Interviste Cinema

Lo show di Fabrice Luchini: l'attore de La corte a tutto campo su giustizia, tv, cinema, politica e... Nanni Moretti

36

Insolita ed esilarante conferenza stampa dell'attore francese sul film che gli ha regalato la Coppa Volpi.

Lo show di Fabrice Luchini: l'attore de La corte a tutto campo su giustizia, tv, cinema, politica e... Nanni Moretti

Nella sala dove, dopo la proiezione del film che gli  valsa la Coppa Volpi a Veenzia, l'hanno lungamente atteso i giornalisti presenti, Fabrice Luchini fa il suo ingresso esattamente come il personaggio che interpreta in La corte, il Presidente della Corte d'Assise Michel Racine, entra in aula.
Si ferma un attimo sulla soglia con aria seria e vagamente infastidita, quasi a raccogliere voglia e concentrazione, qualcuno da dietro gli sfila una giacca leggera, lui getta uno sguardo rapido alla platea e mormora: “Alors, on y va.”

Si siede, Luchini; e, quasi senza aspettare di essere introdotto, si produce in un frase di scuse veloce e un po' nervosa, lo sguardo in basso e gli occhi chiusi. “Mi spiace per il ritardo, ma capirete che non è facile lasciare Parigi dove sto lavorando a teatro come sempre, e tornare a parlare di un film uscito in Francia sei mesi fa; e in più soffro d'insonnia. Quindi ieri sera ho preso un sonnifero molto tardi, e stamane non sono riuscito a svegliarmi all'ora prevista.”
Dopodiché, padrone della situazione, il francese invita a cominciare con le domande, per “finire in fretta e poter tornare a visitare Roma.”

Per parlare di un film quasi tutto ambientato in un'aula di tribunale, non si trova di meglio che chiedere all'attore quale sia la sua opinione sulla giustizia francese. “Devo dire di non averne una precisa,” comincia frettolosamente Luchini. “Però, mentre in Francia le cose non vanno bene, alcune istituzioni continuano a funzionale, e la giustizia è una di queste. Quando, per prepararmi alla parte, andai ad assistere al processo di un uomo accusato di aver strangolato il compagno, guardai l'imputato e in un attimo pensai e decisi che fosse colpevole: ma per fortuna la giustizia non funziona così. L'uomo è stato poi condannato, ma a ragion veduta, dopo una settimana di dibattimento processuale. Ecco, mentre tutto va male, in Francia possiamo ancora prenderci il lusso di usare una settimana nel nome della giustizia.”

Preso all'improvviso da un fervore tutto politico, o forse per evitare domande, Luchini continua il suo ragionamento, come un fiume in piena. “Questa è una cosa molto importante, perché bisogna evitare a tutti i costi di cadere nel qualunquismo e nel populismo, che voi in Italia avete ben conosciuto con Berlusconi. Viviamo oramai nella tendenza generalizzata alla riduzione del dibattito, e questo lascia spazio ai partiti estremisti, specialmente di destra, che dicono cose semplici e nette, quelle che la gente vuole sentirsi dire, ma senza ragionamento. Questa tendenza, un tempo, in Francia era ostacolata dalla sinistra: dai suoi intellettuali, dai suoi pensatori. Ma oggi,” dice l'attore, “non ci sono più, sono spariti. La sinistra non c'è più, c'è solo populismo. E la Francia di oggi è stanca, pessimista, disperata.

Risponde svogliatamente a qualche domanda sul parallelo tra il mestiere dell'attore e la recita formale del presidente di una corte, Luchini, e a dei complimenti risponde: “Sono 45 anni che faccio questo mestiere, se non fossi in grado di portare a casa una buona interpretazione sarebbe catastrofico, no?
Si rianima un po' quando si parla dei tanti, forse troppi film che si producono nel suo paese: “Penso sia vero, 300 film l'anno sono troppi, perché non è che in giro ci siano 300 geni, 300 persone ispirate, 300 autori che hanno qualcosa di sensato e urgente da dire: tuttavia, il sistema funziona così, e deve andare avanti. Ieri sera,” prosegue, “sono stato a cena con Nanni Moretti – e mi vanto di essere riuscito a farlo ridere una o due volte. Lui mi ha espresso l'invidia che prova per l'aiuto che il cinema riceve in Francia dallo Stato: ma un tempo l'Italia era molto più grande della Francia, il cinema italiano era uno dei più importanti al mondo, e poi avete vissuto una regressione, l'orrore televisivo che ha mortificato il cinema. Anche da noi è successa un po' la stessa cosa, solo che sono state prese delle misure per tutelare un sistema.”

Chiaramente convinto, e non a torto, che a rispondere ai giornalisti non avrà che da annoiarsi, Luchini fa quello che sa fare meglio: l'attore protagonista che intrattiene e fa ridere la sua platea. “Vi racconto un po' della serata di ieri con Nanni Moretti. Tutto è nato perché una giornalista, in Francia, mi aveva detto che Moretti – che in Francia gode di un'aura straordinaria – aveva avuto parole di elogio per me. Io risposi ricambiando la stima, e da lì è partita tutta una storia, tramite produttori e amici comuni, che ha avuto come conclusione la cena di ieri sera. Durante la serata non ho fatto altro che pensare che forse lui non aveva alcun interesse a cenare con me: guardavo sotto al tavolo, e vedevo la sua gamba che si agitava e saltellava. Così lo guardavo, e pensavo che era vestito come un professore di lettere degli anni Ottanta, pantaloni di velluto e camicia stropicciata, e che forse i nostri complimenti reciproci e un po' ovvi erano stati ingigantiti. Forse, pensavo mentre la sua gamba continuava a muoversi, avrebbe preferito stare a cena a casa sua.”

Oramai inarrestabile, il francese invita a fare l'ultima domanda per dagli la possibilità di andarsene finalmente in giro per Roma, sfotte un giornalista dicendogli che “i suoi capelli lunghi e la sua barba, usciti dagli anni Settanta, sono la vera resistenza al Capitale e a Berlusconi: lei e Moretti dovreste guidare la rivoluzione contro l'orrore della tv italiana.”
Ma quando, in questo vortice di battute, qualcuno vuol parlare appunto del Luchini fine umorista, l'attore torna serio. “Siamo oramai schiacciati dall'umorismo, e dalla derisione, talmente diffusi e stereotipati da diventare una doxa, un conformismo. Tutti ridono e vogliono ridere, ma il loro è un riso meccanico e triste. Quando è istituzionalizzato, l' humor diventa autorità statale, e quindi sinistra, mentre il vero humor è rottura, trasgressione a un processo logico. Viviamo la vittoria dell'abbrutimento, canali televisivi mostruosi hanno ucciso il cinema e la realtà, e l'umorismo è diventato un'istituzione da piccoli borghesi mediocri, e il suo atto primario trasgressivo è stato spezzato.”
A supporto del suo ragionamento, l'attore cita Nietzsche e Cocteau. “Il filosofo ci aveva avvertito: 'la collera non può uccidere, ma il riso sì'. E poi non bisogna confondere l'intelligenza dello spirito con l'orrore delle risate pre-registrate: pensare alla definizine di Cocteau degli italiani, 'francesi senza il cattivo umore': non è una frase sublime?”

Poi, dopo aver confermato di aver rifiutato di dare lezioni di eloquenza a Hollande (“quell'uomo parla in un modo davvero bizzarro, e non sono certo che i nostri poltici abbiano una grande passione per le lettere”), Luchini si congeda, e si avvia verso il tiepido pomeriggio romano che lo aspetta.
Come un abile prestigiatore, è riuscito a trasformare la sua noia in uno spettacolo, che ha lasciato tutti i presenti con un pugno di mosche in mano e un gran sorriso sulle labbra. Chapeau.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming