Schede di riferimento
Interviste Cinema

Lucia Mascino: una donna noir che vorrebbe interpretare una santa

12

La nostra intervista all'attrice che fa parte della giuria del Concorso Internazionale del Noir in Festival 2019

Lucia Mascino: una donna noir che vorrebbe interpretare una santa

Per la sua ventinovesima edizione il Noir in Festival ha scelto una giuria interamente al femminile. A valutare i sei film del Concorso sono infatti tre donne legate al mondo del cinema: Mira Staleva, che si occupa del managment di festival e dei mercati, la regista francese Patricia Mauzy e l'attrice italiana Lucia Mascino. Avendo incrociato quest'ultima soltanto sui red carpet o in occasione di interviste televisive fulminee in cui non si ha il tempo di conoscersi e di creare quel feeling che è garanzia di una bella chiacchierata, l'abbiamo voluta ad ogni costo incontrare.

Quando ci sediamo accanto a Lucia armati di registratore, ci rendiamo conto che quella luce negli occhi che abbiamo visto tante volte al cinema è una sua caratteristica anche nella realtà, nella fattispecie la realtà di una mattina milanese che apre una giornata di visioni e riflessioni. Lucia ha i jeans e la coda di cavallo e parla con voce calma, pacata, ma il suo sguardo vivace tradisce un'energia interiore vibrante, un'innata curiosità e una bella temperatura emotiva. L'attrice ci parla per prima cosa del suo ruolo di giurata.

"Abbiamo già visto tre film, quindi siamo a metà dell'opera. Con Mira e Patricia abbiamo deciso di non parlare dei film a proiezione conclusa per non semplificare le sensazioni che abbiamo provato e non tirare somme rapide. Ci riuniremo soltanto alla fine per discutere. Questa breve esperienza mi sta facendo riflettere sull’ampiezza del noir. Togliendo i noir classici, con i personaggi che fumano una sigaretta dopo l'altra, il bianco e nero e la nebbia, mi sto rendendo conto di quanto il genere abbracci territori che sembrano lontanissimi fra loro, film che forse non avrei ascritto alla categoria. Per ora ho visto un film coreano, un film cileno e uno inglese e ho capito che bisogna stare attenti a dare giudizi perché, per esempio, i film orientali hanno tutta una loro logica e quindi, nel valutarli, bisogna riflettere attentamente. Hanno tantissimi punti di snodo, sono come dieci film insieme, sono complessi, e la cosa bella è che la tensione li attraversa dall'inizio alla fine".

Ti consideri una donna noir?
In un certo senso sì. L'atmosfera del noir mi appartiene: quell’essere in un mood di sospetto, di tensione, immaginare che nella realtà sia facilissimo scendere quel gradino che ti conduce in una situazione pericolosa. E’ una sensazione che provo spesso. Quando per esempio prendo la metropolitana a New York, immediatamente mi chiedo che cosa accadrebbe se tutti i ragazzi che mi stanno intorno improvvisamente cominciassero ad avere un atteggiamento minaccioso. Forse il noir è anche questo, e magari questo vago timore mi appartiene perché, come tutti, sono cresciuta con l'immaginario cinematografico dei noir e dei thriller. Li abbiamo introiettati, e la nostra realtà non può più prescindere da ciò che abbiamo visto. Così succede che, se vedi una persona appoggiata a uno spigolo con un bavero alzato, gli occhi semicoperti e la sigaretta in bocca, magari ti viene da pensare che sta seguendo qualcuno. Il Noir ti fa fantasticare nella quotidianità, ma il concetto che c'è sempre un altro piano fa parte della realtà. E se un genere è nato è perché qualcosa di vero c'è.

E l’horror ti piace?
Non sono un'amante dell'horror, perché la paura, anzi il terrore, è un sentimento che non ho bisogno di suscitare, di provocare. E poi il noir è più elegante dell'horror, più d'atmosfera.

Ti sarebbe piaciuto essere la protagonista di un film di Hitchcock?
Mi sarebbe piaciuto da morire! E confesso che mi ci vedrei. Quando con Filippo Timi abbiamo fatto lo spettacolo teatrale "Favola", che poi è diventato un film, ci eravamo vestiti io come Kim Novak e lui come Grace Kelly, perché eravamo due amiche. Abbiamo perfino usato delle musiche di Hitchcock, e certamente alcuni monologhi e le luci di taglio sugli occhi rimandavano ai suoi film. Oggi Hitchcock non c'è più, però anche il suo è un immaginario enorme, e dobbiamo a lui Miss Fairytale e Miss Emerald, chepossiedono una certa dolcezza e un certo portamento, ma che hanno una volontà, una determinazione, un desiderio di capire il mondo che le rendono belle e soprattutto lucide invece che opache.

Non pensi che il cinema hollywoodiano ci abbia regalato donne meravigliose?
Sì. Nel cinema americano di una volta mi capita spesso di trovare figure femminili fantastiche, per esempio nei film di Frank Capra. Erano donne incredibili, brillanti o molto curiose, coraggiose, intraprendenti. Oppure erano moralmente incredibili. Che regista Frank Capra! Lo scorso anno ho rivisto tutti i suoi film, ricordo una giornalista che mentre intervistava una persona muoveva le mani quasi stesse facendo giochi di prestigio… che meraviglia! Oggi è diverso, oggi non c’è quell’invenzione che riempie i personaggi di complessità e, se ci pensate, di libertà.

Quindi sei d'accordo con le tue colleghe che sostengono che di ruoli femminili succosi in Italia se ne scrivano pochi?
Di recente la situazione è migliorata, e anche a me è capitato di fare personaggi femminili a tutto tondo. La Claudia di Amori che non sanno stare al mondo, per esempio, è super a tutto tondo. E’ un personaggio che ha continuamente torto e ragione, non è un'eroina romantica o una donna perdutamente innamorata alla Adele H., che comunque è un personaggio meraviglioso. Sto dicendo che sono affascinanti i ruoli in cui uno ha estremamente ragione ma nello stesso è tempo è totalmente preso da una sua pancia e può dire o fare cose che sono ingiuste o sbagliate. E’ questo, in fondo, il bello del genere umano, non è che dobbiamo tratteggiare i santi... Ecco, mi piacerebbe interpretare una santa, che passionalità che c'era nelle sante.

Quale santa vorresti impersonare? Santa Chiara?
Sono troppo grande per interpretare Santa Chiara, che ruolo stupendo però sarebbe, e infatti Elena Bonham Carter nel film della Cavani Francesco era eccezionale, dopo che l'ho vista in quel film è diventata la mia attrice preferita per anni. Tornando ad Amori che non sanno stare al mondo, Claudia era un personaggio tridimensionale, quindi non possiamo sempre lamentarci. In effetti lamentarsi è giusto, ma non troppo, anche perché è difficile inventare ruoli complessi pure per gli uomini, però un tempo c'era una maggiore apertura, c'erano delle visioni sui caratteri femminili più profonde, e bisognerebbe guardare i vecchi film per rendersene pienamente conto. Oggi si potrebbero quindi riprendere certe linee che sono state tratteggiate nel passato.

Interpretare una donna come Claudia, che è un uragano di emozioni, è stato impegnativo?
E’ stata una maratona emotiva talmente estenuante che non mi sono più tolta di dosso il personaggio per un paio d’anni, continuavo ad andare in motorino a ripetere le voci off perché mi era entrato nel cuore. E’ stato un po’ un innamoramento per me, ero innamorata non solo di Claudia, ma anche del progetto, dell’atmosfera che Francesca Comencini creava sul set. E’ stato per tutti un film speciale, perché ha avuto un "parto" molto difficile, prima ci hanno detto che potevamo farlo, poi no, per cui, quando ci hanno messo in condizione di cominciare la lavorazione, eravamo molto partecipi emotivamente, ma sapevamo che avremmo avuto poco tempo e quindi eravamo attraversati da una forte urgenza. Dietro al film c'erano personaggi realmente esistiti, quindi avevamo una grossa responsabilità nei confronti della storia che raccontavamo, che poi è stata riscritta in maniera comica. Quindi era una situazione un po’ speciale, poi era fine maggio e la luce struggente che c'è in quella stagione ci commuoveva. L'attesa e la preparazione sono state lunghe, mentre le riprese sono volate. E’ stato un bel travaglione, ma è stato bellissimo.

Quando ti vediamo al cinema, in teatro o in tv, il tuo viso sembra tradire una grande gioia. Devi amare parecchio il lavoro di attrice…
Lo adoro. Questo mestiere mi ha cambiato in positivo il carattere perché mi ha dato una possibilità di smaltire una serie di accumuli interiori. Metterli a servizio dell'arte, di un'opera collettiva, di un gioco, mi ha rigenerato, mi ha fatto sentire che tutto quello che avevo assimilato guardando una serie di film da ragazzina mi era stato utile, per esempio mi aveva fatto imparare, senza che me ne accorgessi, i tempi comici , e in questo senso il merito è stato di Totò. Il lavoro dell'attore dà la certezza che nulla si perde e tutto si trasforma, che ciò che hai appreso puoi rilanciarlo. Essere attrice mi ha portato ad essere un po’ più positiva, e nonostante sia un mestiere che a volte è difficile, mi ha migliorato, mi ha fatto sentire più sicura di me, mi ha fatto imparare a perdere il controllo, perché fare l'attore è un po’ perdere il controllo. È stato una palestra dove mi sono allenata insieme agli altri, ricavandone un gran beneficio.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming