Interviste Cinema

La bella gente: Ivano De Matteo e il cast presentano il suo secondo e inedito film

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Finalmente in sala dal 27 agosto il film che nel 2009 ha vinto il festival di Annecy.

La bella gente: Ivano De Matteo e il cast presentano il  suo secondo e inedito film

Per aver rifiutato una distribuzione considerata non adatta al suo film, Ivano De Matteo ha rischiato che La bella gente, sua opera seconda dopo il bel debutto de Gli equilibristi, non vedesse mai la luce delle sale cinematografiche. Impastoiato in un dedalo di kafkiano di leggi e codicilli, perseguitato dai “Guardiani della Legge”, incarnati in questo caso dalla Guardia di finanza che ha sottoposto a interrogatori lui e i suoi attori per una proiezione gratuita e “illegale” al Teatro Valle Occupato,

Il film, realizzato col contributo dell'articolo 8, esce da giovedì 27 agosto in 30 copie nelle sale, grazie alla tenacia e alla passionale combattività di De Matteo, distribuito dall'Istituto Luce. A presentarlo alla stampa alla Casa del Cinema c'erano praticamente tutti gli interpreti, la sceneggiatrice Valentina Ferlan e naturalmente il regista, che ha anche letto ai presenti l'incipit di un poemetto romanesco in endecasillabi sciolti, in cui ha raccontato, in un momento della sua “depressione aggressiva”, la storia di questo film che – uscito in Francia con successo nel 2010, dopo la vittoria al festival di Annecy – non riusciva a far vedere in Italia ed era diventato per lui una vera e propria ossessione nonostante nel frattempo avesse diretto I nostri ragazzi. Adesso, però, non solo il film uscirà ma la sceneggiatura è stata pubblicata nel primo volume di una nuova casa editrice, NedEdizioni, nella collana “Cinema da leggere”.

Il film racconta cosa succede quando una donna impegnata nel sociale vede per strada, sulla via della sua casa di vacanze estive in campagna, una giovanissima prostituta ucraina maltrattata dal protettore. Decide impulsivamente di strapparla dalla strada e con l'aiuto del marito portarla a vivere con loro fino al momento di tornare a Roma. Ma le cose non vanno come pensava e dimostreranno la distanza tra gli impulsi generosi e la capacità di metterli in pratica.

Chi è Susanna, la donna interpretata da Monica Guerritore, per la bravissima attrice?

“Penso che non sia qualuno di diverso da noi, da me o dal cast del film, non si può connotarla in base alla sua estrazione borghese: lei siamo esattamente noi e il film parla di un problema difficile da affrontare e da risolvere che riguarda noi proprio oggi con quello ad esempio che sta accadendo anche in Macedonia. I protagonisti non sono cattivi, sono persone che vorrebbero realmente fare del bene ma si fermano alla superficie, non arrivano allo spessore delle cose. Tutti vogliamo far del bene a una persona in difficoltà, a chiunque - come Nadia nel film - arrivi in maniera così drammatica nelle nostre vite ma il problema è fino a che punto sono capace di portarla nella mia casa, che nel film è un luogo simbolico, e condividere con lei la mia vita. Noi non abbiamo esperienza delle cose e ci fermiamo all'apparenza. Questo personaggio femminile quindi siamo realmente noi, con le difficoltà di oggi dove c'è qualcuno che chiede e noi che non sappiamo come dare”.

Valentina Ferlan racconta lo spunto reale del film: “Nasce da da una visione che ho avuto mentre stavo andando in campagna con Ivano a pranzo da amici. Avevo visto a un certo punto una ragazza di colore seduta su un divanetto con un ombrellino, persa nella campagna tra due realtà diverse, quelle delle ville del fine settimana e la via dove passavano le persone che usufruivano del suo lavoro. Era a due passi da noi”. “E – le fa eco il compagno – a pranzo ancora discutevamo di queste cose, mentre sull'orlo della piscina il cameriere filippino ci serviva. Era tutto un po' paradossale”.

Sarebbe cambiato qualcosa, in fase di scrittura e di realizzazione, se il film fosse stato girato oggi invece che nel 2009?

