Interviste Cinema

La Napoli (velata) di Ferzan Özpetek raccontata dal regista: "Una città femmina, di cui è impossibile non innamorarsi"

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Il nuovo film del regista italo-turco sarà nelle sale dal 28 dicembre.

La Napoli (velata) di Ferzan Özpetek raccontata dal regista: "Una città femmina, di cui è impossibile non innamorarsi"

Se quella di Napoli velata si è svolta al Museo Nazionale Romano non è solo perché Ferzan Ozpetek ha voluto dare un tocco diverso, e più highbrow, al tradizionale appuntamento con la conferenza stampa, evento che, per quasi ogni film che esce, non è particolarmente memorabile; o perché questa sede è a pochi passi dalla sala dove si è tenuta l'anteprima del suo film.
È anche perché l'arte (antica) ha un ruolo di primissimo piano in questo thriller psicologico fortemente venato di erotismo: una prima volta, per il regista italo-turco, che però anche dentro quest'inedita cornice di genere ha trovato modo di confermare e riaffermate una lunga serie di punti fermi - estetici e tematici - del suo cinema.
Tenuto il più possibile avvolto dal mistero (anche dopo l'anteprima, visto che ai giornalisti è stato chiesto di firmare un foglio in cui non ci si impegna a spoilerare dettagli), Napoli velata vede protagonisti Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi: lei solitaria medico legale, lui uomo che non deve chiedere mai che sbuca dal nulla a una festa e la seduce. Finiranno a letto, in una notte di torbida e torrida passione, si daranno appuntamento per il pomeriggio ma lui sparirà, e lei scoprirà presto, tragicamente il perché.
Di qui, il via a una storia che, nelle prime inquadrature, sembra voler strizzare l'occhio al cinema di Hitchcock e di De Palma (anche se Gianni Romoli, sceneggiatore e produttore, ci ha tenuto a sottolineare come "il cinema italiano ha una tradizione gialla da non sottovalutare e molto al femminile, specie negli anni Settanta, con tutti quei film nei quali le protagoniste vivevano problemi psicologici e sdoppiamenti vari"), e che poi prende pieghe barocche ed esoteriche figlie della città nella quale è ambientata.

"È stata Napoli ad avermi suggerito le immagini iniziali del film. Le scale sono un elemento importantissimo e famosissimo di Napoli, e quella scala che si vede nella prima inquadratura mi suggeriva l'occhio, l'utero, la coscienza: non potevo non partire da lì," dice Ferzan Özpetek.
"Napoli è una città di cui è impossibile non innamorarsi," prosegue poi. "Amo la città e le persone che abitano e che la fanno. Sei anni fa ho messo in scena la Traviata al S.Carlo: è stato allora che ho capito che io quella città la potevo raccontare mentre prima pensavo che solo i napoletani potessero farlo."
Ma perché la Napoli di Özpetek è velata? "Perché il velo è stato una ricorrenza nel mio soggiorno a Napoli. L'ho visto per la prima volta nella cosiddetta 'Figliata dei femminielli', spiega il regista, che l'ha messa in scena come già fece Curzio Malaparte in La pelle. "E poi il Cristo velato nella cappella Sansevero, anche qui un velo che paradossalmente svela di più.
Tra gli altri luoghi "insoliti" di Napoli raccontati nel film c'è la Farmacia degli incurabili, che il regista dice di aver capito subito dover inserire nel film, anche per i celebri intagli dorati raffiguranti un utero di una vergine nella Sala della Controspezieria: "perché questo è un film molto femminile," spiega, "nel quale anche le figure maschili hanno caratteristiche molto femminili. Perché è Napoli stessa ad essere femmina. Napoli, una città che in qualche modo mi ha fatto da specchio anche per il suo rapporto con la morte, che lì diviene qualcosa con cui giocare, che fa parte della vita, e che non fa più paura."
Un grande amore, quindi, quello tra Özpetek e la città partenopea, sottolineato anche dai tanti interpreti napoletani del suo film. Per Peppe Barra "Ferzan l'ha raccontata e l'ha vissuta come oggetto da amare, e da napoletano mi sono sentito gratificato da come il suo sguardo accarezza la città." E se Anna Bonaiuto ha sottolineato come l'occhio di Özpetek "non è napoletano, ma comunque mediterraneo," Lina Sastri ha rivisto nel lavoro e nella storia del film la natura intima di una città "che è una domanda con poche risposte."

Non sono napoletani, invece, Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi, che hanno così raccontato l'esperienza del film e quella oramai famosa, torrida scena che li ha visti protagonisti senza alcun velo addosso.
"Ferzan aveva bisogno di avere un volto mentre scriveva, e mi ha mandato qualche pagina della sua storia: una storia così incredibile, profonda e diversa, alla quale non avrei potuto rinunciare," spiega l'attrice. "Il mio è un ruolo molto complesso, che comprende tanti aspetti della femminilità: passione fisica, solitudine, anche disagio mentale. Lei è una donna borghese, che mostra una Napoli di solito non mostrata, che ha un'atmosfera stranissima, carica di storia, con ambienti oscuri, affascinanti, sfarzosi. La scena d'amore e passione che è quasi all'inizio del film," aggiunge, "è quella che innesca le vicende, ma in maniera strana e diversa. L'ho vissuta con tensione prima di girare, perché sapevo quanto fosse importante per il personaggio, per il regista, per la storia: ma con Alessandro abbiamo immediatamente trovato una grande intesa artistica e professionale, e anche fisica, che ha tolto imbarazzi e tensioni. E questo ha creato una bella atmosfera sul set, eravamo felici di aver fatto una cosa che sentivamo un po' speciale."
"Sul set si respirava un'aria di grande libertà, e di leggerezza, ma anche di grande professionalità," aggiunge Borghi. "E questo ha fatto sì che ci siamo lasciati trasportare dal treno guidato da Ferzan, che aveva un'idea molto più chiara di dove voleva arrivare rispetto a quella che avessi io. E riguardo la nostra scena hot, ho solo da aggiungere che ho capito subito che era Giovanna a dover avere l'ultima parola su tutto."



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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