La passione di Emily Dickinson: Terence Davies parla del suo biopic sulla grande poetessa

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La passione di Emily Dickinson: Terence Davies parla del suo biopic sulla grande poetessa

C’è voluto uno dei più eleganti autori britannici per rappresentare al cinema la più britannica delle poetesse americane, Emily Dickinson. Oggi considerata fra le maggiori liriche del XIX secolo, in vita non fu certo fortunata né particolarmente popolare. Furono pubblicate solo una decina delle sue poesie, su 1800 che ne scrisse. La sua fu una vita quasi interamente vissuta come reclusa a casa dei genitori, con cui ebbe un rapporto morboso, insieme alla sorella e al fratello. Terence Davies l’ha raccontata in un film visto alla Berlinale 2016 e in arrivo finalmente nelle nostre sale dal 14 giugno, con il titolo A Quiet Passion.

Nata e sempre vissuta nella cittadina di Amherst, in Massachussetts, dal 1830 al 1886, Emily Dickinson era figlia di un avvocato e politico e di Emily Norcross Dickinson. La casa dei genitori è sempre stato il suo universo, non sopportava l’idea di essere lontana dalla sua casa e dalla sua famiglia. “Ho scelto di fare un film su di lei, semplicemente perché è stata una grandissima poetessa”, ha dichiarato Davies incontrando la stampa italiana a Roma. “Avevo diciotto anni quando mi è capitato per la prima volta di leggere qualcosa di suo. ‘Poichè non potevo fermarmi per la morte, Lei gentilmente si fermò per me’. Un verso straordinario che mi colpì enormemente e spinse a leggere tutta la sua produzione. Non solo andato all’università e l’ho abbandonata per un po’, solo più tardi sono tornato e mi è spiaciuto aver perso del tempo, prima di riscoprirla.”

La scelta della protagonista, dell’attrice che avrebbe indossato i panni della Dickinson, a noi potrebbe sembrare strana, ma non a Terence Davies. Si tratta di Cynthia Nixon, cioè la celebre Miranda della serie di culto Sex and the city. “L’ho vista solo una volta, senza audio. Lei mi ha chiesto perché, e le ho risposto, ‘per vedere le tue reazioni’. Erano sempre vere, non sembrava mai stesse recitando. La serie però non l’ho mai amata, se devi vivere un vita sessuale di quel tipo, tanto vale non viverla proprio, mi dico. Ma forse è solo invidia”.

Parlando dell’attrice, impegnata politicamente nel partito democratico, da poco eliminata alle primarie per la corsa di governatore dello stato di New York, il regista l’ha definita “una fiera democratica, molto appassionata e piena di senso dell’umorismo. Lavorare con grandi attori come lei è per me una gioia. Cerco di catturare il momento, quell’istante fuggevole che sfugge ripetendo troppi ciak, dopo i sette mi annoio e si perde la freschezza. Del resto io sono cresciuto cattolico come più giovane di dieci fratelli, in una famiglia operaia di Liverpool. Da ragazzo mi sono reso conto di essere gay, all’epoca un reato in Gran Bretagna. Sono cresciuto cattolico, in una realtà piena di immigrati irlandesi, e ogni giorno pregavo per essere come gli altri, fino a sanguinare dalle ginocchia. Non sono mai stato uno partecipe della vita, in mezzo all’azione, ma sempre un osservatore che la guardava dall’esterno, un outsider. Una condizione con aspetti positivi e negativi, tra i quali la solitudine. Non sono sposato e mi capita di vedere chi è in coppia e domandarmi come abbia affrontato le complessità di un rapporto.”

Attivo dai primi anni ’80 nel lungometraggio, Terence Davies è un autore molto amato del cinema indipendente britannico, seppure al di fuori dei circuiti mainstream. Il suo successo maggiore è stato nel 2011 The Deep Blue Sea, con Rachel Weisz e Tom Hiddleston. Il suo è un cinema ‘dai ritmi lenti’, come lui stesso lo definisce. “Il montaggio veloce è come il fast food, non dà nutrimento. I miei film a qualcuno non piacciono perché sono lenti, ma danno il tempo di vedere quelle piccole cose che diventano interessanti proprio per la loro lentezza. Il tono era decisivo, per A Quiet Passion; i personaggi, americani, parlano imitando l’accento inglese, come succedeva all’epoca, mentre ora è il contrario”.

Emily Dickinson era fiera della propria personalità anticonvenzionale, avanti rispetto ai tempi e spesso molto ironica, ma non poteva fare a meno della protezione della sua casa e della sua famiglia. “È una dinamica per me molto autobiografica”, ci ha detto il regista. “Anche per me è stato così, penso a quattro anni in particolare in cui era malato dalla felicità, mi sembrava di vivere nella famiglia migliore del mondo, sapevo che le cose poi cambiano, ci si sposa lasciando casa, si invecchia, si muore, ci si ammala. Sapevo perfettamente cosa provava la Dickinson quando voleva restare cristallizzata in quella condizione, penso poi al dolore per la sua malattia ai reni, che la uccise a 56 anni. All’epoca non c’erano farmaci e non poteva lenire il dolore. La sua non fu mai una forma di rassegnazione, ma una tranquilla accettazione, come si legge nei versi della ‘mia lettera al mondo che non ha mai scritto a me’. Accettò di non essere riconosciuta per il suo genio, chiedendo comunque di essere perdonata; una cosa davvero struggente”.

A Quiet Passion uscirà nelle sale italiane, distribuito da Satine, il prossimo 14 giugno.




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