Interviste Cinema

Liliana Cavani al BIF&ST 2016: "Mastroianni era un grande saggio pieno di umanità"

La regista ha inaugurato le Master class del Festival di Bari parlando dell'attore diretto ne La pelle.

Liliana Cavani al BIF&ST 2016: "Mastroianni era un grande saggio pieno di umanità"

Come esige la tradizione del BIF&ST, anche questa nuova edizione è dedicata a un gigante del cinema italiano, che nel 2016 non poteva essere che Marcello Mastroianni, di cui a dicembre ricorre il cinquantenario della morte. A questo artista malinconico che abitava con naturalezza i suoi personaggi e che Ettore Scola amava chiamare "il mio fratello bello" sono dedicate anche le Master class del Festival, precedute da un film con protagonista l’attore.

A inaugurare il ciclo è stata, questa mattina, Liliana Cavani, che ha incontrato il pubblico del Teatro Petruzzelli dopo la proiezione de La pelle, girato nel 1981 e interpretato anche da Burt Lancaster e Claudia Cardinale. Tratto da un romanzo di Curzio Malaparte e presentato tanto a Venezia quanto a Cannes, il film è ambientato nel 1944 in una Napoli sfinita dalla guerra e dalla povertà. Più che raccontarne la genesi e discuterne i temi, la regista ha elogiato la bravura di Marcello, che dopo 20 anni di carriera ancora si sentiva scomodo all’dea di "guadagnarsi la vita facendo il clown" (cit.). Ecco la lezione nei suoi punti fondamentali.

 

LA PELLE - L’Italia è stata attraversata da una liberazione che è stata gravissima, sofferta, e questo dolore in parte la gente lo ignora. Ecco perché mi andava di raccontarne un pezzo. Avrei voluto fare un film di quattro ore, ma ho evitato, perché il pubblico deve star sereno. Non abbiamo avuto a disposizione il denaro italiano, il film è stato finanziato dalla Gaumont, che ha aperto degli uffici in Italia. Andai a proporglielo e loro decisero che andava fatto, Renzo Rossellini, che era il rappresentante italiano, disse che sognava girarlo. Il film è andato pure a Cannes, dove in realtà non lo hanno gradito.

CHE PERSONA ERA MARCELLO MASTROIANNI - Marcello Mastroianni era una persona molto intelligente, anche se era leggero di modi. Era un uomo che aveva le sue opinioni, un personaggio incredibile capace di soffrire e nello stesso tempo di fare anche ironia soprattutto davanti a chi non la pensava come lui. Era la persona più adatta a interpretare il ruolo di Curzio Malaparte ne La pelle, l’attore più intelligente e più bravo che abbia mai conosciuto. Diventava sul serio il personaggio che doveva interpretare, era l’incarnazione del metodo Stanislavskij, anzi, lui e Dirk Bogarde, che era un altro grandissimo attore, Stanislavskij lo facevano a casa. La personalità di Marcello era ricchissima, era un grande saggio, pieno di umanità e di humour, e lo humour ed è una cosa che solo le persone fortemente intelligenti e buone possiedono.

MARCELLO MASTROIANNI SUL SET - Prima di girare parlavamo un po’ e lui capiva subito, bastava dire "A" e lui afferrava. Fin dall’inizio approfondiva il personaggio per conto suo, magari mentre si faceva il caffè. L’anno successivo a La pelle, abbiamo fatto un altro film insieme e ricordo che la troupe aveva portato molti pacchi di spaghetti. Lui era contento e diceva: "Non c’è cucina internazionale che tenga". Avevano anche portato barattoli di conserva. Marcello andava con loro e anche per questo era amatissimo. Il set era la sua seconda casa, se non la sua vera casa, era nel suo elemento quando chiacchierava con il regista di turno o con quelli che mettevano i binari. Come Bogarde e alcuni altri, era un attore bravo "dalla prima". Attori così danno tutto alla prima inquadratura, poi si ritrovano esausti.

L'INCONTRO MASTROIANNI-DENEUVE - Sono stata anche amica di Marcello Mastroianni. Ci è capitato di dormire nello stesso albergo, si mangiava insieme, mi ha raccontato tante storie, tanti momenti di vita vera, e ci siamo fatto grandi risate. Una volta mi raccontò il suo primo incontro con Catherine Deneuve. Era avvenuto a New York, in un bel ristorante sulla Quinta Strada. C’era molto clamore, anche se i fotografi erano stati tenuti a distanza. Lei era più alta di lui. Si sedettero a un tavolino e lei gli disse: "Belle scarpe, dove le hai comprate?". Lui non se lo ricordava e stava zitto, cercando di fare mente locale.

MARCELLO E IL COPIONE - Marcello non metteva in discussione il copione, non ci scriveva sopra. Semplicemente, ripeteva e ripeteva le battute esattamente come faceva Mickey Rourke sul set di Francesco. Le battute dovevano diventare i loro pensieri, la loro lingua, i bravi attori sono così, masticano le parole e le digeriscono facendole diventare proprie.

GASSMAN E MASTROIANNI - Vittorio Gassman invidiava Mastroianni perché Marcello era intelligente e spontaneo, mentre lui faticava ad abbandonare l’impostazione scolastica. Ha impiegato una trentina di film prima di liberarsene, Marcello tutto questo l’ha superato subito e da solo, e non è mai rimasto prigioniero dei tecnicismi.

IL MIGLIOR MARCELLO MASTROIANNI - Ne ho visti tanti di film con Marcello Mastroianni, anche se non tutti. Quelli in cui l’ho amato di più sono La dolce vita e Matrimonio all'italiana.

IL GUSTO CHE CAMBIA - Certi anni Marcello ha fatto anche cinque film, era inevitabile che alcuni riuscissero meglio e altri peggio, capita anche ai registi, sono i dispiaceri della vita. A volte un film esce semplicemente nel momento sbagliato, la sensibilità della gente magari è cambiata, il pensiero cambia, così come la moda o la maniera di recepire la vita. Se per esempio adesso dovessi rigirare La pelle, lo farei in maniera diversa, se dovessi fare una riflessione su quel periodo, non ci sarebbe solamente Napoli in mezzo. Abbiamo accettato tutti di farci prendere dal negazionismo, non siamo riusciti a rendere giustizia per bene a tante vittime.

BURT LANCASTER - Burt Lancaster era un personaggio straordinario, per La pelle ha lavorato gratis. Renzo Rossellini era disperato, diceva: "Oddio, non si fa più nulla". Poi un giorno l’ho incontrato insieme a Enrico Medioli, che era stato fra gli sceneggiatori de Il Gattopardo, in cui recitava Lancaster, e siccome Burt era venuto a Roma perché aveva una figlia che viveva là, Medioli lo aveva contattato. Mi disse: "Liliana, accompagnami". Ci siamo visti, gli ho parlato e lui mi ha risposto: "Fammici pensare". Qualche giorno dopo mi ha chiamato Renzo. "Burt viene gratis” - ha spiegato - "perché non può accettare la cifra che gli avete proposto e allora preferisce non essere pagato. Viene gratis e vuole solo una macchina". Burt era una persona dolcissima, oltre che un bellissimo uomo.

JOHN MALKOVICH John Malkovich provava a fare lo snob con me, ma era evidente che in fondo non lo era. Ricordo che ci incontrammo a Parigi per una prova costumi de Il gioco di Ripley. Non rammento la nostra conversazione, ma a un certo punto gli dissi qualcosa e d’improvviso la sua aria tronfia sparì e lui smise di darsi delle arie. John è un altro genio, solo che ha paura di non essere un grande attore.

 



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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