Ivano Di Matteo: “Io lo sento attuale e penso che l'avremmo scritto allo stesso modo perché puntavamo molto su questa debolezza dell'essere umano. E' molto faticoso fare del bene, c'è bisogno di molta forza per continuare ad avere questo pensiero di accoglienza. Noi siamo altruisti, ci viene naturale accogliamo chi sta male ma cosa succede quando poi la persona si adatta e diventa più forte? Un po' come un cagnolino maltrattato di cui viene spontaneo prendersi cura ma che quando è guarito può diventare una seccatura. Ci vuole forza e fatica a volte per mantenere degli ideali”.

Elio Germano racconta la sua esperienza su quel set ormai lontano: “E' stato un film molto piacevole da girare, il mio secondo con Ivano. Dopo aver lavorato insieme a teatro e in Ultimo stadio dove facevo il fidanzatino, avevamo ritrovato la possibilità di lavorare insienm in un ambiente che ci ricordava il modo di lavorare del teatro. Oggi in genere i tempi sono diversi in tv e al cinema. Lì avevamo un casale in Umbria tutto per noi, dormivamo lì, il mio camerino era un'amaca su cui andavo a stendermi tra una scena e l'altra, andavamo a piedi sul set. La sera se giravamo una carrellata potevamo lasciare il binario montato, tutte cose che facilitano molto il lavoro dell'attore, così come la possibilità di vivere insieme per quattro settimane e creare una vera famiglia”.

Antonio Catania, che è arrivato col figlio (impegnatissimo con un videogioco), contribuisce coi suoi ricordi: “Mio figlio era nel marsupio, aveva un anno, era un posto molto piacevole dove io esercitavo realmente la mia parte di mediatore, come nel film e cercavo di accontentare un po' tutti. Anche nel film quella di Monica è una figura femminile così forte e preponderante che bisogna in qualche modo cercare di mediare. Ivano inoltre è un regista di cuore, mette l'anima in quello che fa, ci crede e lo rende necessario”.

Elio Germano, che interpreta il figlio seduttore, e la bellissima (e altrettanto brava) Victoria Larchenko, la giovane prostituta che sconvolge le certezze della famiglia impegnata, commentano i loro personaggi.

“Io penso di incarnare quella pesantissima leggerezza dei nostri giorni dove le proprie idee in realtà non sono frutto del nostro cervello ma servono solo a riempire un profilo social. C'è una specie di etica della leggerezza per cui ti scivola tutto addosso e quello che pensi non è quello che pensi ma quello che ti aiuta a costruire un'immagine di te. Non si vede più l'essere umano da fuori, la persona che si fa scrupoli oggi ha delle difficoltà nella vita, è come se ci insegnassero a vivere questa sorridente ipocrisia. In fondo il mio sarebbe un personaggio positivo, solo che noi abbiamo la possibilità di leggervi la negatività vedendo dall'esterno questa storia".

“Nadia si è fatta forse trasportare e trascinare da queste persone credendo in una vita migliore, con ingenuità o troppa fiducia ha dato modo a queste persone di ripulirsi la coscienza. Ma è lei che in fondo vince, si rafforza la corazza, visto che in fondo non ha vissuto niente di diverso da quello che viveva prima che questa famiglia la accogliesse. Alla fine la pagano perfino”.

Per concludere, facciamo nostro l'appello di Ivano Di Matteo, in favore di un circuito che distribuisca opere prime o seconde: “I film che vengono prodotti devono essere distribuiti, magari in un circuito di 10 sale per opere prime o seconde, comunque l'uscita deve essere garantita, visto che questi film sono finanziati anche coi nostri soldi. Altrimenti è meglio che non ce li date. Alcuni dei molti cinema chiusi che ci sono oggi potrebbero diventare i “Cinema 8”, dove si vedono i film prodotti con l'articolo 8, anche solo per una decina di giorni. Questa è la mia opera seconda e io volevo che uscisse, perché il pubblico avesse la possibilità di amarla o non amarla, comunque di vederla, e per rispetto dei miei attori e di tutti quelli che hanno lavorato al film. E poi andrebbero almeno trasmessi in tv dopo qualche anno, visto che non si capisce perché alla Rai devono comprare serie e film dall'estero quando hanno i magazzini pieni di questi film fatti coi soldi loro”.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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