La parola a Batman - intervista a Christian Bale, il Cavaliere Oscuro

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La parola a Batman - intervista a Christian Bale, il Cavaliere Oscuro

La parola a Batman - intervista a Christian Bale, il Cavaliere Oscuro

F.G.: Partiamo parlando del suo personaggio. Da un certo punto di vista Bruce Wayne mi sembra incarnare tutti i vizi e le virtù che un uomo della società moderna ha, sembre avere i dubbi che il mondo in cui viviamo suscita nelle persone. E' d'accordo?

C.B: Io lo definirei più classico che moderno, è più simile a un eroe della mitologia greca. Non credo che ci sia in lui qualcosa di molto pertinente all'epoca attuale, non vedo molta gente che come lui alza la testa e combatte per ciò in cui crede. E' una cosa molto inusuale al giorno d'oggi. Non ci sono molte persone che sacrificano la loro intera esistenza per un ideale, per altruismo. In più è un personaggio duale, quindi molto più classico che moderno, perché la maggior parte delle persone oggi non ammette la dualità, vuoi a causa della psicoterapia, vuoi per ragioni di legate al politicamente corretto. Alla gente non piace ammettere di avere un lato cupo, un lato oscuro, mentre invece dovrebbero farlo. Di conseguenza è estremamente affascinante vedere qualcuno che invece combatte con il suo lato oscuro. Questo Batman ha un'estrema propensione alla violenza, ha un forte desiderio di vendetta ma dall'altra parte è dottato di un forte altruismo, un sentimento che vuole coltivare in onore dei suoi genitori.

F.G.: Anche più che in Batman Begins, ne Il cavaliere oscuro Bruce/Batman deve affrontare la crescente intersezione tra pubblico e privato, tra le conseguenze delle scelte che fa nella vita privata e nella vita pubblica...

C.B: Batman Begins era un film più semplice, era una storia sulle origini. Bruce era un giovane arrabbiato, ingenuo, pieno di dolore e rabbia, che voleva cambiare le cose, che voleva fare del bene ma che si rendeva conto di non avere le capacità per farlo. Partiva per un viaggio per fortificarsi, per fare esperienza e per tornare a Gotham come un personaggio del tutto diverso: forgiato, con una maggiore forza di carattere. Ora è uno che ha già ottenuto tutto ciò; adesso è la sua mente che è chiamata a combattere. Come avversario ha il Joker, che è un personaggio molto intelligente, dedito al caos e alla distruzione, che cerca di mostrare a Batman e al resto di Gotham che credere nell'ordine è ipocrita, che l'ordine in fin dei conti è impossibile, non fa parte della natura umana. Cerca di tentare Batman e portarlo a rompere il suo codice morale: non uccidere. La cupezza di questo film è molto più cerebrale, intellettuale rispetto al precedente.

F.G.: A questo proposito, direbbe che l'ipocrisia vince alla fine del film, dove si si sostiene che la gente, la società e gli individui non sono pronti ad affrontare la verità?

C.B: Non vorrei fare spoiler, ma in effetti finisce così, con qualcuno, il mio personaggio, che dice che porterà quel fardello, quello della verità che non è possibile far conoscere. Batman è una persona pronta a prendersi delle colpe, anche se non ne ha. E' una cosa molto nobile, ed è un bellissimo finale, perché è intelligentissimo. Il suo gesto è nobile, ma è nobile perché mente. E' una grande contraddizione, che Chris Nolan ha messo in scena meravigliosamente, perché è tutto ti risulta estremamente credibile.

F.G.: E come si pone lei come uomo, di fronte a queste contraddizione? Si rispecchia in quel che il film sembra voler dire?

C.B: Beh, speri sempre che la vita sia più semplice di così. Speri sempre che la verità possa e debba emergere. Che alla gente possa essere detta la verità. Potrebbe sembrare qualunquista dire che la gente non ha accesso alla verità, però molto spesso è vero. E' una questione molto impegnativa, interessante. Ti piacerebbe che le cose non stessero così, ma non puoi negarlo a te stesso. Ed il film lo dimostra a più riprese.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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