Interviste Cinema

La prima volta (di mia figlia): Riccardo Rossi racconta il film "che deve rimettere a posto le cose in famiglia"

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Commedia d'esordio nella regia del comico romano.

La prima volta (di mia figlia): Riccardo Rossi racconta il film "che deve rimettere a posto le cose in famiglia"

"Il mio è un film che deve rimettere a posto le cose in famiglia: i padri devono capire che non si può fare molto contro questa prima volta, che prima o poi arriva, gli piaccia o meno." Così esordisce un entusiasta Riccardo Rossi, presentandoci il suo esordio cinematografico da regista: un film dal titolo inequivocabile, e ampiamente esplicativo di quel che racconta, di La prima volta (di mia figlia).

Le origini di quest'esordio risalgono a circa tre anni fa, durante un periodo nel quale Rossi stava prendendo una pausa professionale dai suoi molti impegni televisivi: "Allora ho chiamato i miei amici sceneggiatori Chiara Barzini e Luca Infascelli, e gli ho detto che volevo lavorare con loro a un soggetto nel caso che qualcuno avesse voluto farmi fare un film. Soggetto che poi è diventato un trattamento e poi, ovviamente, una sceneggiatura."
La scelta del tema, magari insolita per uno che, come il neoregista, non ha figli, Rossi l'ha trovata nelle sue esperienze conviviali: "Sono uno che ama stare in mezzo alla gente, ama stare a tavola con le persone: io vado a cena con i miei compagni di scuola una volta alla settimana, e siamo tutti uomini. Immancabilmente capita che ci giriamo tutti a guardare una donna che passa, e altrettanto immancabilmente, dopo qualcuno commenta dicendo 'o mio Dio ieri sera mia figlia è uscita vestita così'. E allora scatta il dibattito sul tema: l'avrà già fatto, non l'avrà ancora fatto? E poi si passa al ricordo delle prime volte, che è un argomento universale, che tocca tutti e porta alla luce un sacco di ricordi."

Tramite queste esperienze, Rossi sapeva benissimo quanto i genitori, oggi, siano impreparati ad affrontare l'argomento sesso con i figli, e specialmente quanto, in generale, la posizione dei padri sia quella di dire "non lo voglio sapere", sottraendosi quindi in automatico da ogni confronto. "Un uomo il vero grande amore lo prova per la figlia femmina, e vorrebbe che rimanesse bambina per sempre," dice.
 E nel film, invece, interpreta un padre che, una volta scoperto sbirciando sul suo diario che la figlia 15enne vuole perdere la verginità, decide di organizzarle una cena-trappola con l'aiuto di un'amica ginecologa, ma anche di suo marito più pasticcione e inopportuno, e con l'intervento a sorpresa di una giovane collega che non vede di buon occhio ma che salverà la situazione.
Ad interpretare questi ruoli, rispettivamente, ci sono la giovane Benedetta Gargari, Fabrizia Sacchi, l'irrefrenabile Stefano Fresi e una simpatica Anna Foglietta. Cast che Rossi ha scelto personalmente e con grande determinazione, così come per tutti i membri della sua troupe, dalla fotografia (Maurizio Calvesi) alle musiche (Gabriele Roberto), passando per costumi (Gemma Mascagni) e scenografie (Walter Fasano).
"Realizzare il film è stato davvero molto facile," ha detto il neoregista, "perché ho avuto a disposizione una bellissima troupe e un cast straordinario che ho scelto personalmente e a ragion veduta: perché sono un grande spettatore di cinema. Quindi non ho avuto difficoltà, anzi, specialmente per quanto riguarda la recitazione: io lì in mezzo sono il meno attore di tutti, e mi sono molto appoggiato a loro, che mi hanno reso le cose semplicissime."
"Riccardo è un passionale, uno che vive di grandi slanci," racconta Anna Foglietta, che era incinta anche su questo set, oltre che su quello di Noi e la Giulia. "L'atmosfera era molto leggera, e proprio perché Riccardo, con grande umiltà, ci ha chiesto di aiutarlo, e ci sentivamo corresponsabili della riuscita dell'impresa."

Ambientato quasi tutto attorno a un tavolo, con alcuni flashback che partono quando i protagonisti ricordano la loro prima volta, il film ha questa impostazione teatrale proprio perché Rossi voleva che fosse "un film di parole. Inoltre, la tavola è luogo di incontri e scontri, e poi amo moltissimo Broadway Danny Rose di Woody Allen."
Attorno a quel tavolo, Fresi ha battute divertenti che afferma essere "tutte frutto del copione, che mi ha dato l'opportunità di interpretare il ruolo divertentissimo del rompiscatole inopportuno."
E attorno a quel tavolo si muove con il giusto mix tra imbarazzo e disinvoltuta Benedetta Gargari, convinta che La prima volta di (mia figlia), film esplicitamente rivolto ai genitori, "racconti una storia molto carina e molto adatta a noi giovani. Anche se," aggiunge con un sorriso, "non lo andrei ovviamente a vedere con mio padre. I padri ancora si pongono il problema della priam volta delle figlie, ma hanno paura a raportarsi con loro: anche se a volte le ragazze vorrebbero confrontarsi su questo argomento. Penso davvero che i ragazzi e le ragazze di oggi possano apprezzarlo molto."
 
Girato in 4 settimane e 2 giorni con un budget molto ridotto (Rossi sostiene 600mila euro, il suo produttore Matteo Rovere parla di 1 milione e 100), La prima volta (di mia figlia) potrebbe non essere un episodio isolato nella carriera del comico romano, che sta già pensando a una riduzione teatrale del testo e che vorrebbe tornare a fare il regista, "perché quando assaggi la macchina da presa, qui era un'Alexa, vorresti continuare a mangiarla. Fare il regista è bellissimo: consiglio a tutti voi di fare i registi."


 
 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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