Interviste Cinema

Magari, il tentativo di una famiglia: Ginevra Elkann apre il Locarno Film Festival 2019

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La storia di una bambina che non ha mai visto i genitori stare insieme.

Magari, il tentativo di una famiglia: Ginevra Elkann apre il Locarno Film Festival 2019

Da quando aveva 14 anni, Ginevra Elkann sognava di diventare regista. Stasera, dopo alcuni anni come produttrice e distributrice e un corto al suo attivo, lo diventerà formalmente, con la proiezione in prima mondiale di Magari, sua opera prima e film d’apertura della 72° edizione del Locarno Film Festival. “Trovo sia una parola bellissima, che esiste solo in italiano, e rappresenta felicità e malinconia allo stesso tempo. Mi sembra racconti bene il sentimento del film”. Parole della neoregista, che ha incontrato oggi la stampa a Locarno, insieme ai protagonisti del suo film, Riccardo Scamarcio e Alba Rohrwacher, oltre ai tre ragazzi Oro De Commarque, Milo Roussel e Ettore Giustiniani.

Magari racconta di tre fratelli, con la voce narrante della più piccola, Alma, che da Parigi, città in cui vivono insieme alla madre e al suo secondo marito di fede ortodossa, vanno in una casa di mare, in inverno, per passare qualche giorno con il padre, artista alla ricerca eterna del suo primo film, ma senza un soldo, scapestrato e incapace a gestire i figli, che non vede se non raramente. “Nasce da un sentimento autobiografico, quello di Alma, con il suo ‘magari’ che era anche il mio quando ero piccola”, ha detto Elkann. “I miei genitori si sono separati quando ero molto piccola e ho sempre avuto il sogno del loro ritorno come coppia, li ho idealizzati. Da qui, con l’aiuto alla sceneggiatura di Chiara Barzini, e lo spunto di tanti papà e bambini conosciuti negli anni, abbiamo inventato questa storia.”

Un salto negli anni ’90, alle prese con una figura di papà solo, “che in quegli anni non erano quelli di oggi, non erano abituati a gestire i propri figli quando i bambini andavano in vacanza con loro. Un ricordo di libertà, visto che tratta i bambini come degli adulti, il che crea delle situazioni comiche, oltre a dei rapporti molto forti, da individuo a individuo.
”È stata una grande sfida, ricorda l’autrice, che ricorda con gli occhi che le brillano l’avventura di costruire quella che poi “è diventata una famiglia. Per me è stata un’esperienza molto forte quanto fondante. È il mestiere che voglio fare da quando avevo 14 anni, oggi ne ho quasi quaranta. Le difficoltà ci sono state, ma ogni variazione è stata utile per allenare il mio spirito di adattamento, e alla fine è stata un bene per il film. Se devo citare dei registi che sono miei punti di riferimento dico la Archibugi, Eric Rohmer, anche se da piccola mi annoiava, Noah Baumbach, Wes Anderson, Luigi Comencini.”

Un’avventura con dei ragazzi sempre in scena, per papà Carlo, interpretato da Riccardo Scamarcio. “Il copione era molto preciso su chi fosse”, ha detto l’attore, “non facciamo trattati sociologici, ma film. Quel papà corrisponde solo a quello, nei suoi comportamenti mi piaceva, perché veniva fuori il suo narcisismo che provocava distruzione o fastidio nei confronti dell’invasione dei tre figli in un momento particolare della sua vita. Usciva l’aspetto egoistico e la cosa mi piaceva, rendeva il personaggio tridimensionale, vero. Io sono cresciuto, proprio in quegli anni, con una madre con delle analogie con Carlo. Lei è pittrice, e quando dipingeva ci abbandonava proprio, l’arte diventava la cosa più importante per lei. Crescendo ho analizzato la dinamica e penso che si stata una fortuna, perché mi ha dato il tempo per formare la mia personalità. Non ho giudicato Carlo, anzi, mi ci sono gettato con tutte le scarpe. La cosa che mi piace del film, al di là di quello che diciamo, è quello che i personaggi non si dicono, l’incapacità di comunicare, cosa difficile da rendere al cinema. Ginevra è stata brava a farlo.”

Collaboratrice di Carlo, ma forse anche qualcosa di più, è Benedetta, personaggio più esterno alla dinamica familiare, ma forse anche il più interessante. “Lei non si fa inquadrare”, così dice la sua interprete, Alba Rohrwacher. “È stato difficile capire come stare in scena, lei che è funzione utile agli altri, interviene nella loro vita e la modifica, ma di lei si sa poco. Poteva essere uno stereotipo, ma il lavoro fatto ha permesso di tirarla fuori da ogni cliché. È imprevedibile, libera, rilancia il gioco per andarsene poi via in sordina”.

Ginevra Elkann ha poi commentato la presenza insistente di un’educazione religiosa, che caratterizza i tre ragazzi e scatena lo scetticismo, a dir poco, di papà Carlo. “Sono cresciuta russa ortodossa, in una famiglia con culture, religioni e lingue diverse. Mi sembrava interessante racontare anche questo aspetto, lo spaesamento di chi trova una sua identità all’interno di questa diversità”.

Magari d Ginevra Elkann apre in serata il Locarno Film Festival 2019, per arrivare nelle sale italiane nel prossimo marzo 2020, distribuito da BIM.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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