Interviste Cinema

Lo Hobbit, gli habitué della Terra di Mezzo: intervista a Cate Blanchett, Elijah Wood e Hugo Weaving

Anche se hanno recitato in poche scene, Hugo Weaving, Cate Blanchett ed Elijah Wood non potevano lasciarsi scappare l’occasione di tornare a lavorare con Peter Jackson. Quando li abbiano incontrati, ci hanno spiegato il perché.

Lo Hobbit, gli habitué della Terra di Mezzo: intervista a Cate Blanchett, Elijah Wood e Hugo Weaving

Cosa ci fa Frodo Baggins ne Lo Hobbit?
Come può il nipote di Bilbo prendere parte a un’avventura cominciata parecchi anni prima della sua nascita?
La risposta a queste domande sta nelle molte licenze poetiche che Peter Jackson ha deciso di prendersi portando al cinema il romanzo di Tolkien che prepara al Signore degli anelli. Fra queste, un flashback che ci riporta alla festa di compleanno di Bilbo Baggins e al suo ultimo dialogo con Frodo. Che sia pertinente o meno alla storia, questa scena ha permesso a Elijah Wood di fare ritorno nella Terra di Mezzo dopo una pausa piuttosto lunga. “ In questi anni mi sono mancate tantissime cose” – ci ha raccontato l’attore dopo essersi inginocchiato a baciare il suolo perché la nostra era l’ultima intervista di un pomeriggio fitto di impegni. “Mi è mancata la Nuova Zelanda, mi è mancato Peter Jackson e ho avuto grande nostalgia di tutte quelle persone con cui avevo condiviso quattro anni della mia vita. Per questo, appena Peter mi ha chiamato, ho accettato immediatamente: sarei venuto a Wellington anche per recitare una sola battuta. Mi è sembrata una situazione surreale e magica. Quando abbiamo girato la mia scena, tante cose erano cambiate, a cominciare dal modo di girare, ma l’atmosfera era la stessa. Ho lavorato soltanto per 3 giorni, ma sono rimasto un mese in Nuova Zelanda per trascorrere del tempo con i miei vecchi amici”.
Quanto ai nuovi amici di Elijah, il più caro è certamente Martin Freeman: “Non potrei immaginare nessun altro nel ruolo di Bilbo. Martin è fantastico, è divertente, ama le comodità proprio come Bilbo, è simpatico e si diverte a scherzare. Continuava a ripeterci: amo la mia vita tranquilla. In questo è proprio come un hobbit”.

Come Frodo, anche Galadriel ha guadagnato un po’ di spazio ne Lo Hobbit. E’ a lei che spetta il compito di dare conforto a un Gandalf preoccupato per le sorti della Terra di Mezzo in una delle scene più dolci del film: “E’ una sequenza bellissima e mi piace che Galadriel riesca a mostrare un lato tenero. La cosa che però mi attirava di più di questa scena era la possibilità di lavorare con Ian McKellen. Sono perdutamente innamorata di lui e mi dispiace tantissimo che non sia qua”.
Nonostante la sua fascinazione verso i maghi come Gandalf, Cate Blanchett è orgogliosa di interpretare un elfo, soave creatura dell’immaginario tolkieniano di cui ha voluto raccontarci la filosofia: “Credo che gli elfi siano degli esseri preziosi. Sono molto saggi e diligenti e non si lasciano consumare dalla smania di potere”. “Hanno una forte autoconsapevolezza” – interviene Hugo Weaving, che nel film torna a interpretare l’ospitale e autorevole Elrond – “e sono pervasi anche una profonda malinconia, avvertono un senso di precarietà perché sanno che la loro presenza in questo mondo è quasi terminata. E’ una sfumatura che ne Lo Hobbit è impercettibile, mentre nel Signore degli anelli diventa evidente”. “Mi piace il fatto che abbiano una forte identità” – conclude la Blanchett - “e che abbiano dei luoghi in cui si identificano, come Gran Burrone, e questo ci fa capire perché i nani, che non hanno più una patria, li detestino tanto”.

Nel caso di Hugo Weaving l’odio verso i piccoli uomini della Terra di mezzo è reciproco, tanto che, quando lo avvertiamo che i veri pezzi da novanta de Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato sono i 13 nani, lui risponde: “Sono bassi, sgraziati, brutti e hanno il cervello microscopico”.

Se i nani incarnano la leggerezza e il lato più ludico del primo romanzo di Tolkien, nel film di Peter Jackson non manca, come più volte abbiamo detto, un lato oscuro: “Lo Hobbit è terribile come una vecchia favola” – dice Cate Blanchett . “Fa anche un po’ paura, ma agli adulti, perché i bambini sono abituati a cose terrificanti. Credo che faccia spavento soprattutto perché ci ricorda le cose che accadranno nel Signore degli anelli. E’ questa continuità con ciò che arriva dopo a costituire, almeno per me, il punto di forza del film. Io comunque ai miei bambini lo farò vedere, però è giusto che ogni genitore decida per sé”.






  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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