Interviste Cinema

La cura dal benessere: ce ne parla in esclusiva il regista Gore Verbinski

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Il film con Dane DeHaan sarà nei cinema italiani da giovedì 23 marzo.

La cura dal benessere: ce ne parla in esclusiva il regista Gore Verbinski

Anche nei suoi film dal budget più consistente Gore Verbinski ha provato a inserire un pizzico di sana follia cinematografica. Pensiamo al primo, frizzante Pirati dei Caraibi, oppure a un film d’animazione geniale come Rango. Nel suo nuovo film La cura dal benessere il cineasta di tocco personale ne ha messo più di un pizzico, livero dai condizionamenti e dai vincoli della Hollywood più mainstream (anche se il film è prodotto dalla Fox il budget è comunque contenuto). Incontrato a New York, Verbinski ci ha dunque presentato il suo nuovo film in uscita nei cinema italiani il 23 marzo.

L’inizio del film così autunnale e malinconico mi ha ricordato il suo precedente The Weather Man. C’è qualche connessione almeno “spirituale” tra i due film?
Non ci avevo pensato, i palazzi in vetro e la pioggia in effetti somigliano alla Chicago dell’altro. Per il resto non saprei, probabilmente l’idea alla base quel film e di La cura dal benessere è quale senso abbia tutto questo, di sicuro è ciò che si domanda Nicolas Cage in The Weather Man. Qui invece Lockhart (Dane DeHaan) mette il lavoro davanti a tutto, il che è probabilmente un modo per evitare di farsi tale domanda. Penso che la spiritualità dell’altro sia forse più classica, il protagonista del mio nuovo lungometraggio è un uomo più contemporaneo proprio perché si nasconde dietro la sua posizione per evitare di scoprire che qualcosa in lui non va.

Tornando ancora all’inizio del film, il completo grigio indossato da Dane DeHaan in qualche modo mi ha messo a disagio. Troppo largo per un corpo troppo magro. Voleva rendere l’idea di un personaggio non in salute?
Più che altro volevamo instaurare fin da subito nello spettatore la sensazione che qualcosa non era al posto giusto, non soltanto per quanto riguarda Lockhart ma nell’ambiente in generale. Il film inizia con una lettera spedita ai membri del consiglio della società in cui lavora, ma è come se fosse indirizzata a lui, nella mia testa l’ha letta almeno venti volte. E’ una specie di monito a stare molto attento a quali desideri vuole si avverino. E’ come se cominciasse a sentire che qualcosa lo sta chiamando dall’altra parte del mondo, nel posto sconosciuto in cui poi finirà.

Il film sembra avere un’anima europea, soprattutto nella storia, e un’estetica mainstream più americana. Come ha lavorato per far convivere queste due anime?
Quella in effetti è stata la sfida maggiore. Era l’unico modo per caratterizzarlo come una favola gotica contemporanea, e a renderla tale è l’ambientazione. Volevo mettere in scena il mondo contemporaneo, anche se filtrato attraverso la lente del grottesco e del genere cinematografico. Niente cavalieri senza testa o cose del genere, meglio rappresentare ciò che oggi è davvero spaventoso proprio perché vero, vicino a noi. A me non terrorizzano tanto le creature che si nascondono nel buio quanto piuttosto ciò che posso vedere alla luce del giorno, che è tangibile. La realtà oggi è già abbastanza buia, mi è bastata per fare un film gotico.

Cosa pensa arriverà maggiormente al pubblico alla fine del film?
Mi piacerebbe molto se gli spettatori uscissero disturbati dalla sala, se si sentissero a disagio. Il mio vuole essere un film spiazzante, che si prende i suoi tempi, che non siamo abituati a vedere. E allo stesso tempo però volevo mettere in scena una storia ben orchestrata e artigianale, di quelle che si usavano portare sul grande schermo un tempo. Sarebbe magnifico tornare a fare più di questi prodotti originali, dal budget non troppo elevato, che puntano su cose inaspettate. Bisogna regalare nuovamente al pubblico la curiosità di andare in sala a vedere qualcosa di nuovo, perché oggi in TV c’è talmente tanta qualità che starsene a casa è forse addirittura un’opzione migliore.

E lei cosa ha tratto dall’esperienza di realizzare La cura dal benessere?
Per me è stato un film quasi liberatorio dopo le ultime produzioni hollywoodiane che avevo girato, dove di fantasia e creatività ne puoi utilizzare solo una quantità limitata. A Cure for Wellness per un anno e mezzo mi ha condotto in luoghi decisamente oscuri, da cui non potevo uscire. Anche sul set si scherzava poco, tutti sentivamo il peso di ciò che stavamo raccontando.

Lei ha già affrontato molti generi cinematografici. Il prossimo con cui vorrebbe confrontarsi?
Sto sviluppando alcune idee riguardo un film di fantascienza, qualcosa che mi piacerebbe davvero esplorare. Sarei davvero felice anche di realizzare una buona commedia nera, perché oggi non se ne fanno più o quasi. Sono però aperto a qualsiasi opzione purché sia interessante, non sono ad esempio un grande fan della commedia romantica ma se mi capitasse un buono script perché non provare?

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