Interviste Cinema

La Stanza delle Meraviglie: ce ne parla in esclusiva Julianne Moore

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L'attrice è tra i protagonisti del film di Todd Haynes, da oggi nei nostri cinema.

La Stanza delle Meraviglie: ce ne parla in esclusiva Julianne Moore

Dopo due film di enorme spessore artistico come Safe e Lontano dal paradiso, Todd Haynes è tornato a dirigere Julianne Moore in un doppio ruolo ne La stanza delle meraviglie (nei cinema italiani dal 14 giugno), adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Brian Selznick (lo stesso autore di Hugo Cabret).
L'attrice si è cimentata in una performance che ne ha esaltatole doti mimiche, come ci ha raccontato nel nostro incontro a New York, dove il film è (quasi) interamente ambientato. Ecco la nostra chiacchierata con la grande Julianne Moore.

Come descriverebbe La stanza delle meraviglie e come è arrivato nelle mani di Todd Haynes?

Sono amica nella vita con Brian Selznick e sapevo che voleva Todd per portare il suo romanzo sul grande schermo, ma devo ammettere che avevo dei dubbi perché sapevo che come cineasta piace sviluppare i suoi progetti in maniera autonoma, ovviamente del tutto personale. Poi però si sono incontrati e ogni preoccupazione che avevo è svanita immediatamente. Detto questo, La stanza delle meraviglie è un film sull'identità, su chi veramente siamo e su qual è il nostro posto nel mondo, e queste sono le tematiche principali anche dei film di Todd, soprattutto per quanto riguarda la cultura che un individuo sceglie di abbracciare per definire al sua esistenza.

Lei ha lavorato con molti grandi registi: cosa rende Todd Haynes diverso dagli altri?

Ciò che rende grandi cineasti tali è il loro senso della visione, oltre alla loro capacità di comunicarla alle persone con cui lavorano. Todd ha una visone precisa e specifica di tutto ciò che sceglie di mettere in scena, che sia un paesaggio o il primo piano di un personaggio. Il compito primo do un autore è quello di guidare l'occhio del pubblico dentro il suo film, e Todd sa farlo come pochi altri con cui ho lavorato in carriera.

Quale metodo ha usato per dare vita a una diva del cinema muto?

Mi sono ispirata soprattutto a Lillian Gish, che sapeva arrivare a un livello incredibile di naturalismo nelle sue interpretazioni. Lavorando su quel tipo di linguaggio del corpo mi sono accorta giorno dopo giorno che non è poi così distante da quello degli attori di oggi. Il cinema è comunque un'arte principalmente visiva, un attore deve ancora intrigare gli occhi del pubblico prima di tutto.

Affronta i personaggi in maniera diversa a seconda del tipo di produzione in cui sceglie di recitare?

Come attore devi conoscere il tono e la forma dei tuoi film. Devi sapere che se vai a girare Kingsman non si tratta di qualcosa di naturalistico, il tuo lavoro sarà leggermente più istrionico del solito, e comunque dovrai creare un personaggio che crede nel mondo in cui vive, non dove essere separato dal contesto altrimenti risulterebbe falso.

Nei film in costume che ha realizzato come ha usato i costumi e le acconciature del passato per costruire i personaggi?

Mi trovo molto a mio agio con tutti questi strumenti che noi attori dobbiamo usare, perché tutto ciò che adoperiamo o che le persone di un'epoca passata indossavano hanno un significato. Conscio o inconscio. Possono aiutarti a esprimere chi sei oppure a nasconderlo. Come interprete tutto questo diventa fondamentale per definire una psicologia, i costumi e le acconciature possono raccontarti ad esempio il gusto o lo stato socio-economico del personaggio che devi interpretare.

Si è trovata bene a lavorare con i giovani attori de La stanza delle meraviglie?

La cosa interessante di essere un attore è che vieni esposto a ogni tipo di età, cultura, genere, linguaggio. C'è qualcosa di te che scompare quando reciti perché devi immedesimarti con un ruolo che magari è lontanissimo, tutto ciò che conta è la scena.
Una volta, quando avevo ventisette anni, ho dovuto recitare la parte della moglie di un ottantenne, un'esperienza che mi ha scioccato.
Un attore giovane non ha tutte queste possibilità, ovviamente sei tu che devi avvicinarti alle sue esperienze, e questo mi piace molto, mi regala la sensazione che stiamo facendo qualcosa insieme.
Soprattutto se ad esempio incontri un’attrice espressiva e coraggiosa come Millicent Simmonds. Non mi piace recitare da sola, preferisco condividere esperienze con altri attori, e non mi interessa se sono giovanissimi, più anziani, di lingue diverse o altro.

Cosa vorrebbe che il pubblico cogliesse vedendo La stanza delle meraviglie?

Spero sinceramente che capiscano quanto è importante comunicare in maniera precisa e responsabile. Esprimersi con una mente aperta e la volontà di ascoltare il prossimo per comprenderne le motivazioni dovrebbe essere alla base della nostra società. La stanza delle meraviglie propone così tanti modi di comunicare: la parola, l'immagine, la storia degli edifici e quella contenuta nei musei. Tutto è predisposto perché riusciamo ad esporre agli altri chi siamo, il nostro modo di vivere.

Come è stato girare nei musei più belli di New York?

Più del Museo di Storia Naturale mi ha impressionato il panorama del Museo del Queens. Con miei figli andiamo spesso nel primo, un posto comunque fantastico, ma solo lo scorso anno abbiamo avuto accesso alla terrazza dell’altro perché mio figlio ha tenuto un concerto lì, e la vista di New York è stata davvero emozionante. Mi sono sentita più vicina a questa città.

Julianne Moore è un'attrice che dedica tutta se stessa a un ruolo e all'arte del cinema?

No, decisamente non sono il tipo di attrice che si immerge nei propri ruoli. Mio marito mi prende spesso in giro perché non ricordo quasi mai i loro cognomi. Mi chiedo quello che può essere importante in una scena o ciò che serve per far progredire un personaggio. Per quanto riguarda la mia carriera, ho smesso con quel tipo di impegno, adesso ho dei figli. Quando ero più giovane mi sentivo totalmente legata al mio lavoro, dopo aver messo su famiglia penso che il mio dovere principale sia tornare a casa e prendermi cura di loro.

Cosa conta maggiormente per lei quando sceglie di girare un film?

Tutto conta. Sono un’amica e una partner creativa di Todd ormai da molto tempo, e ovviamente rispondo sempre in maniera molto positiva ai suoi imput. Per il resto non so dire cosa mi colpisce maggiormente quando decido di girare un lungometraggio. Ad esempio quando ho lavorato con lui per la prima volta ai tempi di Safe non lo conoscevo bene, mi era solo piaciuta immensamente la sceneggiatura.

E' spaventata dal rapporto del pubblico con le star che vede sul grande schermo?

Penso che alla fine il pubblico ami un attore piuttosto che un altro perché può rivedervi qualcosa di se stesso. L’amore per una star è qualcosa di veramente personale, racconta molto di uno spettatore. Posso dire per esperienza diretta che andare al cinema ancora oggi può essere un qualcosa di privato, difficile da spiegare: non si tratta di persone che guardano i propri idoli, ma se stessi.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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