Schede di riferimento
Interviste Cinema

La mia generazione fra analogico e digitale che salverà il mondo: Michele Venitucci ci racconta Istmo

269

L'attore è protagonista di un film di Carlo Fenizi che arriva direttamene in streaming su Chili il 20 maggio e che parla di un isolamento volontario.

La mia generazione fra analogico e digitale che salverà il mondo: Michele Venitucci ci racconta Istmo

Istmo è un piccolo grande film che ha il coraggio di osare. Orgogliosamente indipendente, si prende il lusso di raccontare un tempo appena dilatato, di indugiare in un grottesco che ricorda il primo Pedro Almodóvar e di parlare, attraverso un personaggio che si è autoconfinato fra le mura domestiche, di una generazione a metà tra l'analogico e il digitale. Diretto da Carlo Fenizi, Istmo è la storia di Orlando, che dal balcone, proprio come James Stewart ne La finestra sul cortile, osserva e in parte vive le vite degli altri. Indossando kimono fiorati che non oserebbe mai sfoggiare fuori dalla porta di casa, Orlando trascorre le giornate facendo il traduttore e l'influencer e ha scelto una solitudine mitigata dalla comunicazione telematica. La sua vicenda, in questo nostro momento difficoltoso, ci colpisce e ci "assomiglia," anche se noi, al contrario del personaggio, abbiamo sognato, negli ultimi due mesi, le passeggiate nei prati e nelle vie delle città, e soprattutto il contatto diretto con l'altro. Interpretato anche da Caterina Shulha, Antonia San Juan e da Timothy Martin, Istmo salterà la sala, arrivando direttamente on demand su Chili il 20 maggio, e ha per protagonista Michele Venitucci, che con noi ha parlato innanzitutto dell'uscita in streaming.

"Secondo me oggi si può empatizzare di più con un film così, rispetto a qualche mese fa. E’ bello che una piccola produzione indipendente come la nostra esca per esempio su una piattaforma italiana come Chili, cosa che potrebbe veramente aiutarla a essere vista. A volte un'opera così minuscola incontra difficoltà ad arrivare in sala e in particolare a restarci, quindi, nel paradosso, considero questo momento un successo per noi".

Come hai vissuto e ancora vivi questo lungo periodo di isolamento a cui il Coronavirus ci ha costretti?
Venivo da una grossa tournée di uno spettacolo con Alessandro Haber, "Morte di un commesso viaggiatore". Eravamo una compagnia numerosa, stavamo in giro da un bel po’ e avremmo continuato. Quando ci hanno imposto il lockdown, eravamo a Bolzano e ho raggiunto la mia compagna e mia figlia in Emilia Romagna, in una casa in mezzo al verde. All'inizio ero frastornato perché ero passato da un ritmo frenetico a uno molto più calmo, e la quarantena mi sembrava una buona occasione per riposarmi. Sulle prime non riuscivo a percepire né il momento né la pericolosità del virus. E’ stata una fase di incoscienza dove era lo spazio esterno il posto a cui aggrapparsi. Poi però ho iniziato ad abitare il mio spazio interno. In fondo, da attore, sono abituato allo 'stare dentro me stesso'. Come molti, questa sospensione l'ho vissuta intimamente. Adesso quello che mi manca è l'incontro con l'altro, la libertà di potermi muovere.

Cosa vedi intorno a te?
Ora sono tornato a Milano, dove vivo da 2 anni. E’ incredibile come questa città si sia adattata alla nuova situazione. Vedo che si respira un’energia più depressa, vedo molte mamme con i figli e mi fa piacere, perché qui spesso il ruolo di madre viene sostituito da quello di donna in carriera. Noto che la gente ha voglia di scambiare due parole, ma allo stesso tempo mi accorgo che c'è anche tanta paura, c'è l'autocontrollo dei nostri corpi, e penso che ci dovremo abituare a questa cosa. Confesso che sono più ansioso adesso che non prima. E’ brutto doversi relazionare senza toccarsi. Io poi sono del sud e per me il contatto fisico è comunicazione. Eliminarlo è come sradicare una cultura millenaria.

Che film si faranno una volta che i set verranno riaperti?
Il produttore che vorrà fare film commerciali per vendere probabilmente chiederà agli sceneggiatori storie in cui forse si racconta questa realtà, anche in maniera ironica o da commedia, film in cui si parla dell'impossibilità di toccarsi, o di coppie che convivono, o coppie lontane, o magari anziani soli. Spero che poi si possa passare ad altri argomenti, che ci sia una rottura.

