Le ossessioni che ci fanno stare al mondo: Francesca Comencini racconta il suo film.

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Le ossessioni che ci fanno stare al mondo: Francesca Comencini racconta il suo film.

L’amore è la più diffusa delle ossessioni, oltre che la più imprevedibile. Francesca Comencini sembra esserne ben consapevole nel suo libro Amori che non sanno stare al mondo, ora diventato un film dallo stesso titolo, al Torino Film Festival nella sezione Festa mobile, dopo essere passato a Locarno. Protagonista assoluta è Lucia Mascino, presente in quasi ogni inquadratura, che si dispera, riflette e infine prova a superare il suo amore per un collega - entrambi insegnano all’università - interpretato da Thomas Trabacchi.

“È un film che vuole sollevare domande, con la voglia di andare oltre alla superficie”, ha dichiarato in un incontro con la stampa romana la regista. “Non credo che un racconto possa essere neutrale, ma questo non vuol dire che voglia giudicare. Il punto di vista è ovviamente femminile, essendo il mio e quello delle due ottime sceneggiatrici che hanno reso più universale il mio libro, Francesca Manieri e Laura Paolucci.”

Era partito inizialmente come un quaderno di appunti sparsi, con quattro voci fuori campo che si raccontavano, “con un titolo che rimanda a come sia un amore che seppur reale fa fatica a stare nella dinamica della vita di tutti i giorni. L’unico vero punto in comune fra libro e film è la sua frammentarietà, la sua forma da flusso di coscienza, il suo apparente disordine. Un inizio ossessivo, poi il tentativo di rimettere insieme i cocci, dopo la disperazione per un amore finito, poi la riflessione su cosa non abbia funzionato, per poi ritrovare se stessa.”

Amori che non sanno stare al mondo contiene alcuni inserti di repertorio sulle balere, una scelta prevista in sceneggiatura, occasione per la Comencini “per dare un tocco universale a una storia che ragiona sull’amore con codici legati al mondo di oggi, quello in cui viene vissuto, sullo stato dei rapporti fra uomini e donne, assolutamente non come rimpianto: da femminista non posso provare nostalgia per un’epoca in cui questi rapporti erano sì più semplici, ma a un prezzo enorme pagato dalle donne. È una sorta di favoleggiare un’inesistente età dell’oro e fare i conti cinematograficamente con il tempo storico e l’amore”.


Il punto di vista è chiaramente quello della regista, che ha anche attinto a qualche esperienza personale, ma ci tiene la Comencini a specificare come sia “un film radicalmente femminile, essendo io una donna, ma spero non inquisitorio contro gli uomini, a cui ognuno reagisce in modo diverso, ma spero senza pregiudizi o acrimonia. Un ruolo importante lo gioca l’età dei due, coetanei alle prese con il secondo atto della loro vita. Non volevo raccontare una vittima, ho preferito risultasse insopportabile, matta, auto ironica o disperata, ma non vittima. Specularmente lui è giustamente spaventato dagli eccessi di questa donna, un dato tipico del maschile in questa epoca di arretramento, intimoriti dalle libertà acquisite dalle donne.

Naturalmente la parola l’hanno presa anche i due protagonisti. Partiamo da Lucia Mascino, presente praticamente in ogni inquadratura. “Leggendo la sceneggiatura sono stata immediatamente folgorata da come la storia sia raccontata dall’interno, frammentaria, permettendo un punto di vista emotivo, senza dover ragionare su come tutto avvenga. Non abbiamo provato per rappresentare le parole presenti in scrittura, ma per entrare in contatto con questo punto di vista. Ho cercato di rendere piano piano la sua storia la mia, assottigliando sempre più la distanza, dando la dignità di esistere al punto di vista del personaggio. Mi sono innamorata in maniera travolgente di lei, mi capita raramente. Non mi auguravo che nella vita mi accadesse una cosa così bella. Un racconto dell'auto determinazione del personaggio, com l’arte magnifica di mischiare commedia e tragedia. Sono stata trafitta prima, durante e dopo, mentre ora sono felice”.

Scherzando sul suo ruolo da minoranza etnica, rimbrottato per questo dalla sceneggiatrice Francesca Manieri - “a noi donne capita sempre e non lo sottolineamo”-, Thomas Trabacchi ha così raccontato l’esperienza. “Flavio è un uomo che non ce la fa, portatore di un mondo che non sa vivere l’amore, che ti mette a nudo. Deve rinunciare al potere legato al suo essere uomo di successo, situazione a cui siamo così tristemente abituati. È stato un coraggioso e lungo processo creativo che ci ha permesso di improvvisare, grazie all’impegno di tutti. Flavio non riesce a mettersi in gioco, rinunciando a delle cose che lo fanno sentire al sicuro. L’amore destabilizza, toglie certezze e viviamo in un’epoca in cui è normale scegliere una piatta normalità. Bisogna avere il coraggio di guardarsi ogni mattina in uno specchio frammentato, cercando di metterlo a posto ogni giorno. Conosco tanti cinquantenni che lasciano la partner di una vita e si mettono con una donna molto più giovane, una dinamica nevrotica, magari legata alla paura della morte. So che è un tema attualissimo, ma non sopporto quando vedo un vecchio che non si accontenta di mettere a frutto l’immaginazione - che grande soluzione l’onanismo -, ponendo occhi e altro su un’energia che non gli deve appartenere. Arrenditi”.

A proposito delle molestie denunciate in queste settimane, Francesca Comencini dice: “al tema dell’abuso ho dedicato molto tempo e almeno due film. Sarebbe molto importante alzare il livello del dibattito, sui giornali e fra di noi. In tutto il mondo le donne hanno iniziato a parlare, raccontando dinamiche che non credo siano limitate al mondo del cinema, ma sistemiche. Storie tristemente simili, e credo sia importante e positivo che siano uscite fuori. Credo però ci si debba interrogare sul rapporto fra la parola della donna e la verità. A partire da Asia Argento, inizialmente attaccata su tutto, per fortuna poi molti blog e realtà femministe hanno invertito la rotta. La questione riguarda il sistema patriarcale e bisognerebbe parlarne in termini politici.”

Amori che non sanno stare al mondo uscirà in sala il 29 novembre, dopo la presentazione domenica 26 al Torino Film Festival.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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