sono elemento la cui importanza supera quella scenografica e s'intreccia con il piano estetico e narrativo di tutto il film. "Eravamo alla ricerca luoghi reali che però dessero l'impressione di essere ricostruiti in studio," spiega Garrone. "Il nostro film si muove sempre tra realismo e ricostruzione, penso abbia un legame con le origini del cinema: è un film dove si sente l'artificio ma dove l'immagine ha una sua verità. Come già succeso in passato con gli altri miei film, poi, i luoghi che abbiamo trovato ci hanno suggerito una drammaturgia: in Gomorra fu il caso del solarium, qui quello del labirinto del castello di Donnafugata, in Sicilia, teatro della storia interpretata da Salma Hayek."

Oltre all'attrice messicana, Il racconto dei racconti ha come protagonisti attori come Vincent Cassel e John C. Reilly, e interpreti più giovani e meno noti come la bravissima Bebe Cave, principessa protagonista della storyline che vede coinvolto anche Toby Jones.
"Il casting è partito dalla fisicità degli attori, prima ancora che dal loro talento," racconta Garrone. "Volevo interpreti che fisicamente suggerissero il carattere dei loro personaggi. Quanto a Bebe Cave, è stata una sopresa anche per me, che l'avevo subito scelta non appena visto il suo provino."
La giovane attrice inglese è una delle tre figure femminili di rilievo di un film costruito da Garrone attorno a loro: "Non è stato facile scegliere quali racconti del Cunto de li cunti mettere in scena," dice, "e per avere una coerenza interna abbiamo scelto tre storie al femminile che affrontano tre età diverse. Ad accomunarle c'è anche il tema del desiderio, come quello della trasformazione del corpo, da sempre una mia ossessione, espresso con incredibile modernità."

Goya e i suoi Capricci, Trono di spade e Mario Bava sono stati citati dal regista romano come primarie fonti d'ispirazione esterne per Il racconto dei racconti, film dalla storia produttiva complessa che il suo autore racconta così: "Abbiamo attraversato molte fasi e superato molte difficoltà: non è stato facile mettere assieme un film di questo respiro, anche se RaiCinema ha creduto da subito nel progetto. Me lo sono prodotto da solo, con l'aiuto di Alessio Lazzareschi, e poi con il supporto dell'inglese Han Way e della francese Le Pacte. Il budget complessivo è stato di 12 milioni di euro, e lasciatemi dire che mi è molto dispiaciuto dovermi rivolgere a una finanziaria francese per avere la liquidità per far partire le riprese, ma nessuna banca italiana, nonostante i contratti di produzione firmati, mi ha voluto garantire il cash flow necessario."

Sul set, poi, le difficoltà di Matteo Garrone sono state quelle di un regista che non era abituato a girare con green screen e tecnologie per lui nuove, che non poteva controllare maniacalmente e immediatamente l'immagine come è abituato a fare, e che non si è divertito così tanto come aveva immaginato in fase di scrittura: "È stata dura, ma sono contento del risultato. E spero che il pubblico lo apprezzerà: questo, nonostante Cannes, non è un film per i festival, ma un film per la sala, e il premio più bello e gradito non sarebbe uno in Croisette ma il successo presso gli spettatori."



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  • Critico e giornalista cinematografico
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