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La matassa di Ficarra e Picone: parlano i due comici siciliani

La Matassa è il terzo lungometraggio di Ficarra e Picone, il cui ultimo film, Il 7 e l'8, ha totalizzato un ottimo incasso. Anche questa volta I comici siciliani hanno scelto una vicenda corale e movimentata, incentrata però sulla lite fra due famiglie. Ne hanno parlato in occasione della presentazione del film alla stampa romana.

La matassa di Ficarra e Picone: parlano i due comici siciliani

La matassa di Ficarra e Picone: parlano i due comici siciliani

Solitamente è difficile che alle domande più o meno serie di un giornalista, i comici italiani rispondano in maniera esauriente. Alcuni continuano a infilare una serie di battute anche fuori dal set, trasformando le interviste in gag, altri si rivelano timidissimi e poco inclini a spiegare i trucchi del proprio mestiere. Salvo Ficarra e Valentino Picone, simpaticissimi e vivaci, fanno eccezione; anche se, parlando dei loro film, alla lunghezza delle dissertazioni su regia, sceneggiatura e recitazione, alternano la brevità di una boutade.

De La matassa, il loro terzo film dopo Nati stanchi e Il 7 e l'8, hanno raccontato prima di tutto l'origine. “Nel nostro primo film” - ha cominciato Salvo Ficarra - “eravamo due amici per la pelle, nel secondo due perfetti sconosciuti scambiati in culla, nel terzo dovevamo per forza essere parenti, ma era necessario che litigassimo … In fondo, la lite è uno dei mali dell'Italia”. “Ma, no” - lo ha interrotto Valentino Picone -  "Non è vero niente, tutto è nato da una sua lettura di Schopenauer...” I parenti del film sono due cugini che non si parlano da anni a causa di un diverbio fra le rispettive famiglie. Una buffa coincidenza li farà incontrare di nuovo e insieme si ritroveranno a far fronte ai debiti e a un gruppo di minacciosi mafiosi ansiosi di intascare il pizzo. “Magari in una commedia sembra curioso parlare di Mafia” - ha spiegato Picone. “Ma noi amiamo prendere in giro tutto e tutti. Ragioniamo di pancia, pensando in primo luogo a ciò che ci diverte, e lasciamo agli esaminatori sociali il compito di giudicare le nostre invenzioni. In Nati stanchi ridevamo della politica mostrando un partito, chiamato Forza Noi, che pretendeva di portare la neve in Sicilia. Qui sfottiamo la Mafia e la sua abitudine di scrivere pizzini”.

Il capovolgimento di cui parla Picone investe tutti gli aspetti di un film del duo, a cominciare dall'accento siciliano volutamente esagerato, dalla musica da operetta e dalla rappresentazione dei cattivi, che richiamano alla memoria i gangster de Gli intoccabili o i personaggi dei western di Sergio Leone. Certo, sono diversi dai veri mafiosi, ma mettono comunque l'accento su uno dei problemi che affliggono la Sicilia. “E' meglio che di certe cose si parli” - hanno detto i due comici. “Alcune rappresentazioni del nostro paese, soprattutto in certe fiction, ci infastidiscono, ma il silenzio è peggio”.

La matassa segna la seconda collaborazione registica fra i comici e Gianbattista Avellino. Alla domanda: “Avete litigato sul set?” i tre hanno risposto: “naturalmente!” “Se volete vi facciamo vedere le cicatrici” - ha scherzato Ficarra, mentre Picone ha raccontato che gli attori sono stati costretti, spesso e volentieri, a recitare tre versioni di ogni scena. “Sono riuscito a far credere a Salvo e Valentino” - è intervenuto Gianbattista Avellino – che abbiamo fatto il film che volevano loro. In realtà il film che vedete è mio. Non è stato facile andare sempre d'accordo. Abbiamo tutti e tre una forte personalità, siamo tipi passionali. I nostri contrasti hanno fatto bene al film e poi, per fortuna, avevamo un bravissimo montatore, e con un film a più mani, il montaggio diventa necessariamente una riscrittura. A renderci il compito più facile è stata comunque la presenza di una partitura scritta e visiva molto precisa”.

Chi crede che i film di e con Ficara e Picone siano solo una sequenza di numeri comici, si sbaglia. Come loro stessi hanno spiegato, c'è un lungo lavoro di preparazione: una sceneggiatura molto curata, un lavoro scrupoloso e attento con gli attori. “Ci impegnamo duramente prima dell'inizio delle riprese” - ha spiegato Ficarra. “Facciamo dei sopralluoghi, decidiamo le inquadrature … a volte, quando ci sono delle sequenza particolarmente complicate da girare, ci ritroviamo con una cascata di varianti, ma succede raramente”. “Il nostro obiettivo” - ha continuato Avellino - “era dar vita a un racconto dalla struttura forte, una commedia che facesse ridere, ma che riuscisse anche a commuovere. Non c'è stata grande improvvisazione. Ficarra e Picone sono molto attenti alla sceneggiatura. Li stimo perchè hanno una grande umiltà e insieme ambizione. Vogliono fare un film che sia cinema e non un'esaltazione del loro talento”. E sull'improvvisazione, Picone ha aggiunto: “Ogni tanto abbiamo chiesto agli altri attori di improvvisare. Chiedere a un attore la sua opinione su una scena e ascoltare i suoi suggerimenti è il dono più grande che gli si possa fare”.

Salvo Ficarra e Valentino Picone, che amano i film di Chaplin, Stanlio e Ollio, Massimo Troisi e Totò e Peppino, ci hanno infine svelato che il successo non li ha cambiati più di tanto e ci hanno salutato con il racconto del loro primo incontro. Erano entrambi in un villaggio vacanze vicino a Taormina, si sono conosciuti, hanno cominciato a parlare di comicità e …. il resto è storia. Li rivedremo a fine marzo a Striscia la notizia e forse anche a teatro, “perchè è lì che abbiamo cominciato” - ha detto Picone “e sarà un'ovvietà, ma il teatro ha un pregio grandissimo: il rapporto con il pubblico”.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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