Oltre che interprete principale, sei anche sceneggiatore di Istmo. Come nasce il personaggio di Orlando?
Orlando nasce dall'incontro tra me e Carlo. Lui mi conosceva e mi cercava per propormi un lavoro. Ci siamo incontrati in un momento particolare delle nostre vite, lui inseguiva un progetto da tempo, io stavo per diventare papà. C'è stata fra noi un'empatia intellettuale immediata, il suo lavoro non si è più fatto ma la nostra amicizia ha continuato a crescere, abbiamo scoperto di essere vicini di casa e io gli ho raccontato di un precedente lavoro in Spagna, a Barcellona, con Angelo Orlando, un film totalmente girato con una macchina fotografica. Così abbiamo deciso di imbarcarci in un'avventura libera e indipendente e di scrivere qualcosa insieme. Istmo è il frutto delle nostre chiacchierate davanti a un bicchiere di vino e delle riflessioni sui nuovi linguaggi e su quanto ne siamo quasi tutti dipendenti. 

E’ una cosa che ti spaventa?
Un po’ sì. Sono spaventato perché non ci stiamo accorgendo di come stiamo diventando, c'è una fortissima alterazione nelle relazioni, nell'approccio all’altro, e nelle grandi città lo senti ancora di più. Comunque non volevamo toccare la tematica dei social, non ci interessava giudicarli. Semplicemente ci siamo inventati un personaggio che si è chiuso in casa, un luogo dove può osare e in cui si sente al sicuro.

Chi è Orlando fra te e Carlo Fenizi?
Sicuramente lui. Quando abbiamo iniziato il film, Carlo mi ha detto: "Orlando lo scoprirai e lo vivrai durante la lavorazione, e così è stato. Mi sentivo un a disagio con quegli abiti che non riuscivo a indossare, poi pian piano ho fatto mio il personaggio. E’ stato bello concentrarci sull'immaginario di Orlando e anche sulle atmosfere. Ecco, le atmosfere del film ci sono state d'aiuto più di molte scene. Le chiavi grottesche, comiche e magiche sono state per noi un riparo.

A proposito di stile e di atmosfere, si intuisce l'influenza del cinema di Pedro Almodóvar​, da cui avete preso in prestito la grandissima Antonia San Juan, che in Tutto su mia madre ha interpretato Agrado…
Carlo Fenizi è sempre stato condizionato cinema latino-americano e spagnolo. Ha cercato di andare in quella direzione, mi piace chiamare il suo stile spagnolo-foggiano. Istmo nasce proprio dal viaggio per incontrare Antonia. Una volta finita la prima bozza della sceneggiatura, siamo andati a trovarla. Siamo andati a cena con lei e le abbiamo raccontato la storia del film. E’ stato un bellissimo viaggio nel viaggio e da lì abbiamo cominciato a costruire. Inizialmente ho proposto a Carlo di fare un'opera 4 mani, esordendo così nella regia, ma Carlo mi ha detto: "Mi sentirei, per alcune mie fragilità, un po’ limitato creativamente, quindi preferisco di no". Adesso lui ha aperto una casa di produzione abbiamo intenzione di lavorare a un altro progetto.

Torniamo alla generazione a cui appartiene Orlando, sospesa fra analogico e digitale. Anche tu ne fai parte. Non credi che questa contraddizione che la caratterizza possa essere una grandissima risorsa?
Siamo una generazione che ha le sue belle crisi sulle spalle, ce le siamo meritate le nostre medagliette, siamo sempre stati una generazione un po’ criticata, sempre giudicata immatura e incapace di mettere radici perché a cavallo di vari mondi, e anche di varie ideologie. Io credo invece che proprio attraverso le nostre esperienze siamo cresciuti e abbiamo avuto l'opportunità di vedere il prima e il dopo, e per questo siamo più malleabili di altri. Noi possiamo adeguarci ai nuovi linguaggi ma anche raccontare un'esperienza passata fatta di tempi diversi e incontri diversi.

E’ adesso il momento di agire?
Sì, e alla svelta. Quando ci sarà un vaccino contro il Covid-19 o una cura potremo tornare a fare delle cose, ma se questo tempo sarà dilatato, l'esperienza collettiva rischierà di essere negata. Come generazione non intendo adattarmi a ciò. Questo è il momento in cui dobbiamo e possiamo dimostrare qualcosa, anche perché iniziamo ad avere un’età in cui ci permettono di parlare. Con quello che abbiamo vissuto e visto, abbiamo la possibilità di prendere voce. E dobbiamo prendere voce. Se i giovani non hanno voce e i vecchi sono abbandonati, allora tocca a noi. Abbiamo una memoria, una conoscenza da tramandare.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming