Interviste Cinema

"La mia storia d'amore, la più estrema forma di comunicazione": l’Orso d'oro Corpo e anima raccontato dalla regista

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Arriva nelle sale italiane l'apprezzate e delicata storia d’amore di Ildikó Enyedi.

"La mia storia d'amore, la più estrema forma di comunicazione": l’Orso d'oro Corpo e anima raccontato dalla regista

Il cinema ungherese non è proprio di attualità ogni giorno nel cinema sotto casa, ma negli ultimi anni si sta riaffacciando all’attenzione degli appassionati grazie a qualche film visto nei festival, come White God e ora il vincitore dell’Orso d’oro Corpo a anima, appena uscito nelle nostre sale. Una deliziosa e delicata storia d’amore fra due timidi, in una cornice insolita come un mattatoio; un uomo e una donna che scoprono di sognare ogni notte le stesse immagini. Alla regia Ildikó Enyedi, inattiva da molti anni, e vincitrice nel 1989, poco più che trentenne, della Caméra d’or a Cannes per Il mio XX secolo.

L’abbiamo incontrata a Berlino, in occasione della cerimonia di consegna degli EFA, European Film Awards, ai quali Corpo e anima è stato candidato in quattro categorie, vincendo con la protagonista Alexandra Borbély. “Di solito a teatro (e nella vita) recita ruoli molto diversi, più espansivi, la conosco fin dalla scuola di recitazione in cui insegno e ho presto pensato che non era solo una brava attrice, ma una grande attrice, cosa ben diversa. Riesce a essere vulnerabile e potente nello stesso momento”, ha detto la regista della sua eccellente attrice, mentre l’altrettanto bravo interprete maschile, Géza Morcsányi, è un dilettante, “e non è facile trovare un attore amateur di oltre cinquant’anni, ma non ho avuto dubbi su di lui, né altre persone in mente, conosco gli attori ungheresi di quell’età e non ce n’era nessuno giusto”.

Come le è venuto in mente di ambientare questa tenera storia d’amore nel mattatoio di Budapest?

Volevo fosse un posto di lavoro normale; al cinema bisogna essere diretti e ho cercato di raccontare anche le crudeltà nascoste nel nostro stile di vita europeo. Qual è il prezzo che gli altri, e in questo caso gli animali, pagano per farci vivere così e quanto rifiutiamo di affrontare questa verità. Ho cercato poi di raccontare una storia umana molto semplice, non volevo usare metafore, comunicando con gli spettatori in maniera molto elementare, basilare. Non volevo fosse ingombrante la volontà dell’autore di dare risposte alle grandi domande della vita. Non è una novità che la solitudine viene dalla goffaggine, perché non ci viene insegnato a comunicare realmente. Ho scelto una storia d’amore proprio perché è la più estrema forma di comunicazione, che ti apre completamente nei confronti di un’altra persona. 

La sua formazione artistica influenza il suo cinema?

Quando faccio un film cerco di essere molto precisa, ma con il cuore, non in ossequio a qualche stile o obiettivo precostituito. Qualcosa di molto prossimo alla poesia, ma ci sono così tante forme di esattezza del cuore: disegnando un oggetto, cucinando un pasto o scrivendo un articolo. Voglio sempre essere attenta e fedele al cuore di quello che sto facendo e sono sempre stupefatta dalle persone, in qualsiasi contesto si trovino. 

Aiuta vedere il suo film da innamorati?

Ho avuto degli incontri splendidi con il pubblico durante questi lunghi mesi di promozione del film in giro per il mondo. Mi è successo molte volte che qualcuno venisse a parlarmi alla fine della proiezione dicendomi che era innamorato, ma dopo aver visto il film molto di più. 

Quanto pensa sia importante per un autore nurtrirsi di altre forme d’arte? In Corpo e anima gioca un ruolo importante una splendida canzone, What He Wrote di Laura Marling.

Forse basta essere un consumatore molto genuino e naif. Si dice che un filmaker debba conoscere la realtà, quando l’arte è una forma di realtà molto intensa e condensata. Dietro ogni forma d’arte c’è un essere umano; per me la cosa più toccante è sempre comprendere le loro intenzioni, come sono riusciti a vincere mille battaglie interiori per dare a me, come lettore o fruitore della loro arte, un tale regalo. Ci perdiamo molto se non godiamo di quello che tanti colleghi di ogni forma d’arte creano.

E la canzone era un modo per lei per riconoscere come fosse la musica l’unica maniera per esprimere quel genere di emozione?

Sono stati scritti tanti volumi su cosa sia la musica, sul perché la facciamo e l’ascoltiamo. Di certo ci mette in comunicazione con strati profondi della nostra natura, è molto diretta e allo stesso tempo complessa. La mia intenzione era far provare allo spettatore lo stesso potere della musica che Maria, la protagonista del film, prova per la prima volta. C’è un meraviglioso racconto di Heinrich von Kleist, Santa Cecilia o il potere della musica, che come ogni altra sua cosa è brutalmente bella, estremamente potente e per molto tempo ho voluto farne un film. In qualche modo ci giro intorno da anni.

Corpo e anima è nelle sale, distribuito da Movie Inspired.


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