Interviste Cinema

La sfida (da sostenere) di Salvatore Mereu: "Bellas mariposas lo distribuisco da solo"

Autodistribuzione sul territorio nazionale per un film dal grande valore artistico e inedito per il panorama italiano.

La sfida (da sostenere) di Salvatore Mereu: "Bellas mariposas lo distribuisco da solo"

Presentato allo scorso Festival di Venezia nella sezione Orizzonti, dove già aveva ottenuto ottime recensioni, Bellas mariposas, il nuovo film di Salvatore Mereu, si prepara ad una difficile e coraggiosa autodistribuzione sul territorio nazionale a partire dal prossimo 9 maggio.
Lo fa forte del grande successo di pubblico ottenuto nella natia natia Sardegna e dei tanti riconoscimenti raccolti in Festival internazionali come quello di Bari e quello di Rotterdam, che gli è valso un premio di distribuzione in Olanda e Belgio.
E noi vi invitiamo a seguire le sorti di questo film, ad andarlo a vedere, per sostenerne il difficile percorso e soprattutto per regalarvi una visione sorprendente, divertente e commovente.

Salvatore Mereu carezzava da tempo l’idea di portare al cinema il racconto omonimo di Sergio Atzeni, pubblicato da Sellerio e popolarissimo in terra sarda e per farlo ha prodotto il film in prima persona, supportato poi da Gianluca Arcopinto e da RAI Cinema.
“Ho scelto di fare questo film da produttore, ma non era mia intenzione diventare anche distributore,” spiega Mereu nel corso di un incontro con la stampa che si è tenuto stamane a Roma. “E non sapevo che lavoro difficile fosse fare il distributore. Il fatto è che subito dopo Venezia mi sono accorto dell’atteggiamento tiepido delle distribuzioni italiane, le quali al massimo mi avevano offero solo i cosidetti “service”, che sono un modo per suddividere il rischio con la produzione del film: e davanti a queste offerte non incoraggianti ho deciso di fare da solo per non far morire il film, uscendo dapprima in Sardegna perché sapevo che lì era molto atteso, e c’erano esercenti che mi chiamavano direttamente.  Successivamente siamo arrivati in alcune altre città italiane, ancora una volta grazie ad alcuni esercenti che hanno voluto il film direttamente, come l’Alcazar a Roma, la sala della Cineteca a Bologna, il Massimo a Torino. In questo modo, con sole sei copie abbiamo raggiunto circa 32mila spettatori. Arrivati a questo punto ho voluto in qualche modo uscire dalla clandestinità, ufficializzare la vita di questo film di fronte alla stampa e provare a pubblicizzarne la distribuzione con più forza.”

Che la distribuzione, in Italia, sia un settore in crisi e in cerca di una nuova identità, Mereu lo capisce benissimo: “Negli ultimi anni è cambiato tutto nell’esercizio cinematografico,” ha detto, “molte delle sale che avrebbero potuto prendere questo film sono state chiuse nel frattempo. Io quindi capisco l’onere della decisione da parte dei distributori. Nel cammino che porta un film come questo nelle sale conta poi la partecipazione ai festival, ma solo se sei in concorso, perché distributori e critica penalizzano le sezioni collaterali. E in più c’è poi la tirannia del risultato del primo weekend, metro di giudizio oramai unico, e un film come Bellas mariposas ha invece bisogno di tempi più lunghi e di passaparola.”

Non è però un film ostico né tantomeno punitivo, Bellas mariposas, ma una commedia agra che racconta con un’originalità, una freschezza e una libertà rare nel nostro cinema la giornata d’agosto di una dodicenne che vive in una brutta periferia cagliaritana, con un padre poco di buono, una madre onesta e tanti fratelli e sorelle divisi tra chi ha preso dal papà e chi della mamma. Una giornata trascorsa con la sua migliore amica nel tentativo di salvare dalle ire di un fratello maggiore il ragazzino di cui è innamorata, e nel corso della quale crescerà e troverà nuovo senso e definizione del concetto di famiglia.
“Ho girato questo film e in quel quartiere difficile di Cagliari che è Sant’Elia grazie alla mia attività d’insegnante e a un film scolastico che ho girato con i ragazzi proprio in quei luoghi,” racconta Mereu, “e grazie a quell’esperienza precedente lì come un intruso scomodo, ma sono stato accolto come l’insegnante dei loro figli. Nelle scuole ho trovato prima le due attric protagoniste, e poi ho cistruito attorno a loro tutto il cast. Il racconto di Atzeni non ha dialoghi, è un lungo monologo privo della tradizionale divisione narrativa in atti, e per adeguarvisi il film aveva bisogno di un’interprete forte e di una grande coesione tra il cast e la troupe. Ad esempio, essendo anche produttore, mi sono concesso il lusso di girare in ordine cronologico, di modo tale da far costruire progressivamente amicizia e confidenza tra le ragazze. Poi,” continua il regista, “non avevo alcuna garanzia che un procedimento come quello di far parlare la protagonista in macchina funzionasse. Abbiamo dovuto scommettere su di lei, farle vivere tutto come un gioco senza farla sentire una star, e abbiamo girato con una piccola troupe, quasi documentaristica, monitorando il girato giorno per giorno, anche se la certezza di aver avuto un vero film in mano, quando siamo andati al montaggio, non c’era.”

Racconto di una realtà terribile e degradata, ma con uno sguardo e dei toni lievi, ironici e ottimisti, Bellas mariposas racconta un mondo sconosciuto al cinema sardo fino a questo momento, urbano, difficile ma vitale, dove la dicotomia tra maschile e femminile è forte e netta. “Non ho compassione per il mondo che ho raccontato,” dice Mereu, “un mondo che anzi ammiro poiché si barcamena e non si prende necessariamente sul serio, un mondo lontano per esempio dalla serietà della Barbagia dalla quale provengo. La presa di posizione in favore delle donne che c’è nel film era già tutta nel racconto, anche se i personaggi maschili erano comunque tratteggiati da Atzeni con affetto, l’affetto leggero e sincero che comunque riguarda tutti gli aspetti di quel testo. Un testo leggero nel senso che intendeva Calvino con le sue “Lezioni americane”. Poi questo aspetto è di certo cresciuto attravero la scelta degli interpreti, di cui la sceneggiatura è sempre stata serva più di quanto loro non lo fossero della sceneggiatura.”

Quello di Bellas mariposas è di certo un equilibrio raro e delicato tra fattori produttivi e narrativi, tra racconto e realtà. Un equilibrio che in molti finora hanno premiato e che ci auguriamo raccoglierà i frutti che merita con il suo imminente arrivo nei cinema del nostro paese. Di un paese che di film come questo, oggi, ha davvero un grande bisogno.

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