Interviste Cinema

La provincia di Acciaio - incontro con il cast e gli autori del film

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Visto già a Venezia, Acciaio è diretto da Stefano Mordini che, al suo secondo film, torna a raccontare la provincia italiana meno conosciuta, almeno cinematograficamente parlando.

La provincia di Acciaio - incontro con il cast e gli autori del film

La Lucchini di Piombino è una cerniera fatta di ferro e fuoco che cuce una campagna da cartolina e un mare rassicurante, che sembra stemperare le lamiere roventi di una fabbrica dall’aspetto contorto come l’inferno.
E’ intorno a questa acciaieria che si aggrappa la vita di provincia raccontata dal romanzo (premio Campiello) della giovane Silvia Avallone, la cui trasposizione cinematografica è stata presentata oggi a Roma.

Visto già a Venezia, Acciaio è diretto da Stefano Mordini che, al suo secondo film, torna a raccontare la provincia italiana meno conosciuta, almeno cinematograficamente parlando.
“Certo la mia può sembrare una vera fascinazione per la provincia e credo che lo sia, io sono di Ravenna, conosco bene le piccole realtà”, dice il regista, “anche se questa volta il film mi è stato proposto da Carlo Degli Esposti, e accettando con piacere ho sperato di non ripetermi”.
Al suo fianco l’autrice del romanzo con cui, insieme alla sceneggiatrice Giulia Calenda, ha lavorato al riadattamento, “al primo incontro abbiamo definito gli aspetti del racconto da privilegiare, e siamo stati subito d’accordo nello scegliere la storia delle due quattordicenni Anna e Francesca, amiche legate da un forte senso di appartenenza fisica”, dichiarano la Avallone e Mordini ma, continua l’autrice, “il film presenta un cambiamento forse non evidente ma che rappresenta una delle sfide più importanti. Quando l’ho scritto nel 2009, scegliendo di ambientarlo nel 2001 ancora non si parlava in modo cosi insistente di lavoro, di assenza di prospettive, per i giovani e per la società intera. Il 2001 era un momento in cui speranza e possibilità erano ancora contemplate, il 2011 no e i protagonisti del film ne sono un esempio, mentre nel romanzo sembrano avere ancora qualche sogno, condivisibile o meno”.

Michele Riondino invece è Alessio fratello di Anna, uno che senza troppa fatica ha inteso il lavoro alla Lucchini come unica via possibile, contrariamente al padre assente e inconcludente che ha scelto la fuga da quella realtà. “Il fatto dell’essermene andato via da Taranto è ormai un argomento consumato direi”, ci dice l’attore, “ per non parlare delle pessime uscite di chi ci governa che in questi giorni stanno riempiendo le pagine dei giornali. Non è questione di essere esigenti e di non voler accettare la prima cosa che ci capita, qui non ci capita proprio niente!”.
Il lavoro con la dirigenza della Lucchini è stato ottimo, raccontano i presenti, “sei mesi fondamentali di sopralluogo e documentazione per prendere il ritmo di una vita che se non conosci dal di dentro non hai idea di cosa sia. “ Lo conferma anche l’attore grossetano Francesco Turbanti che nel film è Mattia, amico di Alessio:” volevamo che il ritmo del film fosse dato dal ritmo della fabbrica, una presenza che scandisce i tempi di tutti”.

Anna e Francesca hanno rispettivamente i volti di Matilde Giannini e Anna Bellezza. La prima ama studiare, e sogna una vita altrove, all’altra già non resta altro che la rinuncia ad ogni tipo di sogno. Trovate casualmente proprio a Piombino, dopo svariati casting nelle scuole di tutta la Toscana, le due ragazze sanno bene cosa significa la vita in una realtà dai limiti evidenti, come quelle delle piccole città, del senso di autoconfinamento che si prova a viverci, della fatica che devi fare per andartene, se vuoi qualcosa di più. “E’ più che naturale”, dicono, ”trovarsi a pensare: ma io che farò da grande? Me ne devo andare? Devo restare? Capita quasi a tutti”.
Per Silvia Avallone invece il fatto che le due protagoniste siano proprio piombinesi è quasi magico, “mi sembra una cosa bellissima, il risultato del mio libro che diventa film è almeno quello di aver dato la possbilità a queste due ragazze di aprire una porta su un mondo nuovo, cosa che le protagoniste non hanno!”.

E nell’attesa del film (in arrivo il 15 novembre distribuito da Bolero Film in 50-60 copie), un altro sogno arriva a compimento con il debutto (il 1 novembre a Genova ), dello spettacolo Siamosolonoi di Marco Andreoli diretto da Circo Bordeaux, progetto teatrale che vede coinvolto Michele Riondino da più di un decennio.

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