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Luhrmann, Kidman e Jackman presentano Australia

Insieme agli attori Nicole Kidman e Hugh Jackman, Baz Luhrmann è venuto a Roma a presentare Australia, un kolossal che ricorda Via col vento e che ha avuto una lavorazione piuttosto difficoltosa. Per il regista e per il cast è stata un’esperienza fondamentale, che li ha portati a riscoprire la propria cultura e a immergersi nella realt...

Luhrmann, Kidman e Jackman presentano Australia

Luhrmann, Kidman e Jackman presentano Australia

Dopo la trilogia della tenda rossa ( Ballroom – gara di ballo, Romeo + Giulietta , Moulin Rouge!), Baz Luhrmann ha deciso di voltare pagina, passando ai film epici. Una volta conclusa l’esperienza di Moulin Rouge!, il regista avrebbe voluto realizzare, insieme a Dino De Laurentiis, un kolossal dedicato ad Alessandro Il Grande. Non ne ha avuto la possibilità – come lui stesso ci ha raccontato - e così si è dedicato all’allargamento della sua famiglia, facendo 2 figli. Australia è nato proprio dal desiderio di mostrare ai suoi bambini, che sono ancora piccoli, le loro radici, la cultura, la vita e le tradizioni dell’ultima grande frontiera del mondo, un paese smisurato in cui convivono spirito selvaggio e romanticismo.

Dietro il nuovo film di Baz Luhrmann c’è però dell’altro. C’è la voglia di celebrare un genere che tanto appassionava il regista quando era solo un bambino e aiutava il padre in una piccola sala cinematografica. “È stato in quel luogo che ho sviluppato un amore fortissimo per il film epici, che mescolavano azione e avventura a dramma e romanticismo”. Come quelle vecchie pellicole (Lawrence d’Arabia, Via col vento), Australia è un film “totale”. Luhrman ama definirlo shakespeariano, e cioè complesso, e quindi profondamente diverso dai contemporanei film americani che privilegiano solo una specifica componente narrativa e si rivolgono a una fascia ristretta di pubblico. A suggerire questa idea di cinema al regista, è stata l’opera italiana, che ha contaminato – e lo sappiamo – anche Moulin Rouge!. A Baz Luhrmann abbiamo chiesto perché la colonna sonora della storia d’amore fra la nobildonna inglese Sarah e Driver, il mandriano locale, sia "Over The Raibow" del Mago di Oz. Ci ha risposto che il percorso di Sarah è simile a quello di Dorothy. Per lei l’Australia è una terra lontana, un sentiero lastricato di mattoni gialli su cui si incontrano personaggi in cerca di qualcosa che possa rendere migliore la loro vita.

Parlando dell’Australia, che le ha dato i natali, una Nicole Kidman bellissima ma poco disposta a raccontarsi lo ha definito un paese pieno di amore e romanticismo, un posto in cui torna sempre volentieri e in cui tutti gli uomini sono belli e sexy come Hugh Jackman. Mentre girava, l’attrice ha anche avuto l’occasione di confrontarsi con la realtà aborigena e di scoprire qualcosa in più sulla cosiddetta generazione rubata (tutti quei bambini aborigeni, soprattutto meticci, che tra la fine dell’800 e la metà del 900, vennero strappati alle loro famiglie per essere cresciuti sotta la custodia dello stato). “Per me questo film è stato una lezione di storia” – ha raccontato. “Attraverso i bambini aborigeni ho imparato molto”. Interprete per la seconda volta di un film di Luhrmann (come dimenticare la sua Satine in Moulin Rouge! ?), la Kidman ci ha spiegato il suo approccio al personaggio di Sarah. “Quando devo interpretare un personaggio, parto sempre dall’esterno, dalla sua fisicità, dall’andatura. Stretta nelle sue gonne e nelle sue scomode scarpe, all’inizio Sarah è impettita, si muove con difficoltà, è rigida. Nel momento in cui si veste come un uomo, diventando una specie di tom boy, si rilassa, diventa più alla mano.” “La stessa cosa” – ha continuato l’attrice – “succede con il suo modo di cavalcare”. Sulle prime, Sarah è impeccabile, cavalca in maniera molto classica, snob, elegante. Successivamente diventa una mandriana, e si muove con più grinta ma anche con più scioltezza.

Se non lo lancerà definitivamente l’imminente Wolverine, a trasformare Hugh Jackman nel nuovo sex symbol mondiale sarà proprio Australia. Nel film di Lurhrmann, l’attore viene spesso immortalato a torso nudo, illuminato dalla luce arancione di un fuoco o unto e sudato. “Io non sono veramente così” – ha scherzato Jackman, che abbiamo trovato simpatico, gioviale e amichevole. “Se appaio così bello e muscoloso è per merito del direttore della fotografia e della costumista, che ha scelto per me il look più adeguato”. L’attore, che ha girato diversi film a Hollywood, ci ha confessato di aver vissuto un’esperienza da sogno. Per lui lavorare nel suo paese d’origine e soprattutto parlare con accento australiano è stato emozionante e liberatorio. “Certo” - ha ammesso – “Se avessi veramente parlato come i miei connazionali, il pubblico di lingua inglese non avrebbe capito nulla”. Per costruire il personaggio di Drover, Jackman ha guardato diversi film western, cercando in qualche modo di somigliare al Clint Eastwood dei film di Sergio Leone e al Clark Gable di Via col vento. Sul set l’attore si è divertito, ma ha avuto non poche difficoltà con la nutrita mandria che doveva guidare nel deserto o fra le brulle pareti rocciose. “Vi dico subito” – ha raccontato – “che le mucche non sono animali intelligenti e che dopo questo film non sono affatto diventato vegetariano, anzi!. Forse i bovini sapevano che alla fine delle riprese non sarebbero stati pagati e quindi si sono permessi di essere indisciplinati. Ne abbiamo persi tanti, forse qualcuno è ancora in giro”. Come la Kidman, anche Hugh Jackman ha imparato qualcosa sulla storia dell’Australia.

A proposito di storia, forse non tutti lo sanno, ma a lui piace quella antica e rivedere Roma con il Foro e le rovine è stata per lui una gioia immensa. Gli ha ricordato un carretto che si aggirava per il set di Australia. All’interno c’era un uomo che distribuiva caffè e cappuccini. “Altro che cultura australiana” – ha commentato – “è la cultura italiana ad essere dappertutto”.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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