Interviste Cinema

La nostra intervista a Nicolas Winding Refn, regista di Drive

Arriva nelle nostre sale il 30 settembre, distribuito dalla IIF in 300 copie, Drive, vincitore della Palma d'Oro per la miglior regia al festival di Cannes.

La nostra intervista a Nicolas Winding Refn, regista di Drive

La nostra intervista a Nicolas Winding Refn, regista di Drive

Arriva nelle nostre sale il 30 settembre, distribuito dalla IIF in 300 copie, Drive, vincitore della Palma d'Oro per la miglior regia al festival di Cannes.
Ne è autore Nicolas Winding Refn, 41enne danese che ha trascorso la sua adolescenza a Manhattan, e che è oggi uno dei più osannati registi mondiali.
Incontriamo con una certa curiosità l'autore, che dice di non essere un regista politico che ha qualcosa da affermare, e ama definirsi un fetish filmmaker (“faccio film non su quel che sono, ma su come vorrei essere. E la violenza mi viene molto naturale, anche se non sono una persona violenta”). Drive è l'unico film da lui diretto che nasce da un materiale non originale, e racconta in modo nuovo e con sguardo europeo, alla Melville, una storia archetipica tipicamente americana.
“Quello che trovo interessante – dice Refn - è che Melville in realtà ha fatto dei film sulla mitologia americana con una sensibilità europea. E' dall'incontro tra questi due elementi che nascono i capolavori”.

Incontrandolo a 4 occhi, dopo la conferenza stampa in cui offre di sé un ritratto a tutto tondo, ci colpiscono molte cose di lui, dall'aria un po' da nerd o da ragazzino troppo cresciuto, agli occhiali dietro i quali si intravede a tratti la malizia e l'acutezza dello sguardo, all'alta opinione che ha di se stesso, e che condivide con Lars Von Trier, un connazionale con cui ha in realtà davvero poco in comune.
In conferenza stampa Winding Refn racconta: “mia madre e il mio patrigno erano hippies che ritenevano i film europei non violenti dei capolavori, e bollavano come fascisti i film americani violenti. Dal momento che la mia forma di ribellione a loro non poteva essere la droga, visto che loro si facevano di tutto e di più, amare i film europei violenti, i film di Sergio Leone, Gualtiero Jacopetti e Dario Argento, è stato il mio modo per dir loro “fuck you”.
Ci incuriosisce questo suo amore generazionale per il cinema di genere italiano e per il regista dei Mondo Movies da poco scomparso (che pressoché sconosciuto in patria, è sempre stato amato all'estero) e gli chiediamo di dirci qualcosa di più su come lo abbia influenzato.
Jacopetti è sicuramente una delle maggiori influenze della mia vita, anche per il modo in cui usa la musica. Sono un enorme, avido collezionista del suo lavoro. Oltre a lui ovviamente ci sono anche gli altri grandi maestri italiani, da Fellini a Visconti a Rossellini ecc., ma i miei registi preferiti sono sempre stati Jacopetti, Dario Argento, Lucio Fulci... Ruggero Deodato, perché per me rappresentano il cinema come forma violenta, ed è proprio così che io l'ho sempre visto. Quindi in pratica loro hanno sempre fatto parte del mio DNA e del genere di film che faccio”.

Nonostante quello che si dice in giro, la violenza in Drive, rispetto ad esempio alla trilogia di Pusher, è attenuata, più suggerita che mostrata. Si è trattata di una scelta alla Hitchcock, per indurre lo spettatore a metterci del suo, o di un compromesso per quello che è pur sempre – per quanto anomalo - il suo primo film hollywoodiano?
“No, no, purtroppo io non scendo a compromessi, voglio fare i film che voglio, ma ho pensato che in Drive fosse più interessante quello che non si vedeva, visto che si parla dell'illusione della morte, mentre nella trilogia di Pusher erano fondamentali la realtà e l'autenticità, e dunque era necessario vedere la violenza. Drive invece è un film sull'illusione del cinema”.

