Louis Garrel: "L'uomo fedele mi ha fatto scoprire una Laetitia che non conoscevo"

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Louis Garrel: "L'uomo fedele mi ha fatto scoprire una Laetitia che non conoscevo"

Col passare degli anni, Louis Garrel sembra sempre più autoironico, distante anni luce dalla sua immagine pubblica di parigino scostante, sex symbol pronto a mettersi in moto. Sarà che ha messo piede sul set a cinque anni, col padre, la madre, e altri membri della famiglia, e che i tempi di The Dreamers sono lontani quindici anni. Ora è un regista al suo secondo film, L’uomo fedele, che è uscito da qualche giorno nelle sale italiane, senza che il primo, Les deux amis, sia mai uscito.

Nel film interpreta Abel, alle prese con un amore tormentato con Marianne (la moglie Laetitia Casta), che lo molla per il suo migliore amico Paul, ma che ritroverà a distanza di otto anni, dopo la morte del nuovo compagno. Solo che lei ha un figlio, mentre lui è incuriosito dalla giovane sorella di Paul, Eve (Lily-Rose Depp), da sempre innamorata di lui e ormai cresciuta.

“Desideravo lavorare con Jean-Claude Carrière, sceneggiatore di cui sono grande fan" ci ha detto durante un incontro, "poi durante la lavorazione del mio primo film mi ha dato alcuni consigli che hanno fatto ridere tutti, fin dalla prima proiezione a Cannes. Questa volta allora volevo scrivere un intero film con lui; sono arrivato da lui con in mente l'immagine di una vedova in lacrime perché il suo amato l’aveva lasciata, senza alcuna idea di quello che sarebbe successo poi. Sapevamo solo che, per quanto tragica o drammatica potesse essere la storia, volevamo mantenere una certa distanza e del senso dell’umorismo, giocando con lo spettatore.”

Ha sempre saputo che avrebbe fatto anche il regista?

Sì, fin dall’inizio sapevo che avrei diretto e recitato, anche perché, quando ho deciso che volevo passare dietro la macchina da presa, mi sono reso conto che recitando ero nel posto migliore, così vicino, per vedere gli attori al meglio. 

Come si è trovato a recitare al fianco di sua moglie?

È stato facile e sorprendente, perché anche se conosci qualcuno, come attrice non la conosci totalmente. Ho riscoperto Laetitia, perché non la conoscevo sul set, il piacere che ha nel far finta di essere qualcun altro, nel recitare; è stata una scoperta vederla lavorare. Per me non è difficile recitare e dirigere insieme, perché nelle difficoltà trovi le soluzioni, per gli attori lo è, per Laetitia lo è stato, perché qualche volta mi relazionavo con lei come il regista che la vedeva recitare, non come l’attore con cui stava recitando. Normalmente il regista è nascosto dal monitor e non sai come reagisce, invece io mi facevo scappare delle smorfie a metà del ciak. È colpa del mio dilettantismo, devo migliorare in questo, non credo che Orson Welles avesse problemi del genere.

Sua moglie ci ha detto che questo suo personaggio è molto più simile a come è nella vita reale rispetto ai personaggi che ha fatto in passato.

Forse perché in molti film ho interpretato dei personaggi romantici e ho sempre paura che la gente si possa annoiare, anche quando sono a cena, se a qualcuno non piace il cibo mi sento in colpa. È vero che il senso dell’umorismo è qualcosa che ho sempre avuto, l’ho preso da mia madre che amava organizzare feste e intrattenere tutti. L’unico aspetto autobiografico è che il mio personaggio non sceglie mai e lascia che sia la compagna a decidere al suo posto. Buster Keaton è stato d’ispirazione per Abel, il suo ricevere uno schiaffo senza avercela con chi gliel’ha dato. Un’attitudine da clown. In generale odio i conflitti, li evito in ogni modo, qualche volta li creo e allo stesso tempo scappo

L’uomo fedele è il suo secondo film come regista ed è il secondo triangolo amoroso.

Distinguiamo fra questo film, che è un rettangolo, non un triangolo, e il mio primo film, che era un ménage à trois, il tentativo di vivere insieme in tre, che è una cosa divertente e che amo vedere, al cinema. In questo caso c’è anche il bambino, quindi diventa un rettangolo. Se sei Bergman puoi raccontare la storia di una coppia, ma devi essere molto forte e profondo, allora mi sono detto, proviamo con un altro, proviamo a tre. Nel primo film tutti si dicevano ‘ti amo’, ‘non ti amo più’, ‘mi manchi’, esternavano i propri sentimenti, mentre ne L’uomo fedele nessuno dice quello che prova, visto che il pubblico deve capirlo senza sentirselo dire. Per me è stato un grande cambiamento, anche perché certe volte pensiamo di provare qualcosa di forte, poi un minuto dopo cambiamo idea; questa ambiguità è per me più reale, vicina alla vita. Siamo spesso più ambigui di quanto non lo sia il cinema.

Parlando di ambiguità, il ragazzo, figlio di Marianne, rappresenta questa atmosfera noir.

È vero che ho scoperto facendo questo film che quando si sospetta che una donna possa essere un’assassina la gente si eccita. La domanda è: perché? C’è qualcosa di erotico e sessuale, forse per me è il ricordo di Basic Instinct di quando ero piccolo, con lei che faceva l’amore e poi li uccideva. Alfred Hitchcock è un maestro di questo soggetto, perché le donne talvolta sono così misteriose, segui il film per sapere chi sia veramente lei. Il capolavoro del genere è La donna che visse due volte. È vero che ora il mio sogno è fare un vero thriller.

C’è molta sensualità, il tema è l’amore, pur mantenendo una certa distanza, non è mai voyeuristico.

È vero che sono un grande fan di François Truffaut che non mostrava mai scene di sesso, qualcosa che ha preso da Rossellini che diceva che quando si ha a che fare con sesso e morte la camera deve allontanarsi. Non amo le scene erotiche, a parte in Kechiche, perché coinvolge tutti quanti e non mi sento mai in imbarazzo per gli attori, c’è qualcosa di speciale nella luce e nella naturalezza con cui le filma. In generale, però, come spettatore non amo le scene di sesso. Per me è molto più erotiche non mostrare che vedere troppo.

E recitare le scene di sesso?

Una volta mi piaceva stare nudo di fronte alla macchina da presa, quando avevo 18 anni, ma dopo troppi Big Mac non mi piace più, ho mangiato così tanto.

Cosa ha provato quando ha saputo della morte di Bernardo Bertolucci, il cui film, The Dreamers, ha lanciato la sua carriera?

È stato molto triste, avevo parlato con lui pochi mesi prima che morisse, sono andato a trovarlo un sacco di volte, siamo rimasti amici negli anni. Sono davvero triste anche perché stava preparando un film, ero super eccitato, avendo amato il suo ultimo film, Io e te, e volevo vedere il suo nuovo film.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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