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La guerra dei droni - Andrew Niccol e Ethan Hawke parlano di Good Kill

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Dramma militare presentato in concorso a Venezia che suscita molti dilemmi morali.

La guerra dei droni - Andrew Niccol e Ethan Hawke parlano di Good Kill

In un anno molto positivo per la sua carriera Ethan Hawke presenta al Festival di Venezia un film controverso che racconta, per la prima volta, la vita quotidiana di un pilota di droni da combattimento. Niente più missioni rischiose in zona di guerra, ma il cartellino timbrato in un ufficio fuori Las Vegas e un joystick in mano. Good Kill è il ritorno di Andrew Niccol, regista dello splendido Gattaca, di Lord of War e In Time.

Il film chiude il concorso della Mostra di quest’anno con un’accoglienza non molto positiva. Sarà anche per questo che in conferenza stampa il regista e gli attori si sono presentati sulla difensiva, ma pronti a difendere a spada tratta il loro film e le tante questioni etiche che pone.

“È il primo film sulla guerra dei droni – ha dichiarato Niccol - sulla schizofrenica natura di questo nuovo tipo di guerra, con un soldato che va al lavoro per dodici ore, lotta contro i talebani e poi torna a casa da moglie e figli. I piloti di droni osservano persone fare cose orribili che talvolta non hanno nulla a che fare con la loro missione, la tentazione di  farsi giustizia da soli può essere forte. Non la appoggio in nessun modo, ma è comprensibile. Rischi di finire desensibilizzato tanto non capire più quello che accade intorno a te. Ho mostrato come funzionano le cose, senza dirmi pro o contro questa condotta di guerra. È il pubblico che deve decidere. Il mio è un racconto con avvertimento morale”.

La decisione di iniziare la guerra con i droni, che Niccol definisce “assolutamente comprensibile”, fu presa da George W. Bush dopo l’11 settembre, salvo essere confermata e semmai rilanciata da Barack Obama in una condotta totalmente bipartisan pienamente sostenuta dal Congresso. I droni hanno segnato la morte dei top gun del volo, che fanno ormai parte del passato. Come mantenere una condotta accorta, eticamente responsabile, anche a migliaia di chilometri, senza rischiare nulla in prima persona? Non c’è dubbio; la tematica è molto attuale, forse anche per questo il film non ha avuto il supporto dei militari che hanno cortesemente declinato dopo aver letto la sceneggiatura.

Molto appassionato nel parlare del film, Ethan Hawke descrive così il suo personaggio, il pilota di droni. “Mette la vita a rischio per il suo paese, si è arruolato per questo, ma si sente un codardo non essendo in prima linea, poi perde la testa, oltre al senso di quello che è giusto e sbagliato. La decompressione, la distanza temporale fra la guerra e rientro alla vita civile, è stata una delle tematiche più importanti e delicate di tanti conflitti, dalla Guerra di secessione americana al secondo conflitto mondiale. Ma in questo caso non c’è nessuna distanza temporale: combatte i talebani e poi va a prendere i figli a scuola. Questa confusione morale la trovo molto interessante, così come cercare di dare senso a quei termini tecnici orwelliani che usano, come ‘attachi preventivi’, ‘autodifesa preventiva’, o lo stesso concetto di proporzionalità. Penso che Orwell si rivolterebbe nella tomba.”

La preparazione di Andrew Niccol è stata molto scrupolosa, come conferma il protagonista. “È un film affascinante, con questi uomini protagonisti di un nuovo modo di fare guerra. Non avevo neanche il vocabolario codificato per descrivere quello che accadeva. La maggior parte di noi non vuole neanche pensare a quello che accade, a quest’arma molto efficace che crea dilemmi morali. Non credo ci sia un essere umano che possa fare quello che si ritrova a compiere il mio personaggio senza porsi delle domande, ma loro non possono in prima persona raccontare le loro storie, mentre noi possiamo. È un privilegio e una  responsabilità. Mio padre sganciò bombe sulla Germania, ma in un mondo diverso; ora il tipo di guerra è completamente differente.”

Ecco il video del photocall del film al Festival di Venezia 2014 (più sotto il video del red carpet):





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