A proposito di miti e illusioni, il suo protagonista, Driver, ricorda il classico eroe senza nome di molti film western. C'è stata una ispirazione consapevole anche di questi o è solo parte del mito generale?
“Penso che l'eroe silenzioso sia una delle classiche icone americane, l'uomo senza passato che arriva e attraverso la violenza protegge la purezza. E' una figura che esiste anche in altre religioni e in altri paesi, in Giappone è il samurai, in Italia il soldato romano, ognuno ha il proprio eroe. In America il classico eroe – quello a cui è liberamente ispirato Driver - è l'uomo senza passato che arriva, salva chi deve salvare e parte al tramonto verso nuove avventure. Driver è il un tipico personaggio della mitologia cinematografica”.

E' esemplare della struttura del film la scena in cui Driver fa irruzione nel night-club e colpisce freneticamente un uomo col martello, azione a cui fa da contrasto l'assoluta immobilità delle ballerine nude. Come si compone una scena del genere, in fase di scrittura o sul set?
“Sia quando scrivo che mentre giro le cose si evolvono, perché io giro sempre i miei film in sequenza. Ma ho sempre voluto per questa scena questo approccio statico da parte delle donne, come se Driver stesse diventando un personaggio dei suoi stessi film. Dal momento che deriva da una mitologia cinematografica, visto che è uno stuntman, Driver diventa il suo stesso tipo di eroe al cinema, e  il pubblico femminile in questo caso è lo spettatore. Ma dal momento che ruota tutto intorno alla purezza dell'amore, e lui protegge la purezza della donna che ama, Irene, non c'è sessualità, è più che altro una scena fetish. Penso che sia questo che mi è passato per la testa mentre giravo”.

E' evidente che Driver ha un passato violento, lo si intuisce da come si comporta. Cosa pensa il regista di lui?
“Driver è sicuramente un uomo con un passato misterioso, ed ha della violenza dentro. Ma la usa solo a fin di bene, per proteggere la bontà. Quindi essenzialmente Driver sono io”.

Estremamente interessante in Drive è la colonna sonora. Chiediamo al regista se pensa già a una scena, secondo il ritmo di una determinata musica?
“Scrivo già con una musica particolare in mente. In questo caso ad esempio volevo musica elettronica, specialmente i Kraftwerk degli inizi, che producevano suoni bellissimi con strumenti quasi antichi, un po' come Driver quando guida una vecchia auto che ci ricorda il passato, anche se si tratta del futuro”.

Per ottenere da Ryan Gosling una performance così essenziale, come lo ha diretto?
“Girando il film in sequenza si vede come il personaggio progredisce nel corso del tempo. Mi sono limitato a dirgli: “tieni tutto dentro”. Visto che gli abbiamo tolto i dialoghi e parla molto raramente, la sua fisicità inizia a prendere il posto di una esplosione di emozioni, e lui doveva tenersi tutto dentro fino al momento giusto, perché queste potessero finalmente esplodere”.

Infine, una curiosità. Non è stata certo casuale la scelta di un attore come Russ Tamblyn nel ruolo del dottore.
Russ Tamblyn è entrato nel film perché una sera guardavo La sanguinaria, mentre cercavo un modo per girare le scene in macchina, e lì c'è una ripresa molto famosa in cui la macchina da presa è fissata sull'auto.  Guardavo il film quando all'improvviso ho visto Russ Tamblyn ragazzino, e ho pensato “oh mio Dio”! Cercavo un attore per la parte del medico e non trovavo nessuno di interessante, perciò – dal momento che tutta l'idea del film fa riferimento alla mitologia cinematografica - mi è sembrato divertente poter avere per quel ruolo una icona della pop culture.”

Nel cinema di Nicolas Winding Refn, che piaccia o meno, davvero niente nasce per caso.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming