Laura Morante presenta L’età d’oro a Bari: "Mi porto dietro le conquiste interiori del femminismo"

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Laura Morante presenta L’età d’oro a Bari: "Mi porto dietro le conquiste interiori del femminismo"

La bella signora del cinema italiano Laura Morante è già apparsa in passato sugli schermi del Bari International Film Festival, dove lo scorso anno è stato apprezzato il suo primo film da regista Ciliegine. In questo 2016 il BIF&EST ha avuto il privilegio di vedere sia il suo secondo film da regista (Assolo), che L’età d’oro, di cui è protagonista e che Felice Laudadio ha incluso nella sezione ItaliaFilmFest/Nuove proposte Cinema italiano in concorso. Diretto da Emanuela Piovano e in sala dal 7 aprile, quest’ultimo racconta un personaggio realmente esistito, la femminista e pasionaria Annabella Miscuglio, che fu tra i fondatori del cineclub Filmstudio, del gruppo femminile italiano di cinema Colllettivo Romano, e che diresse documentari, e opere sperimentali. L’approccio del film che la racconta non è quello del classico biopic, perché la regista si è inventata una sorta di alter-ego della Miscuglio e ha immaginato una riunione dei suoi amici più cari all’indomani della sua morte.

Girato a Monopoli, L’età d’oro è interpretato anche da Gabriele Dell’Aiera, Eugenia Costantini, Giselda Volodi, Stefano Fresi e Gigio Alberti, che non aveva ancora avuto occasione di vedere il film. Lo ha fatto proprio al BIF&ST, come ha raccontato durante la conferenza stampa di presentazione:

"Mi è piaciuto" - ha detto. "Sono rimasto gradevolmente sorpreso, un po’ perché mentre sei sul set non ti rendi mai completamente conto delle cose e di ciò che stanno facendo gli altri attori, e un po’ per la maniera originale in cui L’età d’oro è stato girato. Ci sono state parecchie versioni della sceneggiatura prima di arrivare a quella finale. Sul set c’erano delle cose che non riuscivo a capire bene, ho chiesto a Emanuela e lei ha detto: ma noi lavoriamo contro la sceneggiatura. Ma come? L’hai scritta tu, che vuol dire? Adesso che facciamo? Poi ho capito. Lavorare contro la sceneggiatura vuol dire lasciare un po’ di spazio a quel momento preciso in cui si gira e che ha una carica particolare per ciò che tutti ci mettono.  Io sono un dogmatico della sceneggiatura, ma ho scoperto che ci può essere qualcosa di più: se in quegli attimi ti lasci andare, il film può acquistare un valore aggiunto".

Anche la Morante si sentiva un po’ spiazzata nei giorni immediatamente precedenti il primo ciak. Da attrice anche di teatro, e da scrittrice, è infatti un’artista che ha sempre venerato il testo: "Ci sono state diverse versioni della sceneggiatura, è vero. Ci riunivamo e parlavamo, poi il copione prendeva forma. Al principio ero un po’ spaventata, sono arrivata sul set intenzionata a muovermi con cautela, ma siccome Emanuela è una trascinatrice, ci siamo tutti fatti conquistare da questo suo fervore e abbiamo cominciato a servirci anche dell’improvvisazione. Emanuela non faceva mai marcia indietro sullo stile delle riprese, ma dal punto di vista della costruzione dei dialoghi era estremamente aperta. Per il monologo finale lei inizialmente aveva pensato a una lettera, ma io le ho detto: è un film sul cinema, sono più forti le immagini. Lei ha subito risposto: sì, sì. Avevamo pochi minuti, abbiamo buttato giù una traccia e poi ho improvvisato. E’ stato bellissimo.

L’età d’oro è un progetto nato diversi anni fa e voluto, in un certo senso, dalla stessa Miscuglio. Emanuela Piovano racconta come e quando è nata l’idea: "Io penso sempre che sono i film che ti trovano. Sono sempre stata inseguita dai film che ho fatto. Abbiamo impiegato tredici anni a rispondere a questa chiamata che era arrivata da Annabella stessa. Io l’avevo frequentata negli anni ’80, poi nel 2002 mi chiamò e mi disse: sei nella lista delle persone che vorrei salutare prima di morire. Me lo disse con voce serena. Accidenti, pesai, poi partii con il motorino per andare a trovarla in clinica. A un certo punto mi fermai a un semaforo e scoppiai a piangere. Per sei mesi le sono stata vicina, non l’ho più lasciata. Quando è mancata, con Silvana Silvestri ci siamo interrogate su come procedere, abbiamo fatto interviste, abbiamo realizzato un teaser, poi ci è venuta l’idea di Arabella, che è una trasfigurazione di Annabella. Annabella avrebbe amato Arabella, perché non era una donna narcisista ed egoriferita.

L’invenzione di Arabella ha molto appassionato Laura Morante, che sul set ha sperimentato un doppio registro: "Per me era divertente questa curiosa esperienza, perché invece di rifare Annabella, dovevo semplicemente interpretare Arabella. La cosa interessante era che Arabella non è uno ma due personaggi, non solo perché è anche una mamma, ma perché i dialoghi con il figlio sono proiezioni del figlio stesso. Noi vediamo Arabella attraverso i sentimenti contraddittori e conflittuali del figlio. C’è l’Arabella reale dei flashback e delle interviste e quella che dopo la morte dialoga col figlio. Perfino in questa seconda versione evolve, all’inizio è frivola, poi si approfondisce. Capita raramente di avere così tante sfumature sottili da raccontare.

L’età d’oro fotografa un tempo in cui c’erano ideali collettivi e ogni gesto, soprattutto artistico, diventava politico. Quando Arabella ha cominciato le sue battaglie, Laura Morante era impegnata con la danza, il femminismo però è riuscito a entusiasmarla e in qualche modo anche a influenzarla: "All’epoca facevo la ballerina, sono arrivata alla fine di questo movimento. Il femminismo l’ho frequentato poco, ma ho usufruito di alcune sue conquiste, non quelle sociali, che poi stiamo ancora inseguendo, ma le conquiste più interiori. Anche quei traguardi là sono stati inspiegabilmente dispersi, io ho fatto in tempo a servirmene, il lavoro di coscienza di sé che il femminismo ha promosso per le donne è stato un risultato importantissimo che gli anni del berlusconismo hanno totalmente disintegrato, è un’eredità che bisogna recuperare".

Non c’è solo Annabella Miscuglio ne L’età d’oro, come sa bene  - e conclude - Emanuela Piovano, che nella vita ha fatto molti incontri formativi e fondamentali: “Con questo film ho voluto rendere omaggio a tutte le figure femminili importanti che ho conosciuto in Italia e nel mondo. Persone che si lasciavano appassionare dalla cultura, cosa che ormai succede molto di più in provincia. Caterina d'Amico, parlando di questo progetto ha detto: è bello perché racconta la provincia".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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