Interviste Cinema

L'uomo senza gravità "è un film contro la pesantezza della società" secondo il regista Marco Bonfanti

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L'opera è una delle pre-aperture della Festa del Cinema di Roma, uscirà in sala il 21, 22 e 23 ottobre e poi su Netflix dal 1° novembre.

L'uomo senza gravità "è un film contro la pesantezza della società" secondo il regista Marco Bonfanti

E se nascesse un bambino che non è soggetto alla forza di gravità? Da quel giorno in cui questa idea si è seminata nella testa del regista, siamo arrivati oggi a completa fioritura. L'uomo senza gravità è il primo film narrativo di Marco Bonfanti, autore del celebrato docu-film del 2012 L'ultimo pastore. L'immagine che ha sempre avuto scolpita nella mente è il fotogramma in alto che si vede nei primi minuti, quando inzia la storia scritta dallo stesso Bonfanti con Giulio Carrieri. "Il film copre un arco di quarantacinque anni e si ispira al teorema della leggerezza" spiega il regista in conferenza stampa alla Casa del Cinema di Roma citando il noto saggio di Italo Calvino sull'argomento, "una leggerezza che si scontra con questa società votata alla pesantezza, ai soprusi, all'occlusione, che ostacola la libertà di essere se stessi".

Il film è uno degli eventi di pre-apertura della Festa del Cinema di Roma, arriverà nei cinema nei giorni 21, 22 e 23 ottobre prima di approdare sulla piattaforma streming di Netflix il 1° novembre. Il protagonista Elio Germano è assente all'incontro con la stampa, perché impegnato a Malta sul set di un film che sta girando, le sue parole arrivano quindi da un video girato per l'occasione: "Oscar è un personaggio in cui ci riconosciamo tutti, una specie di supereroe, il suo superpotere è una eccessiva leggerezza, questo è il suo errore". L'attore continua sul personaggio dicendo che "la sua lotta è quella di integrarsi nel sociale, per poi essere accettato, ma forse è un antisupereroe, non usa il suo potere per salvare le persone. Cerca di trovare una sua strada e decide di mostrarla al mondo intero e il mondo la mercifica, perché tutte le nostre capacità in questo mondo hanno senso solo se producono guadagno". 

Il film non punta a spettacolarizzare l'assenza di gravità di cui "soffre" il protagonista, questo però non significa che gli effetti speciali siano stati presi alla leggera. Tre società hanno contribuito per far volare Elio Germano, la belga Digital District, la NetFX di Netflix con sede a Los Angeles e l'italiana EDI di Milano che ha anche supervisionato tutto il processo. "È da Mary Poppins che vedevo gente volare e mi chiedevo come facessero e alla fine anche io mi sono trovato imbracato con cavi poi cancellati, agganciato a un braccio meccanico che mi stringeva là là, nelle parti intime" ricorda divertito l'attore. "EDI Effetti Digitali Italiani ha fatto anche la supervisione generale del processo e questo dimostra che in Italia c'è un altissimo livello e anche i team stranierei sono rimasti molto colpiti dalle nuove tecnologie", aggiunge sull'argomento la produttrice Anna Godano.

La madre e la nonna di Oscar sono interpretate rispettivamente da Michela Cescon ed Elena Cotta. Quest'ultima, vincitrice della Coppa Volpi a Venezia nel 2013 è stata "felicissima di interpretare questo personaggio, mi piace un mondo in cui ci si può innmorare della fantasia. Con Michela ci siamo fatte risate incredibili e devo dire che lavorare con gioia è stupendo, oltre che essere garanzia di un buon risultato". "Sembrare naturali ma non appesantire, trovare una leggerezza nella struttura è stato interessante", racconta la Cescon parlando della chiave di interpretazione e, a proposito di pesi, "è stato un film con una avventura fisica importante, il regista mi ha fatto mettere dieci kg di peso addosso per farmi muovere come un'anziana". La direzione degli attori è in effetti un alto valore del film che trova riscontro nella fisicità di ogni personaggio, come conferma Silvia D'Amico che interpreta la ritrovata amica d'infanzia Agata. "Bonfanti mi ha fatto fare un corso di portamento, perché dovevo muovermi sui tacchi anche se non si vedono mai" spiega l'attrice, "dovevamo imparare l'ingenuità e dimenticarcela, non dovevamo metterla in scena ma averla". Forse alla fine è proprio come dice Bonfanti"la leggerezza secondo me è una chiave di lettura del reale molto poco sfruttata e che ci permette di interpretare le pesantezze del quotidiano diversamente".



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