Interviste Cinema

Le voci sole, Giovanni Storti senza Aldo e Giacomo: diario di una solitudine tra fabbrica e inferno social

In arrivo nelle sale il 2, 3 e 4 luglio, Le voci sole è una felice incursione di Giovanni Storti in un film drammatico. Presentato in concorso al Taormina Film Fest, il film è una storia di solitudini, haters e ricette culinarie in un mondo attraversato dalla pandemia.

Le voci sole, Giovanni Storti senza Aldo e Giacomo: diario di una solitudine tra fabbrica e inferno social

Se Aldo Baglio ha indossato una t-shirt rosa fucsia con il logo del Taormina Film Fest per incontrare la stampa una volta arrivato nella splendida cittadina siciliana, Giovanni Storti è andato su un più classico completo blu, ma la camicia con i palloncini colorati che aveva sotto esprimeva certamente la sua briosità e la sua allegria, e si sposava benissimo con il suo sorriso aperto.

Giovanni Storti (o semplicemente Giovanni) è il protagonista del secondo titolo italiano in concorso del festival, un'opera originale e particolarissima che affronta tematiche scottanti e si sofferma sulla contemporanea alienazione, resa ancora più evidente dalla pandemia. Intitolato Le voci sole, il film racconta la storia di un uomo che, a causa della crescente povertà del suo paese (l’Italia) e della difficoltà di trovare un impiego, va in Polonia a lavorare in una fabbrica. Le sue videochiamate con la moglie e il figlio, nelle quali si parla essenzialmente di pietanze da cucinare, approdano quasi per caso su Internet e, in men che non si dica, Giovanni ed Enrica e diventano delle web star, confrontandosi da una parte con il successo e il guadagno facile e dall'altra con gli hater e con la superficialità di un mondo stupido e fasullo. A dirigere il film sono Andrea Brusa e Marco Scotuzzi, che avevano già diretto Giovanni Storti in un corto. L'attore ha parlato benissimo di loro, e ha detto: "Hanno una visione che forse c'era negli anni Cinquanta, nel senso che sono capaci di cogliere la realtà mentre accade, cosa che è difficile trovare in altri autori. Forse questa qualità ha a che vedere con il fatto che sono registi indipendenti. Questa storia mi è piaciuta subito, e poi mi dava la possibilità di interpretare un ruolo drammatico e molto interessante. Certo, c'era la difficoltà di non avere di fronte un attore o un'attrice con cui interagire, e infatti Andrea e Marco sono stati bravi a farmi fare delle prove, cosa che cerco sempre di evitare, e invece nel nostro caso è stato un bene: hanno voluto fare anche delle prove tecniche per capire come si poteva realizzare il film".

Se Giovanni se ne sta solo soletto nella sua tristissima casetta in Polonia, sua moglie, che non ha più tanto lavoro, continua a essere un angelo del focolare, anche se mantiene il suo bel caratterino. A interpretarla è Alessandra Faiella, che ha un background teatrale e molta esperienza nella commedia: "Per noi attori che veniamo dal teatro cimentarsi con il cinema è sempre una grande sfida, perché sulle tavole del palcoscenico siamo abituati veramente a una recitazione poco naturalistica, non nel senso della macchietta, ma comunque l’espressività teatrale è molto più forte rispetto a ciò che si fa nel cinema, dove è necessario un lavoro di sottrazione. In più non siamo stati usati come attori comici, anche se, permettetemi di dirlo, a Seattle gli americani ridevano, e non so se sia un bene o un male, ma ci sono diverse persone che hanno trovato il film molto divertente nella prima parte. E’ una lusinga, perché sia che il pubblico lo trovi comico, o solo ironico o drammatico, vuol dire che come attori abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, perché pur lavorando di sottrazione abbiamo dato al racconto il giusto tono di commedia amara".
"Qui la nostra recitazione" - ha aggiunto Storti - "è sempre stata molto aiutata dalla scenografia: una triste casa polacca dove volevano farmi cucinare sempre patate è stata fondamentale per entrare nel personaggio".

Ne Le voci sole i social sono il male assoluto, perché illudono chi acquista notorietà di essere una persona importante e, in fondo, privano ogni individuo della sua identità e specificità. Da uomo del Novecento, Giovanni Storti non ne subisce il fascino: "Non sono sui social perché non voglio approcciarmi a un mondo che non mi interessa conoscere. Ammetto che lo capisco poco, so che può essere molto spiazzante, perché un giorno sei un fenomeno, e il giorno dopo non lo sei più, dunque è un contesto che fa un po’ paura e quindi lo evito. E poi mi interessa molto più la realtà e stare in compagnia del perdere tempo sui social".

Anche non è su Instagram, Facebook e così via, Giovanni gode ugualmente di una robusta fama, visto che fa parte di un trio comico storico, però l'attore ha i piedi ben piantati per terra: "Ci chiedete se la popolarità ci abbia mai fatto montare la testa? Fortunatamente no, perché quando a uno dei tre capitava di montarsi la testa, gli altri due gli dicevano: 'Ehi, scemo, abbassa la cresta', quindi fortunatamente non sono mai caduto in questa trappola: con Aldo e Giacomo ci siamo sempre sentiti persone normali".

E’ una curiosa coincidenza il fatto che tanto Aldo, quanto Giovanni abbiano deciso di fare altro in questi ultimissimi anni. E Giacomo ha scelto di percorrere per un po’ una strada nuova. Per Giovanni ciò non significa che il trio si sia stufato del lavoro insieme: "Sono quarant'anni che lavoro con Aldo, trenta e passa con Giacomo. Sicuramente ci fa bene avere delle esperienze diverse, tant'è vero che, quando poi ci si ritrova, come adesso che abbiamo girato il nuovo film insieme, ognuno porta un po’ delle esperienze che ha fatto, magari un atteggiamento diverso che può arricchire il trio. Ma comunque è normale che uno, dopo tanto tempo, voglia sperimentare cose nuove. Io so di avere anche una vena drammatica, di cui questi due registi si sono accorti, Aldo rimane il giullare che è e Giacomo sta lavorando in teatro, e il teatro si sa che è la sua passione, quindi penso che ci faccia bene separarci di tanto in tanto".

Tanto Giovanni quanto sua moglie e suo figlio (Davide Calgaro) sono nel film persone sole, e forse le voci sole del titolo non appartengono a quei pochi hater che Giovanni e signora hanno all'inizio. Forse sono le loro, perché si tratta di voci fuori dal coro. A fare un confronto tra la solitudine di Giovanni e quella della sua famiglia è stata Alessandra Faiella: "Secondo me sono due solitudini diverse. Sicuramente Enrica ha la possibilità di comunicare con il figlio e quindi ha ancora qualche contatto con l’umanità, rispetto a Giovanni che è isolato e soffre di una solitudine esistenziale molto pesante. Ma tutto il mondo è solo, a ben pensarci, perché le relazioni si fanno sempre più frantumate e c'è sempre più distanza fra gli individui. Il film sottolinea la solitudine violenta del mondo dei social, ma in quest'epoca post pandemia siamo tutti un po’ più soli".

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