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Mark Wahlberg, “duro” dal cuore tenero, presenta Max Payne

In occasione dell’imminente uscita del suo nuovo film Max Payne, tratto dall’omonimo videogame di culto, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Mark Wahlberg, attore che nel corso degli anni si è pian piano costruito una fama di interprete roccioso e dal carattere piuttosto riservato, immagine che è stata in ques...

Mark Wahlberg, “duro” dal cuore tenero,  presenta Max Payne

In occasione dell’imminente uscita del suo nuovo film Max Payne, tratto dall’omonimo videogame di culto, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Mark Wahlberg, attore che nel corso degli anni si è pian piano costruito una fama di interprete roccioso e dal carattere piuttosto riservato, immagine che è stata in questo caso smentita dall’atmosfera rilassata e gioviale della conversazione.

''Volevo tornare all''action dopo un po’ di tempo, e leggendo lo script del film mi è piaciuto subito, per me è stata una sfida accettare il ruolo di un uomo che è così sconvolto dalla morte dei suoi familiari che non riesce a darsi pace”. Ma quanto è stato difficile calarsi in un personaggio così oscuro e doloroso? “In realtà a livello fisico non è stato affatto complicato, ero ben addestrato a causa dei miei film precedenti, sia per le scene d’azione che per quanto riguardava il maneggiare le armi. Tutt’altra cosa è stato l’aspetto psicologico di Max Payne, proprio a causa della tragedia da cui parte la storia. Io non riuscirei mai neanche ad immaginare di poter perdere la mia famiglia…”

Wahlberg ormai si sta specializzando nel ruolo di tutore della legge, basta ricordare che negli ultimi due anni ha già recitato questo ruolo sia in The Departed di Martin Scorsese che in I padroni della notte di James Gray: “E’ vero, ma questi in realtà sono ruoli tra loro abbastanza differenti. Ne I padroni della notte il mio personaggio era molto basato sul suo rapporto con il padre, è fondamentalmente la storia di una relazione tra padre e figlio. In The Departed invece era più un ruolo da “duro”, la mia specialità, e poi essendo un poliziotto sotto copertura che lavora a Boston si trattava proprio del mio background personale. In Max Payne ci troviamo di fronte ad una sorta di favola mistica, dove il personaggio è totalmente guidato dall’emozione. Comunque nel mio caso si tratta quasi sempre di poliziotti o criminali, insomma non c’è tanta differenza, non è che mi diano così spesso da recitare parti di professori, medici o ruoli più complessi…”

Insomma, a sentirlo non si direbbe che è un attore che ha lavorato con maestri del cinema contemporaneo come Paul Thomas Anderson, Tim Burton, Martin Scorsese e prossimamente Peter Jackson, con il quale ha girato The Lovely Bones. “I registi che preferisco in assoluto sono tre: Shyamalan, Scorsese e Jackson. M. Night è il meno collaborativo dei tre, ha una sceneggiatura intoccabile e tu sei la pedina che deve condurla dall’inizio alla fine, ma ha una sua idea precisa di cinema e quando l’ha portata a compimento è grandiosa. Con Scorsese ho avuto maggiore libertà di improvvisazione, trattandosi di Boston mi ha lasciato attingere dalla mia storia personale, che poi lui ha riorganizzato come credeva. Jackson invece è un mix tra i due, è assolutamente aperto alle possibilità che un attore gli suggerisce, e poi trova un modo perché si incastrino alla perfezione con la sua idea, con quello che sta facendo. E poi ci sono i miei grandi amici David O. Russell e James Gray, con cui mi vedo e scherzo sempre, ma poi sono altrettanto pronto a eseguire qualsiasi cosa mi dicano di fare sul set.” E c’è un regista con cui in futuro vorrebbe lavorare? “Ce ne sono molti, un gruppo molto nutrito. Mi piacerebbe poter dire di aver lavorato con lo Scorsese o con il Coppola di domani. Ci sono un gruppo di giovani assolutamente interessanti, su tutti Darren Aronofsky, con cui spero di collaborare a breve” (Wahlberg e Aronofsky dovrebbero girare insieme The Fighter - N.d.R.).

Alla fine della conversazione non potevamo però non tornare su Peter Jackson ed il prossimo, attesissimo The Lovely Bones, tratto dallo splendido romanzo di Alice Sebold: “La materia letteraria da cui partiva la sceneggiatura è straordinaria, è una storia di assoluto dolore ma allo stesso tempo piena di speranza. Non ho mai letto nulla che mischiasse con tanto equilibrio dramma ed insieme gioia, e credo che con Peter e gli altri attori siamo riusciti a restituire nel film tutto questo.”

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