Interviste Cinema

Maestro: presentato il film sull’uomo che fa rivivere la musica composta nei campi di sterminio

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Ad accompagnare il documentario a Roma, il protagonista Francesco Lotoro e il regista Alexandre Valenti.

Maestro: presentato il film sull’uomo che fa rivivere la musica composta nei campi di sterminio

Francesco Lotoro è un eroe con una missione, che svolge caparbiamente e con grande partecipazione emotiva da più di vent’anni: rintracciare, studiare, archiviare ed eseguire, regalandola all’umanità intera come patrimonio da custodire nei secula seculorum, la musica composta nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. Pianista e compositore, questo artista di Barletta che si è convertito all’ebraismo e che dirige con dedizione l’Orchestra di Musica Concentrazionaria, è oggi protagonista di Maestro, un documentario di Alexandre Valenti che uscirà in 80 cinema (distribuito da Istituto Luce) e che è stato presentato oggi alla Casa del Cinema di Roma.

Ad accompagnarlo, il regista e l’uomo a cui è dedicato, che ha parlato del suo lunghissimo lavoro di ricerca e del momento in cui è nato il suo progetto: "L’intuizione c’è sta fra il 1988 e i 1989 e all’inizio l’analisi è rimasta circoscritta alla musica composta da ebrei nei campi di concentramento. Dopo un po’, questo mio lavoro ha convinto delle persone a Praga a suggerirmi di non limitarmi ai lager nazisti, ma di ampliare l’indagine. Il fenomeno è vastissimo: ci sono cristiani perseguitati, Rom, quaccheri, le famiglie del popolo romanesc. Così ho allargato la forchetta, ho approfondito l’argomento e ho accumulato una quantità incredibile di materiale e di storie".

Fra tanti tedeschi, polacchi, francesi eccetera, Lotoro ha scoperto anche musicisti italiani, che hanno risposto al dolore della prigionia e all’angoscia derivante dal pericolo di morte scrivendo note su pentagrammi improvvisati o inventandosi canzoni: "Ho rintracciato diversi artisti italiani, che avevano composto musica nell’attuale Libia oppure a Ferramonti, che era un campo di concentramento e smistamento della Calabria dove venivano tenuti dalmati, prigionieri politici, eccetera. Si stava un po’ meglio rispetto agli altri campi, ecco perché è stata composta parecchia musica per orchestra. Stando alle mie ricerche, si sono date molto da fare anche le donne ebree italiane di Birkenau e di Auschwitz. Decisamente vasta è poi la produzione dei prigionieri del dopo 8 settembre. E ha valore enorme. Giovannino Guareschi e Arturo Coppola scrissero La favola di Natale a Sandbostel. Giuseppe Selmi, che è il padre del violoncello moderno, compose il concerto spirituale per violoncello e orchestra".

Il lavoro di Francesco Lotoro è tutt’altro che concluso. Ci sono ancora tante partiture da portare alla luce e da trasformare in musica. Soprattutto bisogna fare in fretta, perché i compositori, ormai centenari, stanno velocemente scomparendo: "Attualmente conserviamo 8000 partiture e 12000 documenti (fra 33 giri, audiocassette, dischi di gomma, dischi madre). Forse non siamo ancora a metà dell’opera, se fossimo più numerosi, il nostro lavoro potremmo completarlo in 10 anni. Questo film ha fatto grande una differenza per la ricerca, e grazie al regista e ai produttori ho potuto girare liberamente per l’Europa. Se potessi sempre viaggiare senza l’incubo dei problemi economici, farei molto di più. Nei due anni di lavorazione del film, le cose sono davvero migliorate. E poi ora c’è internet, ora vado a colpo sicuro, mando email, pdf, faccio vedere chi sono. Sto mettendo insieme una grande enciclopedia, sta nascendo una cittadella, stiamo dando una casa a queste opere. Una metropoli di musica concentrazionaria sta nascendo a Barletta".

Il regista Alexandre Valenti ha raccontato il suo incontro con Lotoro: "Dopo 30 anni di documentari in giro per il mondo, ero alla ricerca di una storia, e le storie noi documentaristi non le troviamo, sono loro che trovano noi. Un giorno un amico mi ha sottoposto il libro 'Il maestro', scritto da un giornalista francese: l’ho finito in una sera e l’ho trovato favoloso, così ho preso l’areo e sono andato a trovare Francesco, abbiamo parlato per tre giorni e per prima cosa Francesco mi ha suonato il Tango di Auschwitz. Essendo nato in Argentina, mi sono commosso e ho chiesto: cos’è questa musica meravigliosa? Così è nata questa storia, che non è solo la storia di Lotoro. Questa storia è grande, non è per il passato ma per il futuro. E’ un enigma: com’è possibile - mi chiedevo - che in tali condizioni la gente riuscisse a comporre musica? Maestro non è semplicemente un film, è un viaggio di ricerca: laddove c’era la morte, noi abbiamo cercato la vita, questa musica non è solo musica, rappresenta tanto altro: è la voce di quelli che sono spariti, che sono stati uccisi, era un ultimo atto di resistenza, una parola di libertà contro la crudeltà dei campi. Questa musica è per me come un testamento, se non viene suonata, è ancora prigioniera".

Le condizioni difficili in cui vivevano i prigionieri dei campi ha sicuramente influenzato le loro creazioni, ma secondo Lotoro la musica è più forte e potente delle difficoltà e può nascere, sublime e toccante, anche nelle situazioni più banali: "La musica non ha bisogno del veicolo storico, della shoah e della prigionia, la musica si costruisce da sola, chiunque di noi può fare musica, fischiettando sotto la doccia a o cantando allo stadio. Il campo di concentramento ha certamente condizionato i musicisti, che hanno dovuto fare di necessità virtù. E’ chiaro che, se c’era l’orchestra, si scrivevano partiture più complesse, magari al comandante del campo piaceva la musica, e allora faceva portare gli strumenti svaligiando un negozio poco lontano. A Mauthausen, per sempio, musicisti spagnoli componevano flamenco perché la moglie del comandante adorava la loro musica".

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