Interviste Cinema

Le confessioni: Roberto Andò e Toni Servillo tornano a raccontare la politica, "con un ponte tra realtà e immaginazione"

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Il nuovo film del regista siciliano e l'attore napoletano porta un monaco certosino a sconvolgere gli equlibri di un summit economico del G8.

Le confessioni: Roberto Andò e Toni Servillo tornano a raccontare la politica, "con un ponte tra realtà e immaginazione"

Dopo Viva la libertà, Roberto Andò bissa la collaborazione con Toni Servillo e, passando dal particolare dell'Italia al generale della politica economica su scala planetaria, continua a occuparsi a modo suo di politica: “Gettando un ponte tra realtà e immaginazione,” spiega, “e con modalità meno ideologiche e costrittive del cinema politico italiano degli anni Settanta. Oggi è un privilegio che abbiamo, quello di interrogare la politica con maggiore libertà, e per farlo io mi appoggio agli strumenti spiazzanti umani e sottili del dubbio: utilizzando, come in questo caso, religione e arte.”
Già, perché Le confessioni, titolo squisitamente agostiniano per un film che di S. Agostino propone al massimo un paio di citazioni e non molto altro, per stessa ammissione del suo autore, vede Servillo nei panni di uno dei tre ospiti eccentrici voluti dal direttore del Fondo Monetario Internazionale a un summit dei ministri economici del G8: lui, un monaco certosino un po' poco ortodosso, gli altri due una ricchissima scrittrice di romanzi per ragazzi e un musicista col pallino dei diritti umani.

Quella del monaco, Roberto Salus, sarà una presenza scompaginante gli equilibri di questi potenti della terra, anche per via di una morte misteriosa sulla quale bisognerà far luce. “L'idea di questo film risale a circa due anni e mezzo fa,” racconta Andò. “Dopo Viva la libertà mi sembrava naturale lavorare ancora sulla ricognizione di alcune figure di potere, partendo dalle cose che mi inquietano e mi assillano. Nel corso degli ultimi anni, l'economia ha perso la sicurezza esibita in altri momenti per via della crisi che ci ha colpiti e delle risposte che non ha saputo dare: è disorientata, e  noi l'abbiamo messa a confronto con una figura totalmente spiazzante, che ci apre porte mai aperte prima in quel mondo.”

Le confessioni è ambientato in un hotel esclusivo e realmente esistente sulle rive del Mar Baltico, racconta il regista, “un luogo dove si è realmente tenuto un G8, che è stato per noi un punto di partenza per il racconto. Un rifugio di lusso, segreto e privato, che permette di ritrovare una intimità e anche, nella sua architettura razionalista, di essere un paesaggio morale: perché per me, come dice il poeta Brodskij, l'etica comincia dall'estetica.
E l'etica è un punto centrale di un film nel quale il monaco di Servillo, quasi suo malgrado e soprattutto attraverso il sacramento della confessione, arriva a minare certezze e proporre implicitamente visioni diverse del mondo e dell'economia.
Salus è un personaggio singolare per diverse ragioni,” spiega l'attore napoletano. “È un uomo di fede che ha un credo ma che soprattutto si mostra come persona credibile, e Dio sa quanto abbiamo bisogno di figure del genere; è un uomo che oppone a un mondo di dichiarazioni ufficiali, quello nel quale si ritrova come ospite, una dignitosa renitenza: non dirà mai ciò che non pensa. Non ti immagineresti mai che un personaggio così, che crede che non gli appartenga nemmeno la sua stessa vita, sieda allo stesso tavolo di persone che pensano invece gli appartenga il mondo intero.”

Servillo si infastidisce un po', e non a torto, se gli viene chiesto quale sia il suo rapporto con la fede (“direi che sono fatti miei, qui stiamo presentando un film”), mentre racconta  con passione quale sia per lui l'elemento eccitante del recitare un eroe positivo come Salus: “L'opportunità che Salus regala al pubblico è quella di entrare dove normalmente non è concesso, ma allo stesso tempo un personaggio così mette lo spettatore in una posizione più scomoda rispetto a un eroe negativo, con il quale è decisamente più facile rapportarsi per differenze e contrapposizioni: qui paragonarsi a Salus richiede una grossa responsabilità, spinge a domandarsi se davvero si avrebbe il coraggio di comportarsi come lui, e un ritratto del genere mi pareva molto interessante.”
E nella realtà Toni Servillo si sente esempio o guida per qualcuno? “Il mestiere dell'attore è un mestiere che si basa sulla trasmissione di quello che si è imparato, da generazione in generazione,” dice, “ma non sta a me dire se sono una guida o meno per qualcuno. Se qualche giovane me lo riconosce, ne sono onorato, ma non sarà di certo così stupido da confermarlo.”

Intanto, però, Servillo incassa notevoli complimenti da Daniel Auteuil, che nel film di Andò è il direttore del FMI, uno dei tanti nomi importanti del cinema internazionali coinvolti in un cast che comprende Pier Francesco Favino, ma anche la danese Connie Nielsen e la canadese Marie-Josée Croze, il tedesco Moritz Bleibtreu e il francese Lambert Wilson, molti dei quali presenti in conferenza stampa.
Auteuil, invece, i complimenti a Servillo (“un attore meraviglioso che appartiene a tutto il mondo del cinema, e non solo a voi italiani”)e i saluti ai colleghi e ai giornalisti li ha inviati con un videomessaggio, impegnato com'è nelle prove di uno spettacolo teatrale a Parigi e troppo stanco (e troppo spaventato) per prendere un aereo in giornata per Roma.
Merde,” dice però da consumato uomo di spettacolo al termine del suo messaggio, sia per la presentazione de Le confessioni alla stampa che quella al pubblico, che avverrà il prossimo 21 aprile.
E chissà che, complice o meno il riscontro al botteghino del film di Andò, il regista siciliano non possa tornare presto a raccontare la politica (“con gli strumenti del cinema e quelli della poesia,” come dice Marie-Josée Croze) anche in televisione: “La RAI mi ha proposto una serie che stiamo sviluppando e che spero realizzeremo,” dice.
Un paio di centesimi su Servillo protagonista, saremmo anche pronti a scommetterli.

La nostra recensione di Viva la libertà, il film precedente della coppia Andò-Servillo.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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