Interviste Cinema

Martin Scorsese ci parla di Silence: "una storia che contiene i temi e le idee più importanti della mia vita"

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Il film, interpretato da Andrew Garfield e Adam Driver, sarà nelle sale italiane dal 12 gennaio.

Martin Scorsese ci parla di Silence: "una storia che contiene i temi e le idee più importanti della mia vita"

Avrà anche compiuto 74 anni, Martin Scorsese; avrà pure appoggiato sul tavolo, con massima nonchalance, un vaporizzatore per l'asma, ma il suo viso è lo stesso di un decennio fa, e l'energia e l'entusiasmo con cui parla sono quelli di sempre.
Scorsese è venuto a Roma per presentare a un selezionato gruppo di giornalisti (all'indomani dell'incontro con Papa Francesco) il suo atteso Silence: la storia di due giovani gesuiti (interpretati da Andrew Garfield e Adam Driver) che sbarcano nel Giappone del Seicento alla ricerca del loro mentore, sparito nel corso delle persecuzioni contro i cristiani, e per fare opera di evangelizzazione, confrontandosi con una realtà cruda e ostile, che li metterà a dura prova dal punto di vista fisico e spirituale.

Il regista americano ha spiegato con molta chiarezza quali siano stati i motivi che l'hanno spinto a cercare la realizzazione di questo film per oltre trent'anni: fin da quando, dopo una proiezione de L'ultima tentazione di Cristo, l'arcivescovo di New York Paul Moore gli diede una copia del libro di Shūsaku Endō da cui l'omonimo Silenzio è stato tratto. "In questa storia ci sono i temi e le idee che sono state le più importanti nella mia vita fin da quando ero bambino," ha detto. "Certo, negli anni è cambiato il tono e l'approccio, a questi temi: durante l'infanzia hai un certo approccio alla religione, e quando cresci cambia: a volte c'è un rigetto, altre un'accettazione, ma qualcosa non ti lascia mai veramente. I miei primi film parlavano di religione e fede in un certo modo, poi con L'ultima passione di Cristo ne ho parlato in modo diverso, e il libro di Endo mi ha permesso una prospettiva ancora diversa."

Una prospettiva, aggiunge Scorsese, che è stata esplorata nel corso di anni e compresa del tutto solo in tempi recenti. "Per una curiosa coincidenza ho letto il libro proprio mentre ero in Giappone, su un set di Akira Kurosawa," ha racccontato il regista; "la lettura mi ha trascinato e coinvolto, anche se non sapevo bene perché, soprattutto per quanto riguarda le ultime 20 pagine, che trovavo in qualche modo enigmatiche. Sapevo che dovevo cercare di capire il motivo della mia fascinazione, che dovevo venirci a patti. E sapevo che quel racconto era più profondo di quanto io non fossi all'epoca, trattando del lato spirituale della condizione umana, di quel lato della nostra esistenza che vale la pena esplorare più che ogni altra condizione materiale."

Così, per Scorsese e il suo amico e collaboratore Jay Cocks (con cui ha scritto i copioni de L'età dell'innocenza e di Gangs of New York), è cominciato nel 1991 un lungo e faticoso percorso di adattamento del romanzo: "L'ho letto e riletto per anni, pensando a come potevo verbalizzare e visualizzare quella storia e quello che suscitava in me," ha spiegato il regista. "Abbiamo scritto e riscritto, abbiamo affrontato numerosi problemi produttivi, finanziari, legali. Alla volta del 2005 abbiamo chiuso un copione definitivo, ma come avete visto ci sono voluti altri 10 anni per arrivare al film."

Tutte queste lungaggini sono state però utili a Scorsese per arrivare al cuore di quel che voleva veramente raccontare. "Nel corso di tutti quegli anni ho imparato a interiorizzare e comprendere quel libro e le sue idee," ha spiegati. "E, allo stesso tempo la mia vita è cambiata, le mie idee su di essa cono cambiate: le due cose si sono intrecciate e si sono completate a vicenda."
Le traversie produttive che hanno permesso a Scorsese di abbracciare e rispecchiare la profondità del testo, hanno fatto anche sì che Silence debutti al cinema - negli Stati Uniti alla fine di dicembre e in Italia il 12 gennaio - in un periodo storico dove le questioni legate alla religione e al rispetto per le diverse culture (centrali nel film) siano di stringente attualità. "È, vero, oggi Silence ha una risonanza nuova e diversa, considerato quello che accade nel mondo," ha ammesso il suo autore. "Ma è stata una coincidenza, perché fosse stato per me sarebbe uscito 10 anni fa. È un caso anche negli USA debutti nelle settimane finali dell'amministrazione Obama, non me lo sarei mai aspettato, né mi sarei aspettato quello che arriverà dopo," ha aggiunto, facendo ovviamente riferimento all'elezione di Donald Trump. "Mi auguro però possa suscitare dibattito e riflessioni, anche e soprattutto tra i giovani, perché credo sia un film che parla di valori. La storia - indipendentemente da come io l'abbia resa, parla di valori e della dignità della vita umana, e se le persone si concedono il tempo di entrare in quel mondo, potrebbero interrogarsi su cosa possa e debba essere la morale nella nostra cultura: e farlo oggi, di fronte all'arroganza di personaggi che sembrano usciti da The Wolf of Wall Street e che sono oramai nelle stanze del potere."

Scorsese, non a caso, ha voluto sottolineare come nella storia del suo film, nel conflitto tra la volontà di evangelizzazione dei suoi protagonisti e della resistenza violenta del governo giapponese, si sollevino interrogativi che riguardano i modo in cui si cerca di influenzare il prossimo in modo da spingerlo ad abbracciare i propri valori, e quella che allora venne vissuta come l'arroganza dell'Occidente che pretendeva di portare una supposta verità universale all'Oriente, senza avere comprensione del suo modo di essere e pensare. E, anche, interrogativi più intimi riguardo il rapporto con la fede e la spiritualità, con personaggi abiurano la propria fede ma non rinunciano totalmente a quello in cui credono, e anzi di trovano a guadagnare qualcosa, a trascendere a un livello superiore della loro vita spirituale. "Bisognerebbe anche riflettere a partire dal titolo," ha detto Scorsese. "Silence è il Silenzio di Dio, certamente, ma anche quel silenzio che oramai non esiste più; bisognerebbe mettersi in quello stato d'animo che permette di tornare a sentire il silenzio, di spazzare via la follia e il vociare continuo dei nostri giorni e tornare a immergersi nel silenzio."

Prima di lasciare la sala e immergersi nuovamente nel suo silenzio, Scorsese ha voluto rassicurare le tante persone che aspettano con trepidazione l'annunciato film che lo porterà a lavorare nuovamente con Robert De Niro, e anche con Al Pacino: "Sì, al momento ci sono buone possibilità che The Irishman, questo il titolo del film, si farà."
Si spera in tempi più brevi di quelli di Silence.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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