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Latin Lover - Cristina Comencini e il suo cast internazionale presentano il film

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Presentato il film con l'ultima interpretazione di Virna Lisi.

Latin Lover - Cristina Comencini e il suo cast internazionale presentano il film

Arriva al cinema in 300 copie giovedì Latin Lover, il nuovo film di Cristina Comencini che vi dirige un cast corale e internazionale. E’ un film che fa il ritratto non nostalgico ma divertente e a tratti anche commovente di un grande attore del passato, attraverso gli occhi delle sue mogli, figlie e amanti che si ritrovano per la deposizione di una lapide in suo onore nel suo paese natale, con tutti i guai e le rivelazioni che ne conseguono.

E’ anche l’ultimo film girato da Virna Lisi, in un ruolo che rende giustizia al suo talento e che la vede in perfetta forma, come l’anno scorso sul set tutti la ricordano. A lei il film è dedicato e proprio Cristina Comencini apre la conferenza stampa con un suo ricordo:

“Oggi Virna manca moltissimo, con la sua grande vena mai sdolcinata ma dritta al punto e brusca direbbe cosa pensa del film e del suo personaggio. Abbiamo fatto 4 film insieme, condiviso una vita di lavoro. Questo film è importante anche per la scena in cui lei si ubriaca e dove è uscito fuori senza angoscia il retaggio di una donna di quell’età che ha attraversato il cinema. Stava benissimo, non aveva alcun sentore di essere malata e nemmeno noi, era sempre la prima ad arrivare sul set e se n’è andata all’improvviso. Penso che Virna volesse stare con suo marito, io non la ricorderei in modo triste ma con le sue risate in questo film”.

Nel cast internazionale ci sono quattro attori spagnoli, tre dei quali sono presenti: Jordi Molla, Lluìs Homar e la straordinaria Marisa Paredes, che molti ricorderanno nei film di Almodovar. L’attrice interpreta una delle due mogli ufficiali del divo e torna a lavorare in Italia molti anni dopo la sua partecipazione a La vita è bella di Roberto Benigni. “Penso che i grandi miti – dice in relazione al tema del film – appartengano a un’epoca passata, a un momento del cinema che adesso non c’è più. C’è tantissima differenza ora, anche la vita è cambiata e dunque anche il modo con cui gli attori si relazionano col pubblico”.

Il tema centrale, per Cristina Comencini, è quello del padre: “Per le donne in genere il padre è un mito, noi abbiamo cercato di dare l’idea di un divo ma anche di un padre un po’ sconosciuto, un po’ sfuggente, di cui si è innamorate e di cui bisogna liberarsi. Le donne spesso mitizzano l’uomo e dunque a me e a Giulia Calenda, che ha sceneggiato con me il film, è venuta l’idea di metterlo nel nostro grande cinema in cui ci riconosciamo perché siamo venuti da là ma da cui allo stesso tempo ci dobbiamo liberare. Non si può vivere di ricordi ma si deve essere liberi come lo erano questi grandi attori e registi all’epoca. In questa torta c’erano tutti questi ingredienti, se fosse stato un padre qualunque, visto che il cinema aggiunge divertimento e allegria, sarebbe venuta meno questa parte di divertimento e di follia che aiuta anche a risolvere col sorriso questi legami a volte un po’ pesanti”.

Anche Valeria Bruni Tedeschi, che nel film è la figlia del tradimento francese del divo, piena di frustrazioni e risentimenti, vuole ricordare Virna Lisi: “Penso molto a Virna e questo film è pieno di lei e della sua mancanza. Era molto vitale, contenta, in buona salute ma quello che ha detto Cristina, che volesse stare col marito, mi rincuora e mi dà serenità. Oggi penso soprattutto a lei. Quanto all’attore, io lo vedo come uno strumento, lo considero più un lavoro di artigianato e meno il fare un mito di noi stessi".

A incarnare il latin lover Saverio Crispo – un mito astratto dove tra gli altri si riconoscono pezzi di Gassman, Delon, Volontè, Tognazzi e Mastroianni – è Francesco Scianna: “ E’ un regalo immenso quello che mi ha fatto Cristina, quello di farmi fare tanti diversi personaggi in un unico blocco, è una cosa molto divertente. E un altro regalo bellissimo che mi ha fatto è stato quello di spingermi al gioco, cosa che gli attori di un’altra epoca avevano sicuramente di più. Non ho vissuto la dimensione del mito, quello che ho cercato di fare è stato comprendere la grande umanità di Saverio Crispo e il profondo bisogno di amore di quest’uomo che si è perso tante cose ma è comunque un positivo. Rispetto al mito e all’uomo in realtà più fragile penso che lo siamo tutti noi ma mi capita di vedere che spesso i grandi attori hanno qualche valvola un po’ fuori posto e devono cercare di ridimensionare le proprie follie e rendersi più solidi, anche per se stessi”.

Neri Marcoré - che nel film è il solido e tenero fidanzato di Angela Finocchiaro, la figlia maggiore, aggiunge, parlando del personaggio di Scianna, che nel film vediamo impegnato in spezzoni di pellicole di vario genere: “Temevo che un personaggio del genere potesse risultare antipatico, fuori dal tempo, perché oggi è cambiato tutto parecchio ma sono stato molto sorpreso nel vedere quella scena al cinema con Luìs che racconta e ti porta a una commovente nostalgia. Sono anche molto invidioso di Francesco perché quel ruolo è in pratica un perfetto showreel, lo avrei voluto anch’io”.

Luìs Homar, bravissimo attore spagnolo che ricordiamo in La Mala Education e Gli abbracci spezzati, nel film è la controfigura di Crispo: “Abbiamo sempre questa idea del cinema italiano, con attori come Mastroianni. Era qualcosa di riconoscibile vedere una persona che partiva da un piccolo paesino e diventava una star mondiale. Mi è piaciuto tantissimo fare parte di questo progetto e sono contento di questo ruolo che costituisce la sorpresa della storia. Quello che mi piace è questa idea generale dell’uomo, questa contraddizione tra quello che pensano gli altri di noi e quello che noi siamo e facciamo per gli altri. Crispo è uno che non ha mai capito molto le donne e per questo crea questa confusione”.

Jordi Mollà, che vedremo prossimamente in film come In the Heart of the Sea e Ant-Man, è molto legato al nostro cinema e al nostro paese: “Io non ho detto di sì a un personaggio ma a un film, a un’epoca, al cinema italiano che adoro, quello degli anni Cinquanta e Sessanta. A 16 anni ho imparato l’italiano proprio per capire quei film. Mi piace tantissimo lavorare in Italia, sono condizionato nella scelta di un ruolo da dove verrà girato un film. Ad esempio mi avevano chiamato per una parte in Ben Hur e ho rinunciato, ma mi sono pentito quando ho scoperto che si girava a Roma. E’ a questo che dico sì”.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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