Interviste Cinema

Laura Luchetti su Fiore gemello: “La Sardegna geografia dell’anima ci ha accolto e protetto”

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Due ragazzi di mondi diversi in fuga si ritrovano come fiori gemelli sullo sfondo di un'isola splendida e selvaggia.

Laura Luchetti su Fiore gemello: “La Sardegna geografia dell’anima ci ha accolto e protetto”

Due ragazzi in fuga nel cuore splendido e ostile della Sardegna. Due solitudini che si riconoscono, mentre intorno a loro la natura sembra accoglierli e metterli in pericolo, a fasi alterne. Fiore gemello, opera seconda di Laura Luchetti, ha iniziato il suo percorso al Toronto Film Festival, passando per Busan, Londra e la sezione Alice nelle città della Festa di Roma. Una fuga per il mondo, come quella dei due protagonisti, che si conclude finalmente nelle sale italiane, dove uscirà a partire dal prossimo 6 giugno, distribuito da Fandango.

Ne hanno parlato alla stampa, insieme alla regista, i due giovani protagonisti, Anastasiya Bogach e Kallil Kone. La prima è arrivata in Italia in un van a 4 anni, insieme alla famiglia, stabilendosi poi a Cagliari, da cui ha preso un bell’accento; lui è partito dalla Costa d’Avorio con il sogno di fare l’attore, mai concretizzato nel suo paese, per arrivare anche lui in Sardegna, scelto dopo un casting di strada complicato, effettuato sia a Roma che a Cagliari.

“Quello che mi interessa nelle storie che racconto è l’innocenza; come non perderla, o riconquistarla se violata. Qui ci sono due ragazzi che hanno il diritto di lottare per il loro futuro. Anni fa qualcuno mi ha raccontato di una ragazza che era partita dal meridione, da sola, per arrivare fino in Inghilterra. Ho poi fatto delle ricerche sui cosiddetti fantasmi, i migranti che arrivano sulle nostre rive sotto la luce dei riflettori, ma poi? Spesso scompaiono e finiscono vittime del traffico di droga e della prostituzione. Sulla carta Anna e Basim non hanno niente in comune, ma poi succede che nascono amicizie o amori impossibili. L’incontro con questi due ragazzi ha dato sostanza a tutta la ricerca fatta per le varie stesure della sceneggiatura. La storia è cucita attorno a loro e nessuno è veramente buono o totalmente cattivo.”

“È la mia primissima esperienza”, ha dichiarato Anastasiya Bogach, “ho provato a partecipare al casting, ma non me l’aspettavo proprio. Mi sono trovata molto bene, Laura mi ha aiutato a sentire dentro il personaggio, mi sono immaginata la mia faccia nel corpo di Anna e in quel contesto, per vivere la sua storia. È stato un vortice di cose bellissime, riflessioni e un complesso lavoro su me stessa e sul personaggio. Per interpretare qualcuno devi anche conoscere bene te stessa”. 

Anche per Kalill Kone è stata la prima volta, anche se in Africa era cresciuto col sogno di fare l’attore, si esibiva per strada per far ridere, imitando anche il presidente della sua Costa d’Avorio. “Mi sono sentito molto bene anche io, perché è la mia storia, l’ho vissuta veramente emigrando fino a qui. Avevo voglia di scoprire se ho del talento e, grazie a Laura me ne sono reso conto, spero di fare l’attore per sempre. Quando ho saputo che a Cagliari facevano un casting ho deciso di andare, per far vedere di cosa ero capace. È bello vedere la mia faccia sullo schermo, spero di continuare”.

La Sardegna ha un ruolo chiave per la regista, che ama ambientare le sue storie nella natura e non in città. “È un posto isolato, dove la gente si nasconde per un motivo. La scrittura, che ha previsto mille diverse versioni, è stato un processo emotivo molto forte, aiutato della materia di questo lavoro: i giovani attori. In fondo per loro era la prima volta, ma anche per me con non professionisti, e in generale sono solo al secondo film. Nei due ragazzi ho ritrovato la qualità dei gatti di strada, sono entrambi due sopravvissuti, lei viene dall’Ucraina, lui da un lungo viaggio in Africa. Per me l’atto politico risiede nell’espressione dei proprio sentimenti”.

Due ragazzi problematici che scappano, Anna da un evento traumatico che verrà poi svelato, inseguita da un uomo. “Non ha mai parlato in nessuna stesura della sceneggiatura. Un trauma spegne il suo sole, e trovo che dopo certi dolori il silenzio sia più fragoroso delle urla o di tante parole. L’ultima e la prima che sentiamo è il nome di Basim. La Sardegna è un altro protagonista, con i suoi luoghi quasi marziani, mi piace definirla una geografia dell’anima, un posto che nasconde meraviglie, ma anche luoghi isolati che ti fanno sentire fuori dal mondo. Si nascondono in una salina che sembra la luna. La natura mi ha colpito tantissimo, anche nella sua parte più inquietante c’è della bellezza e volevo che la trovassero anche loro, creandosi il loro nido. Mi piaceva poi iniziare a San’Antioco, dedicata a un martire romano, un africano. L’isola ci ha protetto, accolto e aiutato.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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