Interviste Cinema

Luc Besson presenta a Roma Valerian e la città dei mille pianeti

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Il regista ci ha raccontato lo spettacolare adattamento di un fumetto Dargaud da lui molto amato nell'infanzia.

Luc Besson presenta a Roma Valerian e la città dei mille pianeti

Ironico e motivato, Luc Besson ha presentato a Roma il suo kolossal di fantascienza Valerian e la città dei mille pianeti, adattamento del fumetto Valerian e Laureline di Pierre Christin & Jean-Claude Mezieres, edito per i tipi Dargaud dalla fine degli anni Sessanta. I giornalisti lo bersagliano di domande su quello che potrebbe essere il primo atto di una trilogia, successo di botteghino permettendo. Il film sarà nei cinema italiani dal 21 settembre prossimo.

Legge ancora fumetti? "Sì, leggo ancora fumetti. Sento spesso giornalisti dire che sono infantile, non mi sento tale, mi sento perfettamente adulto. Gestire duemila persone per quattro anni o aver cinque bambini mi dimostra che sono adulto. Non ho dimenticato il piccolo Luc che sono stato e col quale ho ancora oggi ottimi rapporti: è un bravo bambino, di grande aiuto. Negli anni Settanta, come tutti i giovani ero animato da spirito ribelle, mi trovavo in una società borghese addormentata, volevo scuoterla. Col passare degli anni, mi sono reso conto che la società si era trasformata in un qualcosa di molto più duro, mi è passata la voglia di prenderla come obiettivo, ho avuto voglia di qualcosa di esteticamente più bello e divertente."



Quali film di fantascienza ha guardato prima di dedicarsi a Valerian? "Quando si inizia a girare fantascienza bisogna smettere di vederla, ripulirsi la mente. Ho messo al lavoro sei artisti, senza dare loro indicazioni o sceneggiatura. Solo domande: com'è il 28mo secolo? Cosa si mangia? Come si vive? Come sono gli alieni? Abbiamo esplorato creativamente quello che si poteva fare. Avevo scelto gli artisti tramite un concorso: hanno partecipato in duemila, non potevano parlarsi, potevano comunicare solo con me, venivano da paesi diversi, comunicavano con me via Skype. Hanno prodotto 5-6000 disegni, alcuni erano roba da neuro, ma poi sono intervenuto e ho scelto. Il secondo anno abbiamo poi passato loro il copione."



Come spiega la prevalenza del girl power nei suoi lungometraggi? "Le donne sono l'avvenire degli uomini, ho rispetto per le donne, perché se l'uomo si difende fa ricorso a muscoli e violenza, la donna si difende con cervello e cuore, mi pare più sano. Sono un buon esempio per gli uomini, credo che nessuna donna al mondo abbia mai dichiarato una guerra, il potere andrebbe alle donne, se la cavano meglio. Noi però giochiamo a calcio meglio delle donne!"

C'è un messaggio più importante degli altri all'interno del film? "Si parla di popoli sterminati e massacrati, come succede sempre in nome della religione, economia e progresso, pensiamo agli Indiani, agli Ebrei, ai nativi dell'America del Sud. Quando parlo ai miei figli dell'ultima guerra e dell'Olocausto, si distraggono, forse si sentono a scuola, ma Valerian è stato un ottimo modo per spiegare a mio figlio lo sterminio. Insomma, devo fare film da 180 milioni per spiegare le cose ai miei figli!"

E l'aspetto ecologico? "Era già nel fumetto, era un tema importante per gli autori, ne parlavano già trent'anni fa. In un film però devi trovare un buon equilibrio, se insisti troppo su alcuni temi rischi di essere controproducente. Il messaggio più importante è che il popolo dei Pearl è sprovvisto dell'istinto di vendetta: è una cosa nuova, quando viene distrutto qualcosa, devi vendicarti. Pensate ai Marvel, si agisce per vendetta, con la forza degli Stati Uniti. Questo popolo non conosce la vendetta, vuole solo recuperare la propria terra. E' un messaggio importante: la vendetta non è necessariamente la risposta automatica."



Il popolo dei Pearl è mosso in performance capture, e Luc ringrazia esplicitamente James Cameron: "Gli dobbiamo moltissimo, è stato un precursore, la tecnologia che uso in Valerian è quella di Avatar, mi invitò durante quella lavorazione, mi diede dei consigli. E' uno di quei fratelli maggiori che ti aiuta, e ha aiutato anche altri. La proiezione che temevo di più è stata quella a cui ha partecipato lui!" Naturalmente non c'è solo Avatar nel suo orizzonte: "Sono un grande fan dello Star Wars di George Lucas, ha davvero rivoluzionato la fantascienza, per me lui è un monumento, l'ho incontrato diverse volte. Sono un fan dello Star Wars dei primi dieci anni." Ha mai incontrato un limite tecnico? L'assenza di limiti non è un boomerang? "La tecnologia ben utilizzata è libertà, il limite è piuttosto imposto dall'immaginazione: io non ne manco, quindi le cose mi vanno bene. E' una cosa che rimprovero ai film di supereroi americani degli ultimi anni, sono sempre tutti uguali, sempre le stesse storie, gli stessi fornitori di calzamaglie, son contento che rendano bene, ma dopo 25 minuti io ne ho già abbastanza."

Come mai ha scelto come compositore Alexandre Desplat? "Di solito lavoro con Eric Serra, però collaboriamo da 35 anni, non riusciamo più a sorprenderci, siamo come una vecchia coppia stanca, per la salute sua e mia lo tradisco brevemente, per poi ricominciare a lavorare insieme ricaricati. E' il mio migliore amico."



Rihanna interpreta la glamopod Bubble, un'aliena mutaforma: era un ruolo pensato apposta per lei? "Bubble esisteva già nel fumetto dal 1975, mi piaceva che soffrisse di questa sua capacità camaleontica. Si trovava priva di un'identità personale. Era nessuno e tutti, è un po' la sindrome dell'attore: fa il Papa o Riccardo III, poi a casa gli chiedono di portar fuori la spazzatura. Bubble è la trasformazione continua dell'attore. Ho pensato subito a Rihanna, il direttore del casting mi ha detto: hai una seconda scelta? Invece ha accettato subito! Devo riconoscere che ho trovato fantastica l'idea di far recitare a Rihanna versi di Shakespeare in un film di fantascienza!" Il film è dedicato alla memoria di suo padre, che è morto durante la lavorazione, ma non è l'unica ragione: "Mio padre mi ha regalato il fumetto quando avevo dieci anni, non credo immaginasse che diventassi un regista, è morto mentre lo stavo realizzando, avrei voluto farglielo vedere: ma sono sicuro che lassù organizzeranno una bella proiezione in 3D, magari anche con David Bowie ["Major Tom" è usata nella colonna sonora, ndR]. Siamo a Roma, chiederò al Vaticano se ci può mettere una buona parola..."

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