Interviste Cinema

La leggerezza e il non detto: Carine Tardieu ci racconta Toglimi un dubbio

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Una commedia sentimentale sulle generazioni e una famiglia molto fluida.

La leggerezza e il non detto: Carine Tardieu ci racconta Toglimi un dubbio

Il mare di Bretagna tutto intorno, il suo lavoro di sminatore che lo porta a scavare. Erwan ha 50 anni e sarà nel passato e nelle abitudini sessuali della madre che dovrà scavare, dopo aver scoperto che il padre naturale in realtà non lo è. Fragilità e slanci d’amore, personaggi pieni d’umanità e pronti a scegliere la propria famiglia ogni giorno, non su un foglio di carta. 

François Damiens, fra i migliori caratteristi del cinema francese, è qui in veste di protagonista, accanto a Cécile de France e molti ottimi attori di contorno. Ne abbiamo parlato a Parigi con la regista di Toglimi un dubbio, Carine Tardieu

Qual è stata l’dea di partenza di un film che mescola commedia e tematiche più profonde?

Nei miei primi film avevo molto parlato delle mamme, avevo voglia di parlare dei padri, perché a titolo personale mi sono riconciliato con mio padre, non perché fossi arrabbiato con lui, ma perché con il tempo ho imparato a conoscere l’uomo che c’era dietro. Poi un giorno un mio amico di 50 anni mi ha raccontato di aver scoperto che suo padre non era in realtà tale e ha iniziato una caccia al padre biologico. Mi sono ispirato a questa storia, ma ho sempre bisogno di mettere della leggerezza nelle mie storie, in modo che il fondo possa essere anche serio, profondo, sempre però vicino al sentito dei personaggi. Anche se è un film pieno di alti e bassi o qui pro quo, non dovevano essere gratuiti e penso che quando si hanno bene in testa e si amano molto i propri personaggi, la storia viene poi molto naturale e ci si può anche concedere della commedia, se si è onesti con quello che c’è nella testa dei personaggi.

Ho trovato molto interessante che non si siano modi di comportamento stereotipati, riguardo al genere. Gli uomini sono più femminili delle donne, per esempio.

È alla base della mia scrittura, rendere complessi dei personaggi. Si può cominciare con dei cliché, ma per poi capovolgerli, e il fatto che le donne abbiano più virilità degli uomini è figlio dello spirito dei tempi: è un periodo in cui gli uomini sono fragili per gli effetti secondari del femminismo, dell’emancipazione della donna. È questo, l’aspetto formidabile nella nostra epoca, che il femminile e il maschile si mescolano, dinamica credo già presente nei secoli precedenti, ma espressa meno perché la società lo impediva.

Nel film c’è tanta difficoltà a mostrare amore, specchio di un periodo in cui sembra sempre più difficile farlo.

Non voglio generalizzare, ci sono persone più inclini a esprimere l’affetto e altre più pudiche. Credo che in questo film risalti più la mia personalità, una forma di pudore. Posso avere di tanto in tanto uno slancio, abbracciare qualcuno e dirgli che gli voglio bene, ma è raro. Per questo è importante e prezioso, ci sono persone che lo dicono tutta la giornata, ma in realtà non lo provano realmente. Quel che è sicuro è che c’è molta gentilezza fra i personaggi e per questo si feriscono talvolta non dicendosi le cose; l’inferno è lastricato di buone intenzioni. Trovo sia bello quando l’amore traspare, ma non viene per forza detto con le parole.

Ci sono molte presenze, ma anche molte assenze. Ci sono due vedovi, ma addirittura due padri per lo stesso figlio, e sono coinvolte varie generazioni senza che cambi la maniera in cui amano.

Il punto comune a tutti questi personaggi è la circolazione dell’amore, le domande poste sull’essere figli, la paternità, o come esprimere l’amore che si prova verso i propri genitori, per le figlie, la necessità di distaccarsi dal padre, anche perché ci sono delle madri che brillano per la loro essenza, il che fa sì che i padri investano troppo sulle figlie. Il protagonista è nato da una ragazza madre rimasta incinta di un uomo, ma siccome non era sposata negli anni ’50 non poteva crescerlo da sola, dunque s’è trovata un marito che allevasse il figlio come fosse il suo, senza dirlo. Oggi, il personaggio di Juliette, la figlia del protagonista, decide di allevare il figlio in arrivo da sola, senza il padre e le va benissimo così. Oggi è una storia possibile, almeno in Francia, quella di scegliere di allevare un figlio da sola.

Toglimi un dubbio è nelle sale, distribuito da Academy Two.


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