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La parrucchiera: Stefano Incerti e i suoi attori presentano il loro coloratissimo film

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Una Napoli in technicolor, accogliente e femminile, nel film in sala dal 6 aprile, con Pina Turco, Cristina Donadio, Massimiliano Gallo e Tony Tammaro.

La parrucchiera: Stefano Incerti e i suoi attori presentano il loro coloratissimo film

Al suo ottavo lungometraggio, il regista napoletano Stefano Incerti, conosciuto per un cinema autoriale più incline al versante drammatico, cambia marcia in modo inaspettato con La parrucchiera, coloratissima storia moderna a metà tra commedia, musical e sceneggiata ma con un'anima sociale e un pizzico di amarezza in cui lo possiamo comunque riconoscere. Accompagnato da alcuni dei suoi splendidi interpreti, a partire dalla protagonista Pina Turco, che ha commosso tutti con la sua grintosa interpretazione della sventurata Debora in Gomorra, per proseguire con Cristina Donadio, famosa presso il grande pubblico per il ruolo di Chanel nella stessa serie ma con una lunga carriera teatrale e cinematografica, Massimiliano Gallo (I bastardi di Pizzofalcone) e l’irresistibile cantore della tamarraggine Tony Tammaro. Sono stati loro ad accompagnare il regista nella presentazione del film che uscirà il 6 aprile distribuito da Good Films. Nel cast anche gli ottimi Lucianna De Falco, Stefania Zambrano e Arturo Muselli.

Stefano Incerti ha spiegato in questo modo la genesi del film: “Il tono del film è uscito piano piano, avevo l’idea di fare un film molto colorato e poi quando ho trovato la location principale a febbraio ho capito che non dovevamo risparmiarci ma esagerare, anche nella recitazione che come avete visto è sopra le righe. Ho messo insieme attori esperti e navigati con un’attrice trans e un ragazzino all’esordio, una cosa possibile solo a Napoli. È un film molto diverso nel tono e nella forma ma mi riconosco nel contenuto che parla di persone sotto pressione, che hanno problemi. La musica era l’altro personaggio del film, ci sono i Foja che fanno se stessi, Tony che canta e mi sembrava imprescindibile, è la nostra città e ha fatto levitare il film in una zona da paramusical, indirizzandola verso la leggerezza e rendendola un po’ più magica”. Luciano Stella, produttore del film con la sua Mad Entertainment assieme a Carolina Terzi, rivela che l’unica cosa assolutamente chiara in partenza era il desiderio di fare “una commedia pop d’autore” e dichiara di apprezzare la definizione datane da Oscar Cosulich come un film che sta a metà tra il musicarello e Ken Loach.

Tony Tammaro commenta a modo suo un ruolo che lo vedo in vesti non esattamente lusinghiere: “Finirò all’inferno per questo film. Io faccio il comico, sono famoso solo in Terronia, non arrivo oltre il Garigliano. Quando mi chiamarono e lessi la sceneggiatura pensai che ci fosse stato un errore, perché per un ruolo del genere ci voleva un attore consumato mentre io non ero né l’uno né l’altro. Però mi hanno detto che nella vita bisogna fare il cattivo, per cui ho accettato e per prepararmi ho visto in tv molti film con Jack Nicholson”. Per Massimiliano Gallo si è trattato di una parte molto diversa da quelle che interpreta di solito: “Era interessante l’idea di approcciare un personaggio diverso, che fa il tatuatore ma che non volevamo disegnare come il solito tatuatore ma come un uomo con un passato artistico e un animo sensibile, attento anche alle tematiche femminili, un ruolo sicuramente nuovo per me".

Tra il personaggio di Cristina Donadio, Patrizia, e la Rosa di Pina Turco, c’è una rivalità che sembra nascere dall’affinità: “È vero - dice Donadio -  si rispettano e si stimano perché in realtà sono molto simili, Patrizia si accanisce proprio perché si sente tradita a livello di condivisione e collaborazione e sa che insieme sarebbero più forti, una consapevolezza alla quale arriva alla fine. Dopo tanta cupezza, è stato bello poter tornare a recitare con leggerezza, in un film che è da vedere, da ballare e da ascoltare, di cui si potrebbe sentire la forza anche solo ascoltandolo”. Pina Turco dice di aver pensato alla due donne come a un “unico personaggio con due volti, quello di Cristina più maturo e tosto e il mio più irrequieto, ribelle e aggessivo. Rosa ha il coraggio di una donna che non si arrende mai e che è in grado di sorridere nonostante tutto. Io non avevo mai sorriso prima in un film, ho sempre pianto tantissimo e devo a Stefano avermi offerto questo ruolo e avermi con pazienza insegnato a farlo”.

Un film al femminile e tutto colorato fa sorgere spontaneamente il paragone con Almodovar. Che ne pensa Incerti?  Ovviamente il paragone mi lusinga quindi me lo prendo, è vero, somiglia al suo universo femminile e colorato, soprattutto dei primi film, ma ci sono anche film come Le donne del sesto piano e Caramel, che parla di una parrucchiera. Io sono un cinefilo appassionato, mi cibo di cinema e qualcosa rimane dentro e poi riaffiora. Con Pina, che mi arrivava con una faccia tragica, c’è voluto qualche giorno per farla rilassare. Il tentativo era quello di provare a stemperare e alleggerire, di raccontare un universo con una speranza possibile. È stato un film girato molto velocemente, dove ci sono circa 130 scene, lo abbiamo potuto fare grazie a lunghe prove a tavolino e alla sinergia tra gli attori che ha contaminato di allegria tutto il set. Ci siamo divertiti a farlo, abbiamo abbracciato questa idea nuova e pericolosa per me, che avevo anche molta paura perché più di altre volte in un certo senso era un esordio vero e proprio ma adesso mi riconosco nel film, sarà la parte di Loach che c’è dentro”. 

Sul gusto di restituire un altro volto di Napoli, Donadio: “La consapevolezza c’era, sapevamo che la commedia aveva anche un risvolto amaro, che è molto caratteristico delle persone della nostra terra, una malinconia di fondo che volevamo sfumare con ironia. Napoli ha molte anime ed è difficile restituirle tutte con un solo film, È vera anche la cupezza della macchina da guerra che è Gomorra. Anche la parrucchiera può essere una protagonista che vive in una città come la nostra. È una città molto amata e molto richiesta da cinema e tv, che può raccontare un bacino pieno di vite e di vissuti, è una Napoli vera anche nel suo essere commedia sopra le righe”. Gallo: “Il discorso più logico è che davvero Napoli è fatta di mille colori come diceva il grande Pino, volerla collocare e darle un solo colore è un errore di chi non vuole capirla e non ha interesse a conoscerla”. Tammaro: “È una città difficilissima da descrivere, non mi piacciono i film dei non napoletani, il film di Stefano è un film su Napoli fatto da napoletani. In questo momento questa è Napoli, ed è una bella fotografia, un bello spettacolo della nostra città”.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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