Interviste Cinema

Margherita Buy e Sabrina Ferilli, una normale coppia omosessuale in Io e lei

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Presentato a Roma il film di Maria Sole Tognazzi su una storia d'amore gay

Margherita Buy e Sabrina Ferilli, una normale coppia omosessuale in Io e lei

C'è una platea più varia e composita rispetto al solito, a vedere Io e lei e a seguire la conferenza stampa del film di Maria Sole Tognazzi che vede protagoniste Margherita Buy e Sabrina Ferilli nei panni di due donne che vivono da anni una storia d'amore, e che devono affrontare una crisi di coppia per via dei dubbi della prima. Non ci sono infatti solo i soliti giornalisti cinematografici, ma anche esponenti della politica e di associazioni omosessuali. Per ironia della sorte, proprio nel giorno in cui al Senato ci si scanna sulle unioni civili e la lungamente attesa e promessa legge rischia di slittare al 2016.
Nella sala del cinema Fiamma di Roma, semibuia, i microfoni all'inizio non funzionano, e subito la Buy ne approfitta per una battuta delle sue: "Ci vediamo un altro giorno, allora."
"Io intanto faccio le presentazioni," aggiunge Piera Detassis, presente in veste di moderatrice, "che qui abbiamo la coppia più bella del mondo."

Poi però i microfoni funzionano, e si inizia parlare più seriamente; si inizia a parlare della normalità, parola chiave di questo incontro stampa.
"Sì, per noi la normalità è la vera forza di questo film," dice Maria Sole Tognazzi. "Nelle nostre intenzioni quella di Io e lei è una storia d'amore. Omosessuale, certo: però, anche senza essere un film denuncia, il messaggio che volevo arrivasse era quella di dire 'raccontiamo una storia uguale alle altre'. In questo quindi, forse è anche un film politico."
"Abbiamo pensato molto a questo tema," sostiene Margherita Buy. "In una situazione arretrata come quella del nostro paese, dire queste cose è importante, è importantissimo mettere queste coppie in relazione con gli altri: perché c'è un grosso egoismo nel non voler capire lo specifico delle persone che vivono una normalità diversa da quella comunemente intesa."
Ci va giù più pesante Sabrina Ferilli: "Noi abbiamo fatto un film, non ci possiamo prendere meriti o responsabilità, ma qui abbiamo davanti una regista che ha voluto dire qualcosa. Io ho sempre cercato di essere attenta alla nostra realtà, di prendere le posizioni che credevo giuste, e l'ho fatto anche in questo caso. Devo riconoscere un un grande merito agli sceneggiatori: in un paese che lascia per strada tutti quelli che sono minoranza, dai gay alle coppie sterili a tanti altri, hanno avuto l'intelligenza di scrivere un film che non divide, che non distingue. Sono stata tanto su internet, con un nickname, e mi sono confrontata con posizioni del tipo ‘non si può mica dare spazio a tutti i desideri’, che partono dall'omosessualità e arrivano fino alla pedofilia: c'è tanta ignoranza, per paura. E questo film non mette paura. Queste donne sono normali, non alterano nessun meccanismo sociale e civile. Le raccontiamo senza scandali, perché in questo paese andare in punta di piedi è un bene."

La parola, allora, è passata ovviamente a questi sceneggiatori, che sono Ivan Cotroneo e Francesca Marciano. Per prima ha parlato lei: "Penso che la cosa più importante che fa il cinema è creare una narrativa, e quella di questo film è semplicissima, volutamente. Era importante farlo riguardo la storia di una coppia dello stesso sesso, non associandola a drammi o discriminazioni come avviene di solito, senza fare personaggi gay macchiette, senza usare modelli riduttivi. Volevamo dimostrare che siamo più avanti noi di chi ci governa." "Ci siamo divertiti a scrivere una commedia sentimentale, che somiglia volutamente a tante altre, che ripercorre i passaggi e gli snodi tipici di una storia d'amore," aggiunge Cotroneo, "Thelma e Louise metteva al femminile il road movie, riproponendone tutte le sue tappe obbligate, noi abbiamo fatto lo stesso con la commedia sentimentale, per farla uscire in un paese che è condannato e costantemente ripreso dalla Corte Europea sui diritti civili."

Come Maria Sole Tognazzi sia arrivata a girare un film come Io e lei, e con queste protagoniste, lo racconta lei stessa così: "Finito viaggio sola sentivo di voler ancora lavorare con Margherita, e al più presto. Non facevo altro che pensare a storie che la potessero vedere protagonista. Poco dopo ho incontrato Sabrina a Cannes, e sull’aereo per tornare a casa ho cominciato a pensare che volevo lavorare anche con lei, da regista, e non da aiuto come era avvenuto nel passato: e allora mi è scattata la scintilla di farle lavorare assieme. Poi, una volta a casa, ho acceso la tv e ho visto uno spezzone de Il vizietto, che stavano trasmettendo su qualche canale: l'ho preso come un segno dal cielo, e ho che volevo fare un film che parlasse di omosessualità femminile con loro due come protagoniste."
E le protagoniste, come si sono trovate a lavorare assieme per la prima volta? "Io avevo molta voglia di lavorare con Sabrina," dichiara la Buy. "Sia per le nostre diversità che per qualcosa che ci accomuna: abbiamo lo stesso modo di vedere vita e lavoro, siamo persone molto serie. Le differenze tra noi? Lei è molto intelligente, e una persona presente, sempre dentro le cose; io sono più svagata. Ci compensiamo."
"Ci piacevamo da tempi non sospetti," aggiunge la Ferilli. "Margherita è la migliore attrice italiana, uno straordinario connubio tra talento e tecnica, con una capacità felina di stare davanti alla macchina da presa. Quanto alla personalità, anche io sono un po' psicotica, ma su temi diversi dai suoi. Io ho sempre farmaci con me ma non sto mai male, lei ha sempre malanni immaginari, ma non ha medicine. Io non ho mai fame ma ho sempre snack appresso, lei è il contrario. Ognuna di noi ha le sue manie.”







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