Interviste Cinema

Mamoru Hosoda: "L'animazione è un territorio ancora inesplorato"

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Ad Alice nella Città, nell'ambito della Festa del Cinema di Roma col suo nuovo anime Belle, Mamoru Hosoda ha raccontato se stesso in una piacevole Masterclass.

Mamoru Hosoda: "L'animazione è un territorio ancora inesplorato"

Sempre più noto e apprezzato anche qui in Italia non solo dagli appassionti di anime, Mamoru Hosoda è stato il protagonista di una ricca Masterclass alla Festa del Cinema di Roma, per Alice nella Città, sezione nella quale concorre col suo nuovo Belle (nelle sale italiane dal 20 gennaio 2022). Dalle notizie professionali alle riflessioni più private, il regista di La ragazza che saltava nel tempo, Summer Wars, Wolf Children, The Boy and the Beast e Mirai si è raccontato con eleganza.

Mamoru Hosoda, carriera e stile del regista di Belle

"Non produco pensando a come potrò essere poi analizzato dalla critica e dagli appassionati. Mi interessa creare sempre qualcosa di nuovo e diverso, passo il tempo piuttosto a domandarmi come esprimerlo. Ancora adesso non faccio che imparare". La premessa è solo in apparenza smentita da quello che Hosoda ha dichiarato poco dopo: la ricerca del nuovo avviene sempre, forse suo malgrado, su temi che lo attivano. "Se usi una lente d'ingrandimento su qualsiasi autore, trovi sempre nelle prime cose che ha fatto quel qualcosa": nei film dei Digimon, suoi primi lavori, c'erano già elementi che avrebbe poi ripreso nelle opere più mature. L'importante è ricordare che "una chance per esprimere qualcosa non muore mai: nei due episodi che ho firmato di Magica Doremì [tra cui il n.40, ndr] c'erano cose che avevo pensato per la versione del Castello errante di Howl che non sono mai riuscito a fare. [...] Il mio è un aggiornamento continuo, non faccio remake di cose mie, faccio evolvere gli stessi concetti".
Per Hosoda dirigere significa innanzitutto dare una risposta il più possibile chiara alla domanda: "Cosa voglio esprimere?" Solo così ci si può sintonizzare correttamente sulla frequenza d'onda dei propri collaboratori. Lo stile è un concetto difficile da definire, ma posto che lo scopo di un regista è pensare a una propria sintassi specifica per narrare, lo stile di un autore potrebbe essere il modo in cui proprio vede il mondo.

Mamoru Hosoda, le sue radici cinematografiche

Hosoda ci racconta che da piccolo era affascinato in generale da chi poteva creare mondi: è quello l'effetto che fece sul Mamoru bambino la visione di Lupin III - Il castello di Cagliostro di Hayao Miyazaki. Da giovane non credeva però che si sarebbe occupato della regia, e anzi si dedicò alla pittura a olio. Tornò a pensare al cinema solo dopo essere stato folgorato da un' "opera concettuale come Lo spirito dell'alveare". Il film di Víctor Erice del 1973 è quasi muto, eppure trasmette tanto. "Fare un film non significa raccontare solo una storia, conta anche il contesto: devi domandarti come il pubblico recepirà il contesto della storia, la logica delle singole sequenze. Il dinamismo dell'immagine è fondamentale." Sarebbe troppo lungo però, ci confessa, dire quanti registi possano averlo influenzato, perché nella sua vita "ha divorato film". Cita per dovere Akira Kurosawa, ma ha parole anche per il Jean Cocteau della Bella e la Bestia del 1946 (citazione assai coerente con uno degli spunti del suo ultimo Belle).

La vita privata di Mamoru Hosoda nelle sue opere [SPOILER di Wolf Children e Summer Wars]

Quando la vita privata ti segna, in quanto artista è quasi normale che qualcosa trapeli nel tessuto dei tuoi lavori. A Mamoru Hosoda è successo per esempio con Summer Wars, dove per la prima volta ha messo in scena la morte di qualcuno, in quel caso una nonna ("Avevo perso mia madre. [...] Ho provato a trovare un modo per salvare il personaggio, ma proprio non l'ho trovato. Allora mi sono dedicato anima e corpo a lavorare su quella scena.") Dal momento che anche in Wolf Children un padre muore senza troppe cerimonie, Hosoda conferma che l'argomento lo interessa: "Ci siamo anestetizzati all'idea della morte, ma raccontare la vita impone la descrizione della morte. In Wolf Children l'ho trattata senza drammaticità perché non volevo essere blasfemo: non c'è né bene né male nella morte, fa solo parte del ciclo dell'esistenza". Confessa di aver messo in scena la morte di un padre perché Wolf Children è nato in un periodo in cui con sua moglie frequentava cliniche per cercare di avere un figlio: lo desiderava tanto, ma allo stesso tempo ne era terrorizzato, domandandosi se sarebbe stato vivo abbastanza a lungo da vederlo crescere. Leggi anche Belle, la recensione del trascinante anime di Mamoru Hosoda

Il futuro e l'importanza dell'animazione per Mamoru Hosoda

Cosa aspetta Mamoru Hosoda in futuro? Forse qualche collaborazione? "Non pianifico, dipende". In Belle ha coinvolto nel design il geniale irlandese Tomm Moore di WolfWalkers: una conoscenza nata perché Hosoda ha curato la promozione giapponese di quest'ultimo film. "Gli ho chiesto: cosa stai facendo in questo periodo? Aveva finito Wolfwalkers e mi ha risposto: niente, sono in vacanza dopo averlo finito. Gli ho detto: come sarebbe a dire in vacanza, sei a casa durante la pandemia! Che vacanza è? Aiutami con Belle allora!" Scherzi a parte, Mamoru crede in una sinergia tra piccoli studi indipendenti di tutto il mondo, per contrastare un po' grandi realtà come la Pixar e la Disney. Il suo studio si chiama Chizu, cioè "mappa", perché per lui l'animazione è "un mondo ancora inesplorato, non ha ancora coperto tutti gli aspetti della vita." E nell'animazione crede profondamente, negando di avere la benché minima intenzione di tornare come da giovane a qualche esperimento dal vero: "Non ci penso nemmeno: il cinema dal vero è pieno di capolavori, è stato fatto di tutto, la storia dell'animazione invece è ancora troppo breve." E cosa pensa dei colleghi connazionali come Katsuhiro Ōtomo o stranieri come Brad Bird, che si cimentano con il live action dopo grandi prove animate? "Spero di interpretare anche il vostro pensiero dicendo loro: smettetela di perdere tempo!" La platea, fieramente di parte per i cartoon, esplode in un applauso fragoroso. 

 

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