Interviste Cinema

Maccio Capatonda al Festival di Roma: il re del nonsense incontra il pubblico

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L'artista resta perennemente in bilico tra serietà e battute.

Maccio Capatonda al Festival di Roma: il re del nonsense incontra il pubblico

Ospite del Museo Maxxi per un incontro con il pubblico organizzato dal magazine Wired, Marcello Macchia ha parlato di sé e del suo lavoro senza mai abbandonare il nonsense che alberga in lui. Meglio noto come Maccio Capatonda, nel 2004 si è fatto conoscere grazie ai finti trailer diventati veri cult del web e della TV. E da dieci anni "è un ciclo continuo di impegni, uno tira l'altro... da un lato questo è proprio il mio sogno di bambino, dall’altro lato sono vicino alla morte". Naturalmente è impossibile capire dove finisca la battuta e inizi la serietà e viceversa, quando parla.

La febbra è il primo trailer di una lunga serie che Maccio ha realizzato con programmi di montaggio all'epoca amatoriali. "Il titolo arriva dal modo in cui mia nonna, che è di Chieti, dice febbre. Ma non posso spiegare che cos'è questa malattia, a parte una cazzata che mi sono inventato. Ci sono idee per realizzare La febbra 3 e quindi non posso dire di più". Raccontando della sua adolescenza in Abruzzo, Capatonda dice aver iniziato a montare con due videoregistratori VHS (uno in PLAY, l'altro in REC) realizzando una sorta di spin-off di Venerdì 13 e intitolandolo Jason a Chieti. "Volevo terrorizzare i miei genitori e la pubblico e avevo pensato a Jason che arrivava a Chieti in una cassa e ammazzava tutti. Una roba horror fatta male, non era comica. Il mio idolo erano Dario Argento, perché i miei genitori mi avevano fatto vedere Profondo Rosso a cinque anni".

Parlando dell'esordio al cinema con il film Italiano medio, ancora in lavorazione, Maccio spiega che "abbiamo dovuto trovare quattro o cinque bambini che potessero intepretare me più giovane. Sul set dicevo al neonato di provare a fare la scena un po’ più blu. Ma lui non capiva. Poi è arrivato il quattenne, bravissimo, il settenne, bravissimo, il decenne, bravissimo, il quattordicenne, bravissimo. Tutti erano bravissimi. Poi sono arrivato io e ho rovinato tutto". il film però "sta andando ottimamente", tiene a specificare rincuorando pubblico e se stesso. E mentre il moderatore senza mezzi termini gli dà del "genio vivente", lui ammicca e corregge: "ti concedo il vivente".





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