Le Invisibili raccontate con amore e umorismo: Incontro con il regista del film francese rivelazione dell’anno

-
5
Le Invisibili raccontate con amore e umorismo: Incontro con il regista del film francese rivelazione dell’anno

Le invisibili, donne senza fissa dimora per cui lottano ogni giorno un gruppo di appassionate operatrici sociali, a loro volta poco considerate, precarie e senza uno stipendio dignitoso. È una storia sociale, ma piena di umanità e umorismo, quella che racconta Louis-Julien Petit, in un film che in Francia ha superato il milione di spettatori, ottenendo attenzione politica fino a spingere Macron a ospitare una proiezione all’Eliseo.

Tre attrici professioniste, Audrey Lamy, Corinne Masiero e Noémie Lvovsky, insieme a tanti splendidi volti di donne che hanno vissuto la strada, in una storia di emarginazione che arriva in questi giorni ai Rendez-Vous del cinema francese, e sarà nelle sale dal 18 aprile, distribuito da Teodora.

Donne scelte con molti provini, nei centri d'accoglienza, che hanno creato un rapporto “per la vita”, come dice il regista, con tutta la troupe. Come una di loro, psudonimo Chantal, fra Cicciolina, Lady Di, Brigitte Macron. Lei si veste sempre di rosso, dopo che uscendo di prigione le amministrazioni a cui si rivolgeva per un aiuto rispondevano che era marchiata di rosso, ormai, che non potevano aiutarla. Il marito la picchiava, ormai era diventata una questione tragicamente semplice: o lei o lui. È stata lei a sparare e a ucciderlo. Ora è arrivata a cantare a squarciagola Non, je ne regrette rien di Edith Piaf davanti al Presidente della Repubblica Macron. “Il primo giorno di riprese le ho chiesto, come va?”, aggiunge Petit. “Benissimo, mi ha risposto, oggi sono immortale, i miei figli e i miei nipoti potranno sempre vedermi. Umorismo, amore e umanità, sono queste le tre parole chiave con cui abbiamo fatto questo film”.

Come è entrato nella vita di queste invisibili, senza fissa dimora?

Nessuno sceglie di vivere per la strada. Avevo scritto una prima sceneggiatura, dopo aver passato un anno nei centri di accoglienza, che era troppo vicina al documentario. Per cercare la luce e la commedia ci voleva un tetto per queste donne, mettere sullo stesso piano le senza fissa dimora come le operatrici sociali, il cui lavoro è minacciato. È stata dura arrivare in un centro per donne, ma le assicuro che nessuno è nato per essere una persona senza fissa dimora, avevano tutte più diplomi e la conoscenza di più lingue rispetto a me, che conosco solo il cinema. Ti rendi conto che potrebbero essere famigliari, amici cari, e che in un attimo la vita può cadere a picco. Il cento per cento delle volte sono lì per un dramma famigliare, in senso ampio

Ha sempre voluto fare il regista?

No, volevo fare tutt’altro nella vita, ma ho visto a 13 anni Martin Scorsese premiare a Cannes Roberto Benigni per La vita è bella, che gli si inginocchiò davanti. Quel film mi ha scioccato, sono rimasto sconvolto, avendo riso tutto il tempo di cose su cui non c’era da ridere, sono tornato a casa e ho detto a mia madre che volevo fare il regista. Ero ossessionato, ho fatto una ricerca per la maturità su quel film e poi mi sono laureato alla Scuola di cinema con una tesi sul determinismo ne La vita è bella.

A proposito di parlare di temi importanti in chiave comica, ne Le invisibili c’è un approccio che unisce il realismo dei non professionisti con la commedia sociale britannica alla Ken Loach o The Full Monty.

Le commedie anglosassoni del periodo post Thatcher mi sono vicine; aveva distrutto anche il cinema e la cultura inglese. Loach o Frears hanno deciso di ridere dei suoi disastri, film come My Beautiful Laundrette o The Full Monty ci insegnano come “visto che non abbiamo più niente, abbiamo tutto da guadagnare.” Mi riconoscevo in queste commedie sociali, mi davano speranza in quanto cittadino. I personaggi sono i resistenti dei nostri tempi. Le invisibili è vicino anche a certe commedie italiane come Lo scopone scientifico di Comencini o quelle di Scola,. Le ingiustizie che affliggono la società francese offrono tanto da raccontare ai registi.

Ha avuto influenza sulla politica francese il successo del film?

Ci sono state alcune conseguenze positive, la sindaca di Parigi ha visto il film dietro a me al Festival di Angouleme, e da dicembre ci sono una cinquantina di donne che vivono nel comune alloggiate e accompagnate da operatori sociali, come si mostra nel film. Una proiezione è stata ospitata all’Eliseo al Presidente della Repubblica Macron, molte istituzioni hanno usato il successo del film per dare notorietà e visibilità alle invisibili. Una legge è stata promulgata, che assegna le case con un affitto in proporzione alle possibilità economiche dei primi in graduatoria, che talvolta pagano cifre appena simboliche. Ma è molto complicato, il governo conosce le problematiche e sa quale siano le soluzioni, bisogna veder.e se hanno la voglia e il potere di applicarle. Io sono un regista, posso solo fare dei film che pongano l’attenzione sui problemi, non risolverli.

Le invisibili sarà nei cinema italiani dal 18 aprile, distribuito da Teodora.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
Lascia un Commento
Schede di riferimento
Lascia un Commento