Interviste Cinema

La scuola più bella del mondo: De Sica, Papaleo e Miniero raccontano il film

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Nel giorno di chiusura delle scuole di Roma, quella del film è l'unica aperta.

La scuola più bella del mondo: De Sica, Papaleo e Miniero raccontano il film

Roma, ore 12.27. La conferenza stampa di La scuola più bella del mondo  comincia puntuale. Non c’è traffico e il cielo non ha ancora sganciato la temuta bomba d’acqua. Il sindaco ha ordinato la chiusura di tutte le scuole e quella “più bella del mondo” di Luca Miniero sembra essere l’unica aperta. 

Prodotto da Cattleya e distribuito da Universal, il film esce il 13 novembre in 500 sale. “Il racconto nord/sud è sempre riempito da altri temi e stavolta mi interessava parlare della scuola e del rapporto tra alunni e professori” spiega Luca Miniero, regista di commedie di grande successo sulle differenze culturali del nostro paese. “Però più che la scuola, è l’Italia che si trova in una fase in cui la speranza è da riporre nelle persone. Lo scambio con i ragazzi è fondamentale e penso sia necessario mantenerlo vivo aiutando gli insegnanti, dando loro più strumenti e motivandoli”.

La storia de La scuola più bella del mondo racconta di un gemellaggio tra una scolaresca toscana e una di Accra, in Ghana. Il bidello, però, manda per errore l’invito a un istituto di Acerra in provincia di Napoli e da quel momento inizia lo “scontro” culturale tra bambini toscani e napoletani, tra una scuola modello che fa della disciplina il proprio vanto e una sgarrupata che arranca per ricordare allo Stato la propria esistenza. Il preside dei toscani è interpretato da Christian De Sica, felice di avere un ruolo diverso dal solito. “Ho sempre fatto la farsa dando vita a personaggi mascalzoni, mentre questo è competitivo, vigliacco, ma crede nella scuola” spiega l’attore ricordando il buon tempo speso con i colleghi e la troupe. “Non vedevamo l’ora di andare tutti insieme a mangiare a fine riprese. Io ho preso nove kg facendo questo film. Luca Miniero è un grande attore comico ed ha una classe e un’eleganza rara difficile da trovare tra i registi. Mi è sembrato di fare un film anni 60, ricco di ottimismo. È stata una bella frustata di vitalità”.

Già protagonista di Un boss in salotto, Rocco Papaleo ha confermato l’affinità con Luca Miniero. “Mi sento un suo prolungamento, una specie di sua costola, ma non c’è niente di mistico. Anzi, suggerisco per i vostri titoli di scrivere che sono una costoletta di Miniero”. Papaleo interpreta un professore svogliato della classe di Acerra e, naturalmente, “ho molto a cuore la questione del meridione e sento che questo tema, sotto sotto, spinge l’idea di non sentirsi assolti, ma di provare a fare un po’ di più. Questi bambini sono straordinari, sono dei piccoli professionisti e sono stati lo specchio di noi mestieranti che a volte siamo assorbiti dal professionismo e non ci rendiamo conto del lavoro che facciamo”. All’attore fa eco Miriam Leone dicendo che l’intero set è diventato una piccola scuola vera. “Sono figlia di un professore di liceo che ha vissuto amarezze e tanto si è dato da fare. Posso dire che quando c’è la fantasia, la voglia, l’impegno, i ragazzi ti seguono. Ci hanno regalato l’incanto lavorando insieme a noi, facendoci riscoprire la meraviglia del ciak”.

Divertenti gli interventi di Lello Arena, preside napoletano nel film. “Sono felice di aver fatto un film di cui non mi vergogno. Perché adesso bisogna scegliere bene, i film hanno una vita lunghissima, vanno ovunque, e anche i figli sono cresciuti e riescono a arrivare ai DVD al piano alto, quelli dei film che uno ha fatto e che dovrebbe restare nascosti”.



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