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"La mia paura più grande? Perdere la passione per il cinema": Pedro Almodovar, a Cannes, con Dolor y Gloria

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Il regista spagnolo parla del suo personalissimo film in concorso che ha già stregato il festival.

"La mia paura più grande? Perdere la passione per il cinema": Pedro Almodovar, a Cannes, con Dolor y Gloria

Al Festival di Cannes 2019 non si parla che di lui e del suo nuovo film, che è il più intimo, il più personale, il meno eccentrico, il più maturo e probabilmente il più bello degli ultimi dieci anni. Alla sua ottava collaborazione con Antonio Banderas, qui suo magnifico alter-ego o copia conforme, e alla sua sesta con Penélope Cruz, Pedro Almodovar presenta, in concorso, Dolor y Gloria, storia di un regista malinconico, in crisi creativa e sfiancato da malanni reali e immaginari, che ripensa alla propria vita e, come accade a chi sta invecchiando, ricorda con tenerezza la propria infanzia. Dopo una giornata dedicata alle interviste e un red carpet tutt'altro che triste (nonostante ad accompagnarlo fosse la struggente "Come Sinfonia" di Mina, che poi fa parte della colonna sonora), Pedro si è raccontato, questa mattina, ai giornalisti. E’ stato un incontro breve ma intenso, perché nel Palais des festivals i tempi sono stretti, gli appuntamenti infiniti e le conferenze stampa durano sempre 45 minuti: c'est la vie, come direbbe Achille Lauro.

Con un completo verde, una sciarpa rosa shocking al collo in tinta con una strisciolina sulle scarpe da ginnastica, Pedro entra nella sala delle conferenze insieme al cast di Dolor y Gloria e tutti applaudono, mentre alcuni scattano istericamente foto con gli smartphone. Il regista non si toglie gli occhiali da sole e quindi i suoi occhi non sono visibili, ma dietro quelle lenti certamente nasconde un pizzico di emozione, magari simile a quella provata dopo la proiezione ufficiale. "Non dimenticherò mai la serata di ieri" - dice, subito dopo essersi seduto - "e oggi sono molto contento, nonostante la pioggia. Questa pioggia è la più gradita della mia vita".

Poi Pedro, su richiesta di un giornalista, parla delle sue dipendenze. La domanda non è casuale, visto che nel film Salvador Mallo scrive un monologo intitolato "Addiction" (dipendenza): "Le mie dipendenze sono dormire otto ore a notte e la necessità di fare sempre un nuovo film, perché, come il personaggio di Antonio, ho paura di non essere fisicamente in grado di lavorare di nuovo".

Dolor y Gloria ruota dunque intorno alla difficoltà di continuare a esercitare il proprio mestiere, il che spiega il primo sostantivo del titolo, "dolore". Quanto al secondo, "gloria", Almodovar spiega: "Nel film, la gloria di Salvador è nel successo che ha avuto, nel magnifico appartamento in cui abita circondato da opere d'arte. Per me invece la gloria consiste nella possibilità di fare film, di raccontare storie e raccontarle nella miglior maniera possibile, che poi è la mia maniera, e può anche essere piccola, insignificante, ma è la mia, e credo sia importante correre il rischio di ascoltare la propria voce interiore. Sento di aver raggiunto il successo ogni volta che riesco a fare esattamente il film che volevo, anche sbagliando, perché comunque si tratta dei miei errori. Voglio essere il solo e unico padrone della mia carriera. Il successo e la gloria ovviamente sono pericolosi: se li ottieni, devi stare attento a non perderti, a restare con i piedi per terra".

Quando un artista si muove sul sottile filo dell'autobiografia, suscita, inei destinatari della sua opera, il desiderio di distinguere l'invenzione dalla realtà. Gli spettatori di Dolor y Gloria si sono chiesti, fra le altre cose, se Pedro abbia realmente vissuto in una grotta: "No, ma avrei potuto, so cosa significhi emigrare in un altro posto insieme alla famiglia. Negli anni '60 ci siamo trasferiti non a Valecia, ma nell'Estremadura. All'età del piccolo Salvador, vivevo in una strada totalmente selvaggia, sembrava di stare in un film western, però con i mei occhi di bambino di 9 anni non vedevo povertà intorno a me, vivevo in un mondo colorato che era una specie di realtà parallela".

Almodovar parla poi della scena in cui Salvador si accorge della propria omosessualità guardando un operaio nudo che si lava: "Sono tanto contento di quella scena, è molto sottile, ne vado orgoglioso. Non mi sono innamorato di nessun operaio quand'ero piccolo, quindi non dovete prendere, anche in questo senso, il film alla lettera. Però, tutto ciò che accade al personaggio, sarebbe potuto succedere a me. Ci sono molte cose inventate in Dolor y Gloria. Di solito, quando comincio a scrivere, le prime righe sono legate alle mie esperienze personali, ma poi la finzione prende piede, e quando succede, sento che non la devo più abbandonare".

C’è un'altra sequenza, nel film, in cui è protagonista il desiderio: quella in cui Salvador bacia il suo antico amore: "Adoro quel bacio. Non ho mai baciato nessuno con tanta passione e non ho mai visto nessuno baciarsi come Antonio e Leo, non si vede mai un tale trasporto in persone così adulte. Nella storia del loro personaggi c’è qualcosa che mi riguarda, ho vissuto la fine di una relazione, so cosa voglia dire separarsi da qualcuno che si ama ancora. Devi liberarti quasi con violenza dall'amore, dal desiderio, ed è come se ti tagliassero un braccio. Una cosa di cui invece non ho mai fatto esperienza è la riconciliazione. Pagherei perché mi succedesse".

Un altro personaggio fondamentale di Dolor y Gloria è la mamma di Salvador, una donna forte e di sani principi che non ha mai capito fino in fondo l'ossessione creativa del figlio e il suo bisogno di indipendenza. In questa donna, c'è qualcosa di mamma Almodovar, ma non troppo: "Più che episodi singoli, nel film c'è il mio modo di sentire nel rammentare mia madre e la mia infanzia". Fra le cose inventate, e improvvisate, c'è invece una conversazione fra Salvador e sua madre in cui la donna dice: non sei stato un buon figlio: "Girando quella sequenza ho scoperto qualcosa di me stesso, ho rivissuto non il rifiuto da parte di mia madre, che poi non c'è mai stato, ma dei miei compagni del collegio, la solitudine e l'alienazione che ho provato e che per un bambino sono difficili da gestire".

Cosa farà Pedro Almodovar dopo Dolor y Gloria? Si fermerà? Cederà alla depressione come Salvador? Sembra di no, come lui stesso annuncia: "Ho cominciato a lavorare, ma sono solo all'inizio, a due storie. Non so come andranno, a volte inizio a scrivere, ma poi smetto perché il materiale non mi affascina più. Quando mi metto all'opera su un film, ho paura non solo di non potere scrivere, ma di perdere la passione per l'avventura cinematografica. Per adesso non sta succedendo, poi si vedrà. Si tratta di due adattamenti, uno da un romanzo". 

Il nuovo film di Pedro Almodovar è attualmente nelle nostre sale. Ai nostri super-inviati a Cannes Federico Gironi e Mauro Donzelli è piaciuto molto, come si vede dal pagellino dei film in concorso e dalla recensione di Dolor y Gloria. Se oltre alle dichiarazioni del regista, vi interessa ascoltare i due protagonisti, ci sono le nostre interviste alla Cruz e a Banderas.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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