Le morti sul lavoro fra leggerezza e dramma: Valerio Mastandrea esordisce con Ride in concorso a Torino

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Le morti sul lavoro fra leggerezza e dramma: Valerio Mastandrea esordisce con Ride in concorso a Torino

“Mi sembrava giustamente paradossale”. Spiega così Valerio Mastandrea la scelta del titolo, Ride,  per la sua opera prima, presentata oggi in concorso al Torino Film Festival. Anche se non c’è poi molto da ridere, (“sulla carta era molto più divertente”), ma l’elaborazione del lutto di una madre e un figlio per la morte sul lavoro del marito/padre è raccontata da Mastandrea con il suo consueto stile, questa volta applicato alla regia e ai suoi interpreti, in cui leggerezza e impegno, disincanto e dramma, si mescolano continuamente. “Spero di non accorgermene mai da dove venga questo alternarsi di estremi”, ha dichiarato il neo regista romano alla stampa presente a Torino. “Come diceva un calciatore, un difensore centrale, si gioca come si vive. Nel film c’è molto di me, anche le contraddizioni, umane e professionali, in questo nostro mestiere che ti pone costantemente in contatto con te e con il mondo che ci circonda”. 

La morte sul lavoro, tema sempre d’attualità eppure spesso nascosto sotto il tappeto. “Volevo raccontare come nell’epoca in cui viviamo sia difficile entrare in contatto con le proprie emozioni, che siano gioie o dolori, quando è proprio la possibilità di provare delle emozioni che ci differenzia dalle bestie. Una società che condiziona perfino come tu possa vivere una situazione di lutto in maniera più o meno sana, visto che i parametri in cui si vive il dolore cambiano per tutti; ognuno è libero di viverlo a modo suo. Ormai siamo abituati alle morti bianche come a quelle degli africani in un naufragio, sono simbolo dell’ipocrisia del mondo in cui viviamo. Un personaggio nel film dice ‘si muore in guerra, non al lavoro’, il che è un’ottima sintesi della questione. Nella differenza con cui ognuno vive un lutto, per il bambino il funerale pubblico diventa un'occasione di riscatto, di affermazione d’identità. In generale l’avvicinarsi al funerale crea una situazione quasi più assurda della morte stessa. Se continuerò a fare questo secondo lavoro non potrò prescindere dal raccontare dove sono e cosa c’è intorno a me”.

Un Mastandrea impegnato, che già nella sua prima regia di un cortometraggio, Trevirgolaottantasette (2005), affrontava il tema delle morti bianche. “Da allora non è cambiato nulla”, ha detto, “se non in peggio, nonostante sia convinto che non c’è malizia nel mondo in cui i giornali dedicano spazio a quelle morti per qualche giorno, per poi passare ad altro. Il rischio è quello della consuetudine rispetto a certi temi molto forti, ormai il 1 maggio lo festeggiamo con un concerto, ma il lavoro è più da reclamare che da onorare, o da criticare per come si è sviluppato negli ultimi anni. Bisogna imparare a dirigere gli attori e pensavo che sarei stato molto più disponiile, invece ero arrabbiato, tendevo a stargli dietro e a ripetere il modo in cui avrebbero dovuto dire le battute, tanto che Renato Carpentieri, nel film il padre, a un certo punto mi ha detto ‘tu hai una grande pregiudiziale nei confronti degli attori, non possiamo tutti recitare come te’.”

Sono tutti concordi gli interpreti, anche i bambini, nel sottolineare, con la giusta ironia, come l’esordiente sia stato a dir poco ‘molto esigente’ se non, addirittura, ‘autoritario’.
Sicuramente, come nelle caratteristiche della persona e del personaggio, non sono mancate delle ossessioni. “Ce l’avevo dirigendo un corto, figuratevi come qui sia diventata una vera patologia. Ogni tanto mi sogno un carrello circolare che gira intorno al mio letto, ma l’esperienza con Non essere cattivo di Caligari ha fatto capire a me, e alle persone con cui ho voluto tornare a lavorare, come la Kimera produzioni, cosa sia il cinema veramente. Abbiamo la stessa sintonia nell’intendere il cinema.

A proposito degli autori che possano averlo ispirato, Mastandrea risponde così: “Non sono uno studioso di cinema, cerco di vedere i film sempre con lo stupore dello spettatore. Da ognuno di quelli con cui ho lavorato ho imparato qualcosa, anche quelli con cui non vorrei lavorare mai più. Non faccio nomi, altrimenti si montano la testa”.

Inevitabile la domanda, per regista e protagonista Chiara Martegiani, di come sia stato lavorare in coppia, nella vita come sul set. “A parte il momento della proposta, che voleva dire unire in maniera molto profonda le nostre vite, non che fare un figlio insieme non lo sia altrettanto, direi che abbiamo separato senza problemi i nostri ruoli, a parte un paio di sbrocchi di Chiara. Ho comunque chiesto consiglio a qualche amico che ha vissuto situazioni simili, poi noi stavamo già insieme: provate voi a mantenere il rapporto anche dopo aver girato un film insieme, so’ boni tutti a innamorarsi durante le riprese”.

Anche la Martegiani conferma una separazione dei ruoli, così come “una difficoltà iniziale nel trovare il giusto equilibrio fra leggerezza e dramma, mi sono dovuta affidare moltissimo a Valerio, ma leggendo la sceneggiatura ho visto come il mio personaggio avesse molte cose in comune con lui, per cui conoscerlo bene mi ha aiutato. Mi ha facilitato potergli rompere le scatole tanto sul personaggio, chiedergli sempre qualcosa per approfondire”.

Ride di Valerio Mastandrea uscirà il 29 novembre, in 110 copie, per 01 Distribution.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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