La kryptonite nella borsa - intervista ai protagonisti

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La kryptonite nella borsa - intervista ai protagonisti

La kryptonite nella borsa - intervista ai protagonisti


Con un paio di occhiali dalla montatura spessa di cellulosa si può tornare indietro al 1973. Se li indossa Peppino, un bambino di nove anni, centro di una scombinata quanto normalissima famiglia napoletana, possono diventare il nucleo motivazionale e generazionale della storia di Ivan Cotroneo.

L'attesa prima regia di un vivace scrittore e sceneggiatore, porta sullo schermo proprio la sua ultima fatica letteraria: La Kryptonite nella borsa. Il racconto di una famiglia disfunzionale, "ma non gravemente" - come ci dice sorridendo Cotroneo - che negli occhi miopi ma attenti del giovane figliolo sembra appropriarsi della propria unicità e di un equilibrio traballante ma amorevole. Non sullo sfondo, ma tutta intorno, l'atmosfera seventies degli abiti, le canzoni, i balli e la psichedelica motivazione dei suoi protagonisti. La kryptonite invece si inserisce in quanto minerale che può essere fatale a Superman (nel film lo zio Gennaro), che assolve, anche dopo morto, il compito da supereroe, diventano l'amico immaginario di Peppino.

Il film secondo Ivan somiglia a quanto era nella sua fantasia di scrittore, nell'affollata e bizzarra famiglia che racconto "tutte le persone che dovrebbero assumere un ruolo canonico non lo assolvono, fanno anche delle cose sbagliate - seppur in quegli anni la soglia di errore era molto diversa - ma il loro affetto e i loro errori sono una rete di salvezza per il bimbo protagonista, che tutto sommato impara a crescere proprio grazie a queste deviazioni di percorso". Visto che sono seduti vicini il bambino Cotroneo (Luigi Catani) e l'adulto Cotroneo non si può non chiedere a entrambi quale immagine gli rimane più impressa di questo film: "per me è l'immagine di Luigi (Peppino nel film) con gli occhiali. E' uno degli elementi davvero autobiografici - dice Ivan - io sono molto miope e da bambino ero costretto a indossare queste brutte e pesanti montature, sempre riparate con lo skotch. Quando ho visto Luigi con questo viso dolce da bambino antico non ho avuto dubbi che fosse lui. E poi quella in cui Valeria Golino si mette per la prima volta a letto dopo aver scoperto del tradimento del marito. Tenevo molto a quella scena, trovo Valeria molto bella e in quella sequenza ho riproposto anche un po' l'immagine che ha accompagnato il mio immaginario femminile di ragazzo, come il film Malizia. Due immagini di bellezze tormentate molto suggestive". Mentre l'undicenne riccioluto dallo sguardo tenero parla di quel "fantasma fantasioso che è nella mia mente e che nessun altro può vedere".

Titina (Cristiana Capotondi) e Salvatore (Libero De Rienzo), due zii indubbiamente sui generis, affettuosi e disinvolti, proiettati verso la modernità in una Napoli piacevolmente caratterizzata dalla sua tradizione. "Una cosa che mi piace assai di questi fratelli - dice Libero - è che dormono assieme, si scambiano i vistiti, si truccano, c'è una prossimità tra i due che deriva dall'abitudine di quegli anni e di quelle case popolare a spazi stretti e condivisione totale, senza malizia. Hanno una forma di scambio continuo, Titina ha un lato forte maschile e Salvatore uno più femminile ed estetico. Sono lanciatissimi verso la fine dei 70 ma totalmente ancorati ai 50, quindi assomigliano molto ai miei genitori. Sì continua Cristiana: "lo spirito che li anima è anche molto ottimista e napoletano...qualsiasi cosa siamo sotto lo stesso cielo! Da questo percorso di disinibizione, libertà e sperimentazione Titina poi trova invece la sua strada di donna molto più anni 50". Quello che succede nel film è una cosa magica, dice De Rienzo: "ovvero che da grandi possiamo parlare a noi da piccoli (quando lo zio Gennaro/superman compare nella fantasia del piccolo Peppino dandogli consigli) e dirci: 'ma non ti stare a preoccupare di queste stupidaggini, stai sereno, che poi una soluzione si trova e le persone che ti scansano non capiscono che sei speciale'. Questo succede purtroppo solo al cinema". "La vita è una continua ricerca della felicità - dice Cristiana - che coincide spesso con la ricerca di una propria identità. Il film di Ivan vuole aprire la mente e l'immaginazione proprio su questo lato dell'infanzia, che non dovrebbe preoccuparsi dell’omologazione, bensì di trovare la strada che somiglia davvero a ognuno di noi".

Due, forse tre generazioni ne La Kryptonite. Di sicuro anche quella adulta è ben rappresentata da Rosaria (Valeria Golino), mamma affettuosa e moglie innamorata sorpresa e ammutolita dal tradimento del marito, e Antonio (Luca Zingaretti), padre premuroso, solo a tratti, e per nulla preoccupato del disagio della moglie, a cui però continua a dire di voler bene. Valeria ha descritto questa esperienza come felice e interessante "mi sono sentita voluta bene" e rispetto all’occhialuto piccolo interprete: "è una persona grande, si comporta da attore in modo naturale, è paziente ma sempre curioso, un vero talento". Lavorare con i bambini continua Zingaretti è sempre una scoperta “perché ti portano subito all'essenza delle cose e sei obbligato ad essere vero, perché dall’altra parte non c’è finizione o ambiguità".



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