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“La rivoluzione che parte da un mal di pancia”: in Tuttapposto il comico Roberto Lipari esordisce al cinema

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Sotto l’ala protettrice di Ficarra e Picone, il comico siciliano racconta un mondo universitario corrotto che somiglia all’Italia.

“La rivoluzione che parte da un mal di pancia”: in Tuttapposto il comico Roberto Lipari esordisce al cinema

Le conferenze stampa sono un rituale del cinema, il più sfiancato di tutti, visto che almeno il tappeto rosso ha dalla sua il glamour. Il comico per definizione i rituali li desacralizza, se non addirittura li ridicolizza. Qualcosa del genere è accaduto stamattina al cinema Adriano di Roma, in occasione della presentazione della commedia Tuttapposto di Gianni Costantino, opera seconda (dopo Ravanello pallido con Luciana Littizzetto) di uno degli aiuto registi di maggior esperienza del nostro cinema. 

L’idea, e la sceneggiatura, sono di Roberto Lipari, insieme a Ignazio Rosato e Paolo Pintacuda, un giovane comico siciliano nato negli anni ’90 con esperienza in tv e web. Un esordio con umiltà, affidandosi a un regista, un punto di vista esterno, che da tempo collabora con Ficarra e Picone. Sono proprio loro i rivoluzionari, i grandi sostenitori di questo film che racconta di un tentativo di rivoluzione, quella della meritocrazia contro l’antico e incancrenito sistema baronale con cui vengono gestite le università, fra raccomandazioni e piccoli e grandi corruzioni. La rivoluzione dei due comici siciliani è quella di porsi generosamente al servizio di un giovane che stimano, aiutandolo a esordire, contribuendo senza risultare nei crediti, ma apparendo quando serve, come in conferenza, facendogli da gruppo spalla e proteggendolo da qualche domanda sciocca.

Maestri che lanciano un proprio allievo; quasi inconcepibile nella nostra Italia degli egoismi generazionali, anche nel mondo del cinema. In Lipari hanno probabilmente riconosciuto un lato schivo, il garbo se non addirittura la purezza che rimangono un grande valore aggiunto per un comico che non urli, ma cerchi la risata che presto lascia in bocca un sapore amaro. “Le mie idee vengono da un mal di pancia”, come ha dichiarato alla stampa Lipari, “uso la comicità come terapia, così mi evito una terapia di gruppo e risparmio i soldi dello psicologo. Mi sento molto fortunato a essere qui, è come essere al parco giochi, sono cresciuto a pane e commedia e conosco a memoria così tanti film, forse più delle formazioni del Palermo. Racconto le università piene di baroni e raccomandati, come ce ne sono in ogni parte d’Italia, ma credo possa vedere Tuttapposto anche chi non c’è mai entrato, in una facoltà. Certo, abbiamo avuto conferma con l’esplosione di uno scandalo a Firenze e a Catania che quello che avevamo già scritto da mesi non era proprio lontano della realtà. Il rettore dell’università di Catania non ci ha permesso di girare nei suoi spazi, proprio lui che poi è stato denunciato. Vorrà dire che nel curriculum aggiungerò profeta”.

Il film, girato in un’immaginaria Borbona Sicula, in realtà fra Acireale e Catania, racconta della quotidianità di un ateneo in cui tutti sono parenti e il rettore, Luca ZIngaretti, è il prototipo del barone ampolloso e corrotto, con il figlio (lo stesso Lipari), che dopo aver approfittato per anni di questa situazione, decide di ribellarsi insieme a qualche collega e si inventa un’app per smartphone che giudica i professori e li costringe, per la prima volta, a impegnarsi davvero, a fare le cose per bene. Il tutto con un cast corale in cui si mescolano volti poco noti, ma efficaci, a caratteristi di lusso come Silvana Fallisi, Paolo Sassanelli e Ninni Bruschetta, che si è detto stupito per la “sorprendente pulizia narrativa del film, che supera il percorso fatto prima da Lipari e diventa cinema.”

“Sono felicissimo di aver lavorato a questo film”, ha detto convinto Luca Zingaretti, “conoscevo Roberto Lipari dalla televisione e sono rimasto conquistato dalla sceneggiatura, dalla comicità mai volgare, acuta, che va oltre il gusto della risata. La lavorazione è stata divertente, anche istruttiva. Mi rende orgoglioso ora vedere come i nostri sforzi abbiano prodotto un film godibile, intelligente, che ha trasportato quello che c’era nella sceneggiatura sullo schermo. Sono convinto che funzionerà bene il passaparola”.

Il film fa emergere quello che Lipari definisce “la mia parte timida, che fa più gioco per la commedia rispetto a quello televisivo, che sale sul palco convinto. Da studente avrei voluto fare lettere, ma non mi è stato permesso, vengo da una generazione che ha subito genitori che volevano imporre ingegneria o economia come gli unici studi che avrebbero dato un futuro dignitoso. Ci raccontano sempre che le rivoluzioni nella vita falliscono, che sono inutili, ma se non ci provi neanche come fai a saperlo e poi, come dice il film, lasciateci sognare almeno al cinema. È questo che ci ha guidato, visto che talvolta è il film a decidere dove andare a finire. Non so se il cinema ha il potere di cambiare qualcosa, si sono espressi in tanti al riguardo, per esempio Maresco in un’intera filmografia, ma anche solo porsi la domanda ci impone necessariamente di cercare una riposta. Magari non andrà da nessuna parte, ma chissà, magari creerà un piccolo seme”.

Tuttapposto uscirà nelle sale, in 250 copie, il prossimo 3 ottobre, distribuito a Medusa.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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