Interviste Cinema

Massimo Venier, Luciana Littizzetto e Fabio de Luigi ci raccontano Aspirante vedovo

E’ stato presentato oggi a Roma il remake del film di Dino Risi con Alberto Sordi e Franca Valeri

Massimo Venier, Luciana Littizzetto e Fabio de Luigi ci raccontano Aspirante vedovo

Nel 1959 Dino Risi diresse una commedia destinata a passare alla storia non solamente per la bravura dei due protagonisti Alberto Sordi e Franca Valeri, ma anche per la sua cattiveria, il suo cinismo e il suo humour nero.
Storia di un imprenditore fallito la cui unica risorsa è una moglie facoltosa ma sinceramente antipatica, Il vedovo diventa oggi Aspirante vedovo, un film di Massimo Venier con protagonisti Fabio de Luigi e Luciana Littizzetto.

A parlare per primo di un remake che è prima di tutto una lettera d’amore al talento di Risi è stato il regista, che insieme al cast quasi al completo e agli sceneggiatori ha presentato il film ai giornalisti: “Quando il produttore Beppe Caschetto ci ha proposto il rifacimento del Vedovo, abbiamo subito detto di no, credevamo fosse una follia. Poi abbiamo cominciato a pensare a quell’intreccio, a quei personaggi, alla possibilità di raccontare come fosse cambiata l’Italia e ci siamo resi conto che non potevamo assolutamente rifiutare. Per un artista avere a disposizione un materiale del genere è una tentazione a cui è impossibile resistere”.

“Quando ho letto la sceneggiatura” – continua Luciana Littizzetto – “ho pensato che fosse qualcosa di molto lontano da ciò che facciamo di solito. Al cinema come in televisione siamo schiacchiati dal politically correct. Non si fanno più commedia nere e la speranza è che, sulla scia dell’entusiasmo per Aspirante vedovo, i ragazzi possano rivedere tutte le grandi commedie all’italiana del passato”.

Per Luciana Littizzetto, che pure è attrice, comica e scrittrice di successo, Aspirante Vedovo è stato un film difficile.
Il primo ostacolo da superare era il confronto con Franca Valeri, sua amica nella vita vera: “Dal paragone io esco sicuramente perdente. In realtà non le ho chiesto il permesso di fare Susanna Almiraghi: le ho chiesto scusa per averla fatto. Lei però mi ha detto: ‘sono contenta’. Conoscendola, non credo che abbia dato giudizi sul film. Mentre giravamo, nessuno di noi ha effettivamente pensato all’originale, siamo andati dritti per la nostra strada, augurandoci di fare qualcosa di diverso”.

Non meno facile è stato per l’attrice calarsi in un personaggio insopportabile, una di quelle “donne con le palle” che la Littizzetto da sempre detesta: “Ho fatto fatica a raccontare tanta cattiveria. Sapete che ce l’ho a morte con le donne di potere, le donne con le palle. Sono quelle a cui a un certo punto le tette sono cadute per andarsi a posizionare più in basso. Eppure di donne così ne è pieno il mondo e io proprio non capisco come facciano ad essere scosì perfette. Sono sempre ben truccate, indossano tailleur impeccabili. Forse dormono meno di noi, forse sono bioniche. Neanche l’Alberto Nardi di Fabio è uno stinco di santo, ma lo preferisco di netto a sua moglie, che però un po’ mi fa pena. Quando muore, nessuno la piange, e al suo funerale cantano addirittura ‘Osteria numero mille”. Quando Susanna torna in vita, percepisce subito questo isolamento e lo trasforma in aggressività”.

Proprio come la sua collega e amica Luciana, conosciuta negli anni Novanta, Fabio De Luigi ha dovuto misurarsi con un monstrum della nostra tradizione comica: “Ho cercato di dimenticare Sordi, più che a un film ci siamo ispirati a un soggetto, a un’idea. C’erano in effetti alcune scene in cui abbiamo rischiato l’imitazione, e allora ho avuto veramente paura. Ho cercato allora di conservare una certa umiltà, ricordandomi che quello che facevamo era soprattutto un omaggio”.

Se Il vedovo si svolgeva nell’epoca del grande boom economico, quando in Italia regnavano benessere ed ottimismo, Aspirante vedovo racconta tutto un altro paese, anche se le differenze fra i due protagonisti maschili non sono poi così marcate: “Come il primo film, anche questo è ambientato a Milano” – spiega Massimo Venier. “Alberto Nardi è una pura emanazione della Milano del 2010. A Milano ci sono centinaia di Alberto Nardi. Negli anni Cinquanta c’erano i soldi e si costruiva, oggi che il denaro non c’è più, si continua comunque a costruire. La città è piena di gru, e gli Alberto Nardi cercano di approfittare della situazione per imbrogliare e speculare”.

Nella vasta galleria di personaggi raccontati dal film, e che rappresentano le aberrazioni dell’Italia contemporanea, ce n’è uno particolarmente sgradevole: è un monsignore che Luciana Littizzetto trova deprecabile e lontano anni luce da Papa Francesco: “L’alto prelato de Il vedovo rappresenta il lato trafficone e godereccio della chiesa. Papa Francesco è tutta un’altra storia. È una persona normale. Quando era ad Assisi, ha detto una cosa bellissima: che le coppie possono pure litigare ma non possono andare a dormire senza aver prima fatto la pace. Noi abbiamo bisogno di uno che ci dica queste cose. E poi parla come Banderas. L’altro giorno, sentendo la televisione da un’altra stanza, mi sono detta: ‘cavolo, il papa fa i frollini!'”.

Con oltre 400 copie pronte a conquistare le nostre sale, Aspirante vedovo è un titolo su cui la 01 Distribution punta molto.
Anche Massimo Venier è legato al film, non solo perché lo ha diretto, ma perché è convinto che sia un primo passo verso una forma di commedia che, seppur rifacendosi ai classici del genere, non ha nulla in comune con i film da ridere che sempre più spesso si vedono al cinema: “Dobbiamo tutti riflettere sul coraggio del nostro produttore. Spero che Aspirante vedovo dia l’avvio a una maniera nuova di fare commedia. Come regista e spettatore lo trovo un segnale importante”.

 



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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