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"La gente ha voglia di storie piene di vita, e tornerà presto in sala": Mads Mikkelsen al Rotterdam Film Festival 2021

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Protagonista di una masterclass, direttamente dal set londinese in cui sta girando Animali Fantastici 3, Mads Mikkelsen racconta il suo momento d’oro e si racconta.

"La gente ha voglia di storie piene di vita, e tornerà presto in sala": Mads Mikkelsen al Rotterdam Film Festival 2021

Sognava di fare il ginnasta, ha finito per lasciarsi trasportare dal ritmo della danza, ma da 25 anni la strada imboccata è quella della recitazione, tanto che oggi Mads Mikkelsen è uno degli attori più celebrati del cinema europeo. Capace di passare dal cinema muscolare indipendente, quasi da guerriglia, del primo Nicolas Winding Refn ai blockbuster hollywoodiani per il grande pubblico, senza perdere naturalezza e quella fissità in bilico fra il glaciale e il fragile che lo ha reso unico.

In questi giorni il Rotterdam Film Festival 2021, in versione virtuale, lo ha omaggiato con un incontro, una masterclass con il pubblico, direttamente dal set londinese del terzo capitolo della saga di Animali fantastici, da poche ore in pausa dopo la scoperta di una positività al Covid-19. È infatti proprio lui, Mads Mikkelsen, ad aver sostituito Johnny Depp nel ruolo di Grindelwald, dopo la nota rottura di qualche settimana fa.

“Sono diventato ballerino per caso”, ha detto l’attore, “mi chiesero di fare un personaggio che stava sullo sfondo di un musical, perché doveva fare dei movimenti acrobatici e il coreografo mi ha detto che avevo talento, proponendomi di fare il ballerino. Siccome non avevo niente di meglio da fare, ho detto di sì e poi mi sono trovato a farlo per dieci anni. Amavo la parte teatrale, ma non la parte estetica della danza e a un certo punto mi sono detto, perché non fare direttamente la parte teatrale a tempo pieno, perché non fare l’attore?”

A quel punto è arrivata l’iscrizione a una scuola teatrale e, contemporaneamente o quasi, l’esordio dirompente nel 1996, in Pusher di Nicolas Winding Refn, a trent’anni compiuti. Quindi cinque anni di una serie televisiva locale di grande successo, Rejseholdet, che lo impegnò dal 2000 al 2004. anni in cui al cinema ha cominciato una collaborazione importante, quella con il regista Anders Thomas Jensen, con cui ha recitato in tre film, Luci intermittenti (2000), I macellai verdi (2003) e il più noto Le mele di Adamo (2005). Proprio l’ultimo film di Jensen, Riders of Justice, ha aperto con una buona accoglienza, il Rotterdam Film Festival 2021.

“Difficile dire cosa faccia di un attore un buon attore. Ognuno di noi ama cose diverse, come il pubblico, che si identifica in alcune persone non in altre, se non lo fanno non vuol dire che sia perché l’attore non è bravo. Dobbiamo identificarci con personaggio noi in prima persona, se accade ci sono buona possibilità che lo farà anche il pubblico. Con Jensen ho girato cinque film, poi con Vinterberg, amo collaborare con le stesse persone, ma non sempre. C’è la possibilità, conoscendosi bene, di essere più diretti e non usare troppe parole per dirigere e correggere, puoi spingerti più in avanti se ti conosci, ma rischio è ripetersi, avendo fiducia l’un altro e conoscendosi. Ma amo usare la conoscenza reciproca per spingermi verso territori inesplorati.”

Mikkelsen ha lavorato in un film della saga di Bond, in quella dei cinecomic Marvel e in Star Wars. Per lui, insomma, il cinema americano dei kolossal dai budget giganteschi non è più un segreto. “Recitare in differenti lingue prevede una diversa preparazione. In inglese ne ho fatti molti e non è lo stesso ora rispetto a dieci anni fa, mi sento più a mio agio, lavorassi in francese o tedesco mi preparerei di più. La chiave è trovare la tua identità nella lingua, poi i differenti film prevedono un approccio diverso. Non ho lavorato molto, durante il lockdown. Ora a Londra, prima l’ultima cosa è stata Riders of Justice, che ho finito a marzo. Gli studios testano ogni giorno tutti, con mille protocolli di sicurezza, è molto costoso e i film dai piccoli budget non possono farlo, ma i grandi sì, per questo andremo avanti per un paio di mesi ancora. Sono tempi strani, ci rimettiamo le maschere non appena finito di girare ogni ciak, di sicuro non ci sono molti baci o scene intime”.

Non vedo molti film, considerando il lavoro che faccio”, ha poi confessato Mikkelsen, “spesso vedo il Barcellona o il Real Madrid, preferisco il calcio e lo sport, poi amo i documentari. Se ho voglia di passare dietro alla macchina da presa? Non ne vedo una ragione, sono fortunato a lavorare con i migliori registi, non sono molto stimolato a farlo, sono soddisfatto di quello che sto facendo, solo se cambiasse qualcosa ci penserei, o ci fosse una sceneggiatura particolarmente bella, da seguire fin dall’inizio. Per molti la pandemia rappresenta l’inizio della morte del cinema, non per me, non sono così preoccupato. Penso che i film, come l’opera, i musical o il calcio siano cose che la gente vuole vivere da vivo, insieme agli altri. Alcuni si sono abituati allo streaming a casa, ma la maggioranza non vede l’ora di prendere dei popcorn e andare con gli amici in una stanza al buio per un’esperienza con altre persone.”

Sul successo di Un altro giro, di Thomas Vinterberg, appena nominato anche ai Golden Globe, dopo aver dominato agli EFA, Mikkelsen si esprime così: “Non sapevamo cosa aspettarci, credevamo fosse un rischio vedere quattro persone che bevono tutto il giorno, poi dopo Toronto ci siamo guardati, abbiamo capito come passasse il messaggio di vitalità, con gente che si bacia abbraccia e beve nello stesso bicchiere, in un periodo in cui non ci guardiamo neanche più negli occhi. L’hanno amato molto anche per questo, penso, proprio perché siamo tutti in lockdown. La gente vuole vedere un film sulla vita non sul coronavirus. Poi c’è una delle maggiori abilità di Thomas: creare legami fra i personaggi, mettendo persone molto ordinarie in situazioni straordinarie, facilitando l’identificazione da parte del pubblico”.

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  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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