Interviste Cinema

La settima onda - Presentato alla stampa il debutto alla regia di Massimo Bonetti

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Il popolare attore dirige Francesco Montanari, Valeria Solarino, Alessandro Haber, Imma Piro e Antonino Iuorio nel film in uscita il 24 maggio.

La settima onda - Presentato alla stampa il debutto alla regia di Massimo Bonetti

Cosa spinge un attore popolare come Massimo Bonetti, volto noto del cinema e della tv fin da metà anni Settanta, a debuttare come regista in età non più giovanissima? A volte basta un incontro fortuito, come ha raccontato lui stesso nella conferenza stampa di presentazione de La settima onda, che arriva giovedì 24 al cinema distribuito da Ipnotica Distribuzioni, tre anni dopo la sua realizzazione, e che sarà seguito (inizio riprese a ottobre) dall’opera seconda di Bonetti, Viper, storia di un padre (Sebastiano Somma) e una giovane figlia. 

In La settima onda, Francesco Montanari è Tanino, un giovane pescatore in un paese imprecisato del Sud, che stenta a sopravvivere ed è sempre tentato dalla strada dell’illegalità. Al suo fianco c’è una paziente moglie psicologa (Valeria Solarino). Ma sarà l'incontro con un regista recluso (Alessandro Haber), che vive con un cane e un grande dolore di cui si sente responsabile, a cambiare le sue prospettive. Del cast, che comprende anche Antonino Iuorio e Tony Sperandeo, erano assenti giustificati perché entrambi sul set proprio Montanari e Solarino, in conferenza erano presenti Bonetti, Haber, Imma Piro e Donatella Pompadour.

Come dicevamo, Bonetti ha raccontato che il film è nato “dall’incontro, che mi ha molto colpito, con un pescatore di Gaeta che gestisce una trattoria, mi ha riconosciuto e ha cominciato a parlarmi non solo delle cose che avevo fatto, ma del cinema che amava, rivelando dei gusti e una conoscenza sorprendente: Mi ha detto che il film che lo ha commosso di più è stato La camera verde di Truffaut, mi ha citato Il posto delle fragole, eccetera. Quando gli ho chiesto come facesse a saperne così tanto mi ha detto che avrebbe voluto fare l’attore, ma che poi era rimasto sempre lì, come dice Francesco nel film. Per raccontare l'emozione di quell'incontro ho dovuto sceneggiarla e incastonarla in una storia, dove ho anche voluto parlare della precarietà del lavoro, dell’amore per il cinema, degli amori, delle morti, delle nascite, di tutto quello che è la vita. Avrei voluto girarlo negli anni Cinquanta ma sarebbe costato troppo e ho volutamente evitato cellulari e computer, mettendo invece una lettera imbucata in una cassetta che ormai è un pezzo da museo. I sentimenti per me si raccontano col tempo passato, non col presente. Ho immaginato di creare un'atmosfera pirandelliana, che mi è sempre piaciuta. Ho recitato tante volte Pirandello a teatro, quindi questo è stato il mio punto di riferimento assieme all’amore per il cinema”.

Alessandro Haber è prodigo di divertenti aneddoti sull’amico che ha tenuto a battesimo: “Io il film l'ho visto un paio d'anni fa. Sono molto amico di Massimo, ci conosciamo da più di 40 anni, sono stato proprio io che l'ho aiutato all'inizio. Ero molto amico di Franco Rossi, con cui avevo fatto l’Eneide e svariati film. Lui per il televisivo Storia d'amore e d'amicizia cercava due attori romani col fisico da pugili. Massimo stava facendo La tempesta al Piccolo di Milano, con Michele Placido, e io ho fatto il suo nome. Poi è rimasto a lungo in sospeso perché mancava l’altro attore e i suoi genitori mi telefonavano sempre per chiedermi che fare, perché sarebbe dovuto partire per una tournée estiva de L’avaro con Paolo Stoppa e avrebbe rischiato di perdere entrambi i lavori. Io gli ho detto che quello non gli avrebbe cambiato la vita ma la televisione sì, e gli ho portato fortuna. E alla fine presero anche la sua fidanzata del tempo, Barbare De Rossi, perché io sono uno che porta fortuna. Quando mi ha chiamato come regista ero perplesso, e invece mi sembra che abbia fatto un film interessante, pur con tante difficoltà, perché è fatto con pochi soldi. Il mio personaggio è molto bello. Quando lo vidi mi piacque, certo ci sono difetti ed errori ma anche i grandi sbagliano e come opera prima ha fatto una bella cosa”.

Essere attore come ha aiutato Bonetti nell’impresa? “Le difficoltà sono oggettivamente minori rispetto a chi affronta l'opera prima senza esperienza. Io vivevo sul set ed ero sempre attento alle varie soluzioni registiche dei maestri con cui ho lavorato. Un altro aiuto enorme è stato il cast eccezionale, mi sono affidato a questi bravissimi attori, li ho lasciati molto fare. Quando un attore conosce il personaggio nei minimi particolari non puoi distrarlo, non puoi fare cose come fanno quei registi che ti danno le intonazioni, cosa terribile che a me è capitata. Posso citare un maestro come Pupi Avati che dice “non ti voglio sentire, voglio che muovi la bocca ma non voglio sentire la voce, non voglio che tu colori la recitazione con la voce, devi vivere il personaggio non recitarlo”. Un po' a tutti ho rubato, ad esempio in Le vie del signore sono finite, un giorno con Massimo Troisi mi uscì una battuta un po' impostata e lui mi disse “sembravi Amedeo Nazzari”, con tutto il rispetto. Sono piccole cose che ti aprono la mentalità”.

Come ha scelto il protagonista? “Ho scelto Montanari perché lo ritengo un attore straordinario, per me è il migliore di quelli della sua età, mi ha conquistato e ho visto l'aderenza per il ruolo. Una sera a cena con mia moglie vidi un pezzo di Romanzo criminale, e non appena lo vidi le dissi che era lui quello giusto”.

Ad Alessandro Haber viene chiesto un confronto tra il personaggio che interpreta in La settima onda e quello che ha recitato di recente in Youtopia: “Quello che piace a noi attori è fare dei ruoli lontani da noi, che non ci appartengono, entrare in menti completamente diverse. In Youtopia avevo un personaggio ostico, antipatico, inquietante, quello di questo film ha una sua dolcezza, anche se possono avere in comune un senso di morte inconscio che si portano addosso. Sono due personaggi agli antipodi, ben vengano personaggi così estremi. Se vi ricordate in L'ultimo capodanno, film di Marco Risi meraviglioso, che non ebbe successo quando uscì, il mio personaggio si vestiva da donna, si faceva picchiare da una prostituta: Marco mi disse che prima di chiamare me aveva chiamato altri 4 attori importanti – non mi disse quali – e tutti avevano rifiutato. Io invece credo che noi siamo come dei camaleonti, facciamo tante cose anche fuori dalle regole, è il fascino del nostro mestiere. Io vivo per questo, mi piace giocare su vari fronti, le cose facili non mi sono mai piaciute, anche a teatro cerco sempre di andare oltre, di trovare strade diverse”.

A tutti coloro che sono curiosi di vedere come se l'è cavata Massimo Bonetti nel passaggio dietro la macchina da presa, non resta che andare al cinema il 24 maggio e cercare La settima onda.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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