Interviste Cinema

La casa sulle nuvole: parlano regista e protagonista

Il rapporto padre-figlio, la cultura magrebina e il viaggio sono solo alcuni dei temi esplorati dal primo film di Claudio Giovannesi La casa sulle nuvole. Il regista lo ha presentato ai giornalisti insieme all’attore protagonista Adriano Giannini.

La casa sulle nuvole: parlano regista e protagonista

La casa sulle nuvole: parlano regista e protagonista

Fresco di Centro Sperimentale di Cinematografia, dove si è diplomato in regia, Claudio Giovannesi ha scelto di dedicarsi prima di tutto al documentario, vincendo, nel 2007, diversi premi con Welcome Bucarest. La casa sulle nuvole, presentato oggi a Roma, è dunque il suo primo lungometraggio di fiction. Racconta, fra il serio e il divertito, il viaggio a Marrakech di Michele e Lorenzo Raggi, due figli in cerca di un padre che non solo li ha abbandonati quando erano ancora ragazzi, ma ha addirittura venduto la grande casa in cui abitano.

“Il punto di partenza del film” – ci ha spiegato il regista – “è un documentario che ho realizzato qualche anno fa dedicato agli italiani di stanza in Marocco. Ne ho intervistati 23 e li ho divisi in 3 tipologie: i piccoli imprenditori, che si sono stabiliti là per sfruttare la manodopera locale e far soldi; i galleristi alternativi, che hanno scambiato la città per Soho; infine quelli che io chiamo ‘i figli degli anni Sessanta’, e cioè le persone che non si sono riconosciute in un modello di esistenza borghese e hanno cercato una strada alternativa. Sono gli uomini che hanno tentato di fare la rivoluzione e che, invece di tornare alla normalità, hanno trasformato la loro vita in un romanzo fuggendo di fronte ad ogni responsabilità”. Il padre de La casa sulle nuvole, che è interpretato dall’attore di teatro Emilio Bonucci, appartiene a questa categoria. Immaturo e indeciso, ha accusato del proprio fallimento il paese da cui proviene e ancora a 56 anni si comporta come un bambino. “Nella famiglia disgregata che ho scelto di mostrare” – ha continuato Claudio Giovannesi – “alla fine il padre diventa figlio. Nonostante questo, non volevo giudicarla. Esistono tanti padri che non saranno mai dei buoni padri, così come dei figli che guarderanno sempre con ammirazione i genitori che li hanno abbandonati”.

La storia di Michele e Lorenzo è stata per il giovane regista un’occasione per esplorare un mondo diverso dal nostro. “Mi piacciono le commistioni di culture, tradizioni, religioni. La scena del film di cui vado più fiero è quella in cui due italiani e due ragazze marocchine mangiano in un ristorante cinese di Marrakech ascoltando Paola e Chiara che cantano in inglese … quanto all’Islamismo del Magreb, non ha nulla a che vedere con l’integralismo di cui sentiamo tanto parlare. C’è una grande apertura all’occidente, e molta tolleranza”.

Anche Adriano Giannini, che interpreta il fratello maggiore Michele, è rimasto affascinato dalla cultura marocchina e dalle atmosfere dei luoghi del film. “Quando facevo l’operatore, adoravo girare in Marocco. Sono stato altre volte a Marrakech e l’ho trovata cambiata. La famosa piazza degli incantatori di serpenti, per esempio, è diversa, l’hanno pavimentata, non c’è più quella polvere rossa che si alzava creando una nebbiolina molto suggestiva …” Sul perché abbia scelto, ormai più di dieci anni fa, di passare davanti alla macchina da presa, l’attore ha detto: “Stando dietro e osservando attentamente ciò che accadeva sul set, mi sono accorto che mi interessava moltissimo il lavoro dell’attore, così ho frequentato una scuola di recitazione e adesso eccomi qui, ma non è stato automatico, e nemmeno semplice”. Con il personaggio di Michele, Giannini ha in comune soltanto l’amore per i cani. “Va meglio quando non sono troppo simile ai personaggi che interpreto. Nel momento in cui mi avvicino a un personaggio, cerco di non farlo passare attraverso le mie esperienze di vita. Preferisco mettermi da una parte e osservarlo, anche perché, dopo un po’ che lo studio e ci lavoro, automaticamente gli regalo qualcosa di me”. Di Claudio Giovannesi, Adriano Giannini ha amato l’entusiasmo e la voglia di fare, l’esigenza di raccontare. “Mi ha voluto incontrare” – ha concluso – “e siccome non avevo ancora letto la sceneggiatura, ho pensato che fossimo ancora nella fase in cui un attore valuta se dire di sì o meno. Invece era tutto pronto. C’erano già gli altri interpreti. Lo slancio generale mi ha contagiato, e anche se, in fondo, non sapevo molto del film, ho accettato. Poi ho letto il copione e ho capito di aver scelto bene”.

Interpretato anche da Paolo Sassanelli e dal protagonista maschile di Questo piccolo grande amore Emanuele Bosi, La casa sulle nuvole è prodotto dall’Istituto Luce in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia, Rai Cinema e Shooting Stars. Distribuito dall’Istituto Luce esce in 20 copie, che potrebbero diventare di più grazie al sempre utile passaparola.

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