Lorenzo Corvino presenta WAX - We Are the X: o del parlare della precarietà sullo sfondo della Costa Azzurra

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Lorenzo Corvino presenta WAX - We Are the X: o del parlare della precarietà sullo sfondo della Costa Azzurra

“Un road movie generazionale che mescola avventura, romanticismo e thriller, per raccontare la condizione precaria dei trentenni di oggi.”
“Se siete nati dopo il 1970 e la Società non si è ancora accorta di Voi, questo film è la vostra vendetta.”
È con frasi di questo tenore che si presenta WAX – We are the X, opera prima del 36enne Lorenzo Corvino (anche sceneggiatore e produttore di sé stesso), legittimando quindi l'idea di trovarsi di fronte a un duro film di denuncia sulla condizione vissuta da troppi giovani in Italia e nel mondo.

In effetti, il prologo del film, che vede Rutger Hauer nei panni di un avvocato che consegna a un giornalista (Andrea Sartoretti) una chiavetta USB che contiene immagini che getteranno luce sulla morte di tre giovani (due italiani e una francese) avvenuta in Costa Azzurra, dove erano lì per lavoro, potrebbe far presagire scenari cupi. “Anche se non c'è un colpevole, non è detto non ci sia un responsabile,” ammonisce il personaggio di Hauer.

Però, attraverso le immagini di un film tutto girato attraverso la soggettiva di numerosi smartphone, scopriamo che i tre ragazzi in questione sono un giovane regista, un giovane produttore e una responsabile del casing, spediti a Montecarlo per girare lo spot di un SUV, e che di lavoro, in Costa Azzurra, ne fanno ben poco, in attesa che arrivi da Roma una troupe che non arriverà mai. Anzi, si conoscono, si divertono, si amano perfino: non a caso Lorenzo Corvino cita come riferimenti film come Y Tu mama tambien, Jules et Jim e The Dreamers). E la loro morte... non è esattamente quella che ci si aspetta.
Insomma, di drammi, sullo schermo, non è che se ne vedano tanti.

“Per parlare dei problemi e dell'indigenza, si tende sempre a mettere in scena casi estremi e drammaticisismi per lavare la coscienza borghese,” spiega il regista di WAX, “ma raccontare un problema nel contesto di splendide scenografie come quelle della Costa Azzurra o dela Canarie è più difficile. Certo, la nostra precarietà, più che materiale, è intellettuale, siamo figli di una classe media che ha costruito il paese senza mai smettere di lavorare perché non aveva rendite, e che ci ha trasmesso l'idea di una possibilità, un particolare stato dell'anima. E la difficoltà, per noi, nell'epoca moderna, è appunto quella di identificare un fronte di guerra.”
Insomma, Corvino ha voluto raccontare, spiega, “il presente e viverlo in maniera immersiva, attraverso una storia universale e non metaforica che però contenesse dei temi.” La storia di alcuni giovani sottopagati e sfruttati, e in qualche modo raggirati, che dovranno trovare il modo per vendicarsi, per riappropriarsi di ciò che gli spetta.

L'impressione è che, come sceneggiatore, Corvino sia molto confuso: oltre alla nebulosità dei temi (d'altronde lo ha detto lui, identificare è difficile), WAX è caratterizzato anche da un andamento narrativamente episodico e un po' sfilacciato, utile soprattutto a far emergere le sue capacità tecniche: che in effetti non sono banali. “Nel mio film, però, il linguaggio è al servizio della narrazione, non volevo cadere nel formalismo e volevo condurre la storia nel terreno complesso delle emozioni,” ci tiene a specificare. “Il linguaggio qui, in un film dove sono stati utilizzati cinque tipi di macchina da presa, dagli iPhone alle RED passando per le GoPro, è forma e contenuto assieme.”

Mentre si anima e si agita per mostrare fisicamente la complessità realizzativa di un film girato con questo stile molto particolare, i suoi tre attori protagonisti (la francese Gwendolyn Gourvenec, e gli italiani Jacopo Maria Bicocchi e Davide Paganini) confermavano le difficoltà.
“Durante i primi tre giorni di riprese mi sbagliavo sempre,” dice Paganini, che in questo caso ha dovuto ripetere molte scene, “perché dovevo guardare l'obiettivo, cosa che di solito non devi fare assolutamente.”
Essendo un film in soggettiva, e quasi sempre dal mio punto di vista, mi sentivo sempre un po' regista in campo,” aggiunge Bicocchi. “È stato interessante perché mi obbligava a distrarmi da me stesso, e a volte cambiavo il testo per rubare reazioni spontanee da parte degli altri, come se fossi stato davvero un regista.”
Gwendolyn Gourvenec, piacevole sorpresa transalpina, non solo per la fotogenia, sottolinea un po' ovviamente come l'alchimia che lei e due colleghi mostrano sullo schermo sia frutto di precise scelte di casting: “Ci hanno scelti proprio in base a questo criterio. Girando questo film ho imparato molte cose, come attrice e non solo, e ho capito che non solo l'uscita, ma anche il successo di un film come WAX in un paese come l'Italia sarebbe molto importante.”

Meglio, quindi, il Corvino regista, dello sceneggiatore. Ma anche come produttore, non se l'è cavata male, riuscendo ad assicurarsi i fondi necessari per girare all'estero e la partecipazione di Andrea Renzi e Jean-Marc Barr, oltre che dei citati Hauer e Sartoretti.
“Io sono entrato nel progetto quando WAX era praticamente già tutto girato,” spiega il Bufalo del Romanzo Criminale televisivo. “Le mie scene sono infatti in testa e in coda, e nel mezzo c'è il film che io e Rutger abbiamo visto, assieme, prima di girare la nostra parte. Lavorare con il replicante di Blade Runner è stata una vera e propria esperienza, ma più di ogni altra cosa mi ha commosso la sua resistenza gastrointestinale: lui ogni 15 minuti voleva un cappuccino.”

WAX - We are the X, sarà nelle sale a partire dal prossimo 31 marzo. A distribuirlo – e chi altri? - Distribuzione Indipendente di Giovanni Costantino, che ha supportato la conferenza stampa di presentazione del film con incredibile entusiasmo.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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