Interviste Cinema

M. Night Shyamalan: Glass "chiude il primo capitolo della mia vita"

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Abbiamo incontrato e intervistato il regista del film in uscita oggi nei cinema italiani.

M. Night Shyamalan: Glass "chiude il primo capitolo della mia vita"

Con Glass, da oggi nei cinema italiani, si conclude la trilogia dei supereroi di M. Night Shyamalan, cominciata con Unbreakable e proseguita poi con Split. Ritroviamo tutti i personaggi, a partire da Kevin Wendell, a David Dunn, e Elijah Price. Lo stacco di tempo è reale, i personaggi sono invecchiati davvero in questi 19 anni, e si conclude anche una storia che aveva lasciato in sospeso qualche punto interrogativo.
Anche il famoso finale a sorpresa di Shyamalan viene puntaualmente rispettato. Di tutto questo e di molto altro abbiamo parlato con il regista durante un'intervista a Londra, in occasione dell'anteprima europea del film:

Come si sente? C’era molta attesa per questo film, molta impazienza, pensa di poter respirare ora?
Sto avendo delle strane reazioni, dovute al fatto che provo troppe emozioni nello stesso tempo invece che una singola sensazione al riguardo. C’è una parte di me che pensa che Glass sia una parte della mia carriera che va a chiudere un capitolo della mia vita che va dai 21 anni ai 40. È una sensazione davvero strana se pensa che molti cominciano a fare i registi alla mia età, per cui mi chiedo cosa potrebbe succedere nella seconda parte della mia vita, dai 40 ai 60? Questo per me è spaventoso. Pensare al futuro, non sapere bene dove si va, fa parte della vita certo, e sono fondamentalmente molto grato per quello che mi è successo finora in questi 20 e passa anni. Quando ci penso, provo molta nostalgia.

Alcune cose sono rimaste presenti in questi anni, il tema della famiglia è un punto fermo. Una famiglia di un certo tipo ti fa diventare una persona, un altro tipo di famiglia, tutt’altro.
Quanto è importante?

Moltissimo. Ho sempre scritto a partire da dove vengo. Ci scherzo molto sul fatto che se non fossi sposato e non avessi figli, le mie storie avrebbero un’altra direzione, se fossi uno scapolo e frequentassi solo donne ogni volta diverse, quella sarebbe la mia partenza, per esempio avrei scritto una storia soprannaturale su cosa davvero capita durante un appuntamento con una donna, o su di un altro appuntamento finito male… storie così. Ma credo che i miei film piacciano anche per questo sguardo amorevole sulla famiglia. Questo film racconta di tre nuclei famigliari, anche se uno non lo è propriamente, ma il legame è comunque forte. Abbiamo un rapporto padre figlio, madre figlio, e il rapporto tra due persone che si vogliono bene perché hanno un vissuto simile e si salvano a vicenda.

Mi è piaciuto molto il senso di continuità, rivedere il personaggio di Bruce Willis e il figlio, che è lo stesso attore cresciuto, mi piacerebbe sapere come è arrivato a questo
Per me una delle cose belle di Glass, è che non volendo fare sequel, non volevo fare le stesse cose. Credo che una delle cose che rende questo film insolito, è la combinazione di due film diversi da due generazioni diverse. Ed essere in grado di raccontare una storia che si svolge nell’arco di 18/19anni, ha dei grossi vantaggi, uno dei quali e che ho del materiale di 19 anni fa che nessun ha mai visto sinora, e che posso integrarlo sui personaggi come sono ora. Credo che sia una cosa piuttosto importante.
La scena della fiera in Unbreakable per esempio, durava molto di più, l’ho sempre amata anche se è stata poi eliminata nel montaggio finale. L’ho usata qui perché sottolineava un evento drammatico e traumatico che capita ad un bambino nel luogo dedicato al divertimento. Che tipo di ricordi puoi avere?

Come è il tuo rapporto con il sovrannaturale?
Credo che faccia molto parte della mia cultura, sia quella indiana di origine, ma anche quella cattolica di educazione. È come se non potessi farne a meno, mi chiedo sempre “e se?, E se..? E credo che anche i miei soggetti cinematografici siano una scusa per parlare in qualche modo di fede. Fede nel senso più ampio del termine.

Che tipo di regista è sul set, si mormora molto severo.
Non sono sicuramente cattivo, ma sono sicuramente molto serio. Forse troppo, nel senso che sul mio set non si fanno battute, praticamente quasi mai. Lavorano tutti troppo intensamente per permettersi di fare battute. C’è una concentrazione altissima da parte di tutti. Sanno che sono giornate lunghe e che gli metterò addosso molta pressione. Perché per esempio, se ho una cinepresa lì e ho un cambio di espressione sulla faccia di un attore che avviene in due secondi dall'inizio della scena, quella camera lo deve cogliere subito. È un meccanismo ad orologeria, la luce deve essere giusta, il movimento di macchina pure, la reazione anche. Perché l’attore è pronto in quel momento. E il ritmo è così per tutti. E questo è solo un piccolo esempio. Non ho tempo per ca**eggiare. E se io sono pronto e sono tutti pronti, non posso credere che tu non hai pronto quel ca**o di carrello. Perché mi stranisco, quando si perde e mi fanno perdere tempo, e allora alzo la voce e non faccio fare pausa a nessuno (ride)

Prova paura?
Certo, sta sempre lì. Vorrei provare a cambiare una cosa, la mia “capacità negativa”. È un termine psicologico, che significa che si rimane sicuri dell’incertezza, accettare il fatto che non tutto possa essere risolto. Questo sarebbe il superpotere che vorrei per me. Ma ancora non ho. E per questo vivo in un costante stato di paura su quello che può succedere. Mi aiuta come narratore perché posso incanalare tutte le varie ipotesi, ma a livello umano, viverla è terribile.

Qual è il film che in assoluto le ha fatto più paura?
L’esorcista. L’ho visto da adolescente, di nascosto, con mio zio, i miei non volevano, e ho dormito con loro per due settimane dopo, erano furiosi.

Posso farle una domanda personale, che ha forse a che fare con i superpoteri. Quando ha deciso di aggiungere “Night” al suo nome, è perché voleva essere qualcun altro, una versione migliore di sé?
È un modo interessante di vederlo, mi piace, e sì, sembra così in effetti, quello che importava a me era la realtà, e quando ho visto il mio certificato di nascita, che è in francese, il nome di mezzo era stato lasciato vuoto. Quel vuoto mi ha fatto venire voglia di riempirlo, forse anche per quello i miei genitori non mi hanno dato il secondo nome, spettava a me darmelo.
E quando sono diventato un uomo, e mi sono cominciato a fare domande esistenziali, “chi sono, cosa voglio”, all’epoca studiavo la cultura nativa americana, che ha il culto della natura, (che con tutto il rispetto forse è la cosa in assoluto più sana in cui credere come culto), il nome Night veniva fuori spesso, e mi ha sempre dato una sensazione di potere e mistero, ma anche di disagio. Così ho deciso di prendere questo nome, senza sapere ancora che avrei fatto film con questo tono. Ho sempre pensato che i nomi abbiano davvero il potere di plasmare la tua personalità.
State attenti ai nomi che date ai vostri figli